Voglio vivere così: vivere ecosostenibile è possibile

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Copyright @Carmelo Kalashnikov Garofalo per LeNiùs
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A CASA DI SABRINA
Sono le 7.00 in punto e la sveglia di Sabrina suona. Un’altra intensa giornata sta per iniziare.
Sabrina è una giovane donna. Lavora, esce con gli amici, fa sport, viaggia. Una vita come quella di tutti noi starete pensando. In realtà, sotto questa patina di normalità c’è molto altro.
C’è una scelta, fatta qualche anno fa. Piccoli gesti quotidiani che hanno profondamente cambiato la vita di Sabrina in meglio, vivere ecosostenibile.

marchio_FSC Iniziamo a scoprirne di più dalla sua stanza da letto.

Sveglia spenta, ancora qualche minuto al caldo nel letto.
Il letto di Sabrina è in legno e riporta il marchio FSC (Forest Stewardship Council), il quale certifica che quel legno proviene da una foresta ben amministrata: non ci sono stati tagli e trasporti abusivi di tronchi d’albero, allontanamenti di comunità o distruzioni di habitat naturali.

Al momento dell’acquisto era stata colpita anche da un letto in acciaio riciclato, stile essenziale, ma alla fine ha optato per quest’ultimo: rinnovabile e biodegradabile.

Scelta non altrettanto rapida è decidere cosa indossare. E dire che Sabrina oramai non accumula più vestiti su vestiti nel suo armadio. Infatti, quel che non indossa più lo dona volentieri a enti di beneficienza e di tanto in tanto organizza delle “feste del baratto”, durante le quali lei e i suoi amici si divertono a scambiarsi i vestiti che non usano più. Oltre al risparmio economico del vintage, in questo modo Sabrina e i suoi amici fanno risparmiare a tutti il consumo di acqua ed energia, nonché l’inquinamento che l’industria dell’abbigliamento comporta nella costante produzione di nuovi capi.

logo_ECOLABEL_europeo

Ma fuori dal letto, la giornata deve cominciare. Sabrina apre la finestra per rinnovare l’aria. La finestra ha il doppio vetro del tipo “basso emissivo”. Da quando ha fatto installare questo tipo di finestre nella sua casa sono migliorate notevolmente le prestazioni di isolamento termico degli ambienti, senza modifiche alle prestazioni di trasmissione della luce: in questo modo il calore non si disperde e si può usare al meglio l’illuminazione naturale, con i conseguenti risparmi sulle bollette che Sabrina paga.

La luce entra e rende visibile il tenue verde-acqua con cui sono dipinte le pareti della stanza. La vernice che Sabrina ha usato è naturale: i risultati sono migliori e la qualità dell’aria della stanza anche. Per non sbagliare, sceglie vernici per interni col marchio Ecolabel, un’etichetta a forma di fiore che garantisce che i prodotti su cui è apposta hanno un basso impatto sull’ambiente.

Sabrina ha scelto di vivere ecosostenibile. Ha scelto di non seguire il consumo di massa e fa le sue scelte consapevolmente. La consapevolezza che i piccoli gesti, i piccoli gesti di tutti, possano far cambiare le cose.

Il viaggio a casa di Sabrina continuerà presto con la rubrica mensile “Voglio vivere così”.

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Pugliese, non emigrata, convinta che ci si possa realizzare anche restando in provincia e per farlo ho scelto un settore di cui si fa un gran parlare ma con ancora pochi risultati: il rispetto dell’ambiente. Sono ingegnere ambientale e credo tantissimo in quel che faccio. Ritengo fondamentale che ci credano anche tutti i miei simili: solo così si può cambiare rotta e uscire dalle logiche di consumo ossessivo-compulsivo che ci sono state propinate finora. Per questo scriverò per Le Nius di nuovi stili di vita, green e ecosostenibili.

3 Comments

  1. Articolo e vignetta molto molto belli!!! Volevo chiedere a Sabrina/Vanna un consiglio: recentemente sono stata in un negozio H&M e mi hanno proposto di partecipare ad un’iniziativa di riciclo abiti. In pratica io porto un sacchetto (o come direbbe Sabrina: una busta) di capi che non uso più e loro mi fanno uno sconto di 5 euro. Mi chiedo se è un comportamento ecosostenibile o se invece è una fuffa, considerando anche i metodi di produzione di H&M.

  2. Ti ringrazio moltissimo Cinzia!! 🙂
    Come tu stessa hai detto ci sono aziende che non seguono propriamente canoni di produzione ecosostenibili: dalla scelta di produrre in particolari zone del mondo ai coloranti usati, dallo spreco energetico e di risorse alle fibre utilizzate per produrre i capi di abbigliamento.
    E un’iniziativa come quella del riciclo di abiti potrebbe risultare come un tentativo di “green washing”: il “green washing” è un certo modo di fare e di porsi sul mercato adottato da aziende che tentano di “farsi belle” (o di “farsi verdi” in questo caso) agli occhi dei consumatori, senza però adottare dei reali cambiamenti “green” alle loro logiche e tecniche di produzione.
    è un inganno in cui al giorno d’oggi si può incorrere spesso, soprattutto considerato il fatto che l’ecosostenibilità è di gran moda.
    Il tuo dubbio è quindi molto pertinente: un approccio davvero green ed ecosostenibile dovrebbe essere adottato da un’azienda dall’inizio alla fine della vita del prodotto!! (il cosidetto LCA “Life Cycle Assessment)
    Potresti fare come Sabrina e portare la tua busta di vestiti che non usi più ad organizzazioni benefiche! 😉

  3. Ciao Vanna, un bel articolo! e concordo con il portare le buste di capi a organizzazioni benefiche o scambiarle tra noi! Io e mia sorella e la mia amica Fra lo facciamo da anni, prima che diventasse moda, anche per necessità private e spudorato desiderio di cambiamento. Ma invece che mi dici del letto di Sab? Cioè anche a me piacerebbe comprare legno riciclato o tagliato responsabilmente ma come faccio a conciliare con il portafoglio? Credo che ognuno di noi debba cercare di vivere in modo ecosostenibile come può. Ma sulle grandi scelte.. in particolare noi precari non abbiamo molta “scelta”(=ikea). Ecco, vorrei proprio che tu con questa rubrica ci aiutassi realmente a capire come un precario con un portafoglio rinsecchito (tipo me) possa fare le scelte che fa Sabrina nei prox articoli. Aspetto di leggerti ancora 🙂

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