Visitare Chernobyl: la centrale nucleare e Prypiat, la città uccisa

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Palazzo della Cultura di Prypiat visitare Chernobyl
@Tim Suess

A noi che, negli anni Ottanta, eravamo almeno ragazzini, il nome di Chernobyl evoca subito quello di una catastrofe e richiama alla mente immagini di morte e distruzione. Per mesi e mesi, la paura della radioattività fu reale anche in Italia, così come in quasi tutti gli altri Paesi europei, con enormi timori per il consumo di verdura e di altri mezzi di sostentamento.

Oggi, dopo più di 30 anni, è possibile visitare Chernobyl e vedere con i propri occhi i luoghi della tragedia.

Chernobyl, una tragedia dell’incuria

La centrale nucleare di Chernobyl si trova attualmente in Ucraina (attualmente, perché, all’epoca dell’incidente, esisteva ancora l’Unione Sovietica), a circa un’ora e mezza di strada da Kiev. Attenzione: la centrale nucleare non va confusa con la città di Chernobyl, che si trova a 15 chilometri da essa e che le radiazioni colpirono solo marginalmente. Fu, invece, un’altra città, quella di Prypiat, ben più vicina alla centrale, a essere tragicamente annientata dalla radioattività.

Visitare Chernobyl centrale nucleare
@Focus.it

Per ricordare, a grandi linee, i fatti, bisogna tornare indietro al 26 Aprile del 1986, quando un reattore facente parte della centrale nucleare esplose. La causa dell’incidente pare sia stata la negligenza del caposala, che, durante un test, mantenne le procedure al di sotto dei limiti consentiti, sordo agli allarmi che segnalavano la mancanza di acqua di raffreddamento. Inoltre, il reattore interessato, il numero 4, era stato realizzato al risparmio, con materiale eccessivamente leggero.

La conseguenza di tutto questo fu il surriscaldamento delle barre di uranio e la fusione del nocciolo: la copertura del reattore si scoperchiò e la radioattività raggiunse livelli 100 volte superiori a quelli di Hiroshima e Nagasaki.

I responsabili della centrale rassicurarono popolazione e governo, intendendo far passare la cosa come un incidente di poco conto; dodici ore più tardi, tuttavia, venne riscontrato un anomalo aumento della radioattività nei pressi di una centrale nucleare in Svezia. Non fu certo difficile indovinarne la provenienza, e, alla richiesta di spiegazioni, i responsabili dovettero vuotare il sacco.

La loro confessione gettò nel panico non solo gli abitanti della regione, ma tutta l’Unione Sovietica e, con lei, il resto d’Europa.

Prypiat, dove il sorriso è stato ucciso

A pochissima distanza dalla centrale nucleare di Chernobyl sorgeva la cittadina di Prypiat, battezzata con lo stesso nome del fiume poco distante da essa. Non era certo un’antica città ricca di arte e storia: la sua costruzione era iniziata nel 1970, con l’intenzione di farne una specie di città-dormitorio per i lavoratori della centrale nucleare e per le loro famiglie.

visitare Chernobyl Prypiat e la data di fondazione 1970
@YouTube

Tuttavia, con il tempo erano sorti una scuola, una piscina, un palazzo della cultura e varie altre infrastrutture atte a migliorare e rallegrare la vita dei suoi abitanti e le numerose aiuole le avevano fatto guadagnare l’appellativo di città dei fiori. Al momento della tragedia era prossimo all’apertura un piccolo luna park: una ruota panoramica, un autoscontro, due giostre. Niente di eccezionale, ma sicuramente qualcosa che i bambini della città aspettavano con impazienza. E proprio il 26 Aprile il luna park, la cui inaugurazione era prevista per il 1 Maggio, fu messo in funzione per qualche ora, sicuramente per mantenere gli abitanti impegnati e inconsapevoli di quello che stava succedendo accanto a loro.

Il giorno seguente però, a seguito del venire alla luce dei fatti, non restò altra opzione che ordinare l’evacuazione, che nelle intenzioni avrebbe dovuto essere temporanea, della città di Prypiat. Se gli abitanti speravano di tornare presto nelle loro case, furono amaramente disillusi: Prypiat, dopo più di trent’anni, resta una città fantasma.

Coloro che si recano a visitare Chernobyl vengono accompagnati anche in questa località, una volta viva e, presumibilmente, serena, a visitare l’interno della scuola, delle case, della piscina, dove la fuga precipitosa degli abitanti ha lasciato dietro di se arredi, suppellettili, quaderni, libri, bambole, oggetti personali e di vita quotidiana che parlano ancora di chi, una volta, li ha posseduti.

Il luna park, ormai ridotto a un cimitero di scheletri metallici, è diventato il simbolo stesso di Prypiat, la città uccisa dall’esplosione nucleare.

Chernobyl oggi: chi resiste

Per quanto possa sembrare incredibile, la regione di Chernobyl non si è completamente svuotata con la tragedia. Prypiat, lei sì, accoglie solo i pochi temerari che arrivano a visitare Chernobyl e si avventurano, accompagnati da qualche ex abitante trasformato in guida, a camminare tra i suoi edifici, il luna park e la foresta alle sue spalle, diventata la Foresta Rossa per effetto delle radiazioni.

visitare Chernobyl luna park di Prypiat
@Miami Herald

La città di Chernobyl e le campagne, invece, sono ancora moderatamente popolate. Si tratta di persone di ogni età che, fondamentalmente, non hanno la possibilità economica di trasferirsi e restano, tristi e rassegnate, ad aspettare il proprio destino. Vivono nel villaggio di Dubova, nel disretto di Policije, a Kupovato, a Obukovici. Qualcuno era stato evacuato, ma è ritornato, incapace di vivere ammassato insieme ad altre tre o quattro famiglie in un solo appartamento, sfiduciato negli aiuti del governo. Del resto, riflettono in molti, ci hanno evacuati un’intera giornata dopo l’incidente: la dose maggiore di radiazioni l’abbiamo presa allora, non può capitarci di peggio.

La centrale nucleare, ufficialmente, è stata chiusa nel 2000, ma di fatto è ancora in funzione. Si lavora per disattivare gli ultimi due reattori, ma è un processo lungo e pericoloso, il cui problema maggiore è lo smaltimento delle scorie. Gli operai possono lavorare al massimo sette ore al giorno per ventidue giorni consecutivi, poi sono costretti alla pausa forzata, per non mettersi in pericolo di vita. Resistono, attratti da uno stipendio che è il doppio di quelli normali e che dà loro la possibilità di mantenere dignitosamente la famiglia. Qualcuno ha provato a trasferirsi a Kiev, ma è tornato, scoraggiato dall’altissimo (per gli ucraini) costo della vita.

Visitare Chernobyl e Prypiat: come e, soprattutto, perché

Il “come” è presto detto: se avete intenzione di trascorrere qualche giorno a Kiev, non vi sarà difficile imbattervi in diverse offerte riguardanti tour organizzati per visitare Chernobyl e Prypiat. Si tratta di gite che durano l’intera giornata e che, ovviamente, comportano una serie di precauzioni. Malgrado il tasso di radioattività si sia notevolmente abbassato (dopotutto, sono passati più di trent’anni) la zona è ancora ben lontana dall’essere sicura: si tratta, quindi, di visite riservate a persone in buono stato di salute e senza alcun problema di deambulazione.

visitare Chernobyl scuola di Prypiat
@Gerd Ludwig

È opportuno indossare abiti vecchi, da gettare preferibilmente via una volta rientrati dalla gita, ed è obbligatorio attenersi scrupolosamente alle indicazioni degli accompagnatori, senza uscire dai sentieri, senza toccare niente soprattutto a Prypiat, dove la concentrazione delle radiazioni è ancora molto alta all’interno degli edifici e avendo ben chiaro che sarà necessario sottoporsi a controlli e, nel caso gli stessi non venissero superati, a una doccia chimica prima di lasciare il sito.

Ma la domanda fondamentale, che ciascuno degli aspiranti visitatori deve farsi prima di progettare la gita, è: perché visitare Chernobyl? Si tratta di una domanda importante alla quale ciascuno di noi deve dare, con convinzione e serenità, la propria risposta. Me la sento di affrontare il pericolo, per quanto moderato, delle radiazioni, o in me è più forte la paura? Me la sento di aprire gli occhi davanti alla realtà o temo che l’impatto possa essere troppo violento per la mia sensibilità? I miei compagni di viaggio sono d’accordo con me oppure ho l’impressione che abbiano acconsentito solo per amicizia o senso del dovere?

Turismo morboso o ricerca della verità?

Le gite organizzate per visitare Chernobyl e Prypiat hanno creato alcune perplessità nell’opinione pubblica internazionale, fra dubbi sull’effettiva sicurezza sbandierata dal governo e considerazioni sulle motivazioni che possono spingere i turisti in quei luoghi.

Qualcuno le ha definite turismo morboso, allineandole così alla curiosità che spinge gli automobilisti a rallentare passando accanto a un incidente o agli inopportuni selfie davanti al relitto della Concordia. Ovviamente, ciascuno di noi potrebbe avere un diverso motivo per affrontare una gita come questa e non possiamo escludere che per qualcuno possa, effettivamente, trattarsi di turismo morboso.

Ci chiediamo tuttavia se, con queste premesse, non si debba definire turismo morboso anche il visitare un campo di concentramento o la casa di Anna Frank ad Amsterdam. Esperienze che lasciano un segno doloroso e lacerante nell’anima, che ben poco spazio concede alla morbosità. Si tratta piuttosto di un turismo riflessivo, di un mettersi, almeno in parte, nei panni di chi ha vissuto una tragedia, per cercare di capirla dall’interno. Lo stesso fatto di prendere su di sé un rischio affine, sebbene minore, a quello al quale sono stati esposti gli abitanti, è in qualche modo condivisione.

A Chernobyl e a Prypiat si va per capire e per non dimenticare. Si va per imparare dagli errori degli altri e per dare il proprio, piccolissimo contributo affinché tali errori non si ripetano.
Se siete convinti di questo, l’aggettivo morboso per voi non avrà alcun significato e, se deciderete di visitare Chernobyl e Prypiat, lo farete con la mente e con il cuore.

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Fiorentina per nascita, pratese per residenza, cittadina del mondo per vocazione. Ama viaggiare, studiare le lingue, scrivere racconti, cantare, ballare, la musica, il teatro, i musei, l’arte. Scrive per ogaeitaly.net e recensisce libri per sololibri.net. Il suo peggior difetto è essere curiosa della vita. O è un pregio?

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