Chi è Viktor Orban, il premier nazionalista che piace a Salvini

di
chi è viktor orban
@parameter.sk

Il Primo Ministro Orban si schiera contro le quote per l’accoglienza dei migranti. Il leader ungherese rimane fermo nelle sue posizioni anti-immigrazione e rilancia il progetto del muro per la frontiera meridionale. La Destra europea sembra aver trovato nella sua figura e nelle sue politiche un nuovo modello di riferimento. Ma da dove viene Viktor Orban?

Viktor Orban: da riformista a nazionalista

L’attivismo politico di Viktor Orban comincia con la fondazione in età giovanile dei Giovani Democratici, da cui conserverà l’acronimo per il suo successivo ed attuale partito Fidesz (Unione Civica Ungherese). Inizialmente la sua formazione politica era di stampo liberale e progressista ma, dopo un periodo di opposizione al Governo di Jòzsef Antall nei primi anni ’90, il partito si sposta su posizioni di centro-destra raccogliendo l’eredità politica dello stesso Antall. Nei suoi tre Governi Orban si è impegnato nella difesa della famiglia tradizionale, nella centralità della religione cattolica e, in campo monetario, della necessità di mantenere una totale indipendenza monetaria rispetto all’UE. A tale scopo la Banca Centrale ungherese è stata posta sotto il controllo dell’esecutivo. Solo nel suo ultimo mandato, iniziato nel 2014, si sono però manifestate a pieno le sue posizioni anti-europeiste con la messa in discussione della forma di democrazia liberale fino e le forti opposizione alle politiche di accoglienza europee. Lo scorso 14 febbraio di quest’anno ha dichiarato:

Bisogna chiudere le frontiere davanti gli immigrati illegali. Ci vogliono regole più severe per poter fermare, recludere ed espellere subito gli immigrati clandestini. Non vogliamo che l’Ungheria diventi un campo per gli immigrati.

Le sue critiche alle scelte politiche dell’Unione Europea e la deriva autoritaria che sta caratterizzando il suo governo lo hanno portato ad allacciare stretti rapporti con Putin, fatto che ha messo in allarme anche gli amici americani di oltreoceano.

Orban e l’immigrazione

Negli ultimi tre anni l’Ungheria ha subito una crescita esponenziale dei flussi migratori verso i loro confini: dalle 2mila richieste di asilo politico registrate nel 2012, il Governo di Budapest ha fatto sapere di aver registrato ben 43mila migranti nel 2014 e ricevuto 28mila richieste di asilo. Nei primi mesi del 2015 sarebbero già state inoltrate altre 21mila richieste. I nuovi migranti sono soprattutto afghani, siriani e pakistani, entrati nel Paese risalendo i Balcani attraverso la Grecia, la Bulgaria, la Macedonia e poi la Serbia. Il loro obiettivo è quello di raggiungere l’Austria, la Germania e l’Europa del Nord. Proprio per contrastare questa “invasione” dal Sud, la scorsa settimana è stata annunciata l’iniziativa della costruzione di un muro alto quattro metri e lungo 175 chilometri per bloccare la frontiera meridionale con la Serbia. L’Ungheria è uno dei Paesi totalmente contrari al piano presentato dalla Commissione Ue per la redistribuzione dei richiedenti asilo tra gli Stati membri. Da mesi il governo di Budapest chiede di cambiare le regole per l’immigrazione, in modo da poter espellere subito i non desiderati. Nei giorni passati, addirittura si è palesata l’idea di una possibile totale chiusura delle frontiere col rifiuto di ospitare profughi provenienti da altri Paesi. In un’intervista ad una radio austriaca, il portavoce del governo Zoltan Kovacs ha dichiarato:

La barca è colma, per ragioni tecniche sospenderemo Dublino III a tempo indeterminato, finché le strutture non saranno adeguate. Il governo deve tutelare gli interessi ungheresi.

La richiesta di chiarimenti da Bruxelles non si è fatta attendere e Peter Szijjarto, responsabile della diplomazia ungherese, dopo un colloquio con il ministro degli Esteri austriaco ha confermato che non ci sarà alcuna sospensione del trattato di Dublino. Resta comunque alta l’allerta delle istituzioni comunitarie verso le prossime mosse diplomatiche della nazione magiara.

Un modello per la Destra nazionalista

I capi di Stato e di Governo degli Stati membri dell’UE si trovano in questi giorni a Bruxelles e all’ordine del giorno vi è il piano per l’immigrazione proposto dalla Commissione. Il governo di Viktor Orban fa da capofila a molti altri Paesi dell’Est contrari al sistema di quote proprio messo in discussione nella riunione. Anche per le Destre all’opposizione nei Paesi centrali Orban è diventato un esempio da seguire e citare nei comizi: anche il segretario della Lega Nord Matteo Salvini, parlando di politica estera e di Europa, non ha mancato di menzionare le politiche anti-immigrazione messe in atto dal Governo ungherese nel suo discorso a Pontida.

Orban, anche per riconquistare consensi nella destra di casa tentata da forze nazionaliste extra-parlamentari, ha insistito molto sul fallimento del multiculturalismo ed ha più volte richiesto alle istituzioni europee la chiusura delle frontiere. La figura di Orban sta diventando scomoda per l’Europa data la popolarità che riscuote non solo in Ungheria, ma in tutte le formazioni anti-europeiste di tutto il Continente. La sua vicinanza a Putin e i suoi atteggiamenti autoritari ne fanno un pericolo per la stabilità dell’intera Unione Europea. Si sta aprendo un difficile fronte diplomatico interno che le istituzioni europee devono essere in grado di affrontare assieme alla crisi greca. In questi mesi estivi, la fuori-uscita dall’UE di un Paese membro potrebbe rivelarsi non più un tabù come in passato.

Segnala un errore

Fiorentino di nascita, nativo digitale e content creator di professione, anche se ancora devo capire in cosa consiste questo mestiere. Da nerd di prima categoria ho scelto di seguire la più emozionante delle mie passioni: la politica.

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Ultimi

sudan

Sudan quotidiano

Il Sudan esce da 30 anni di dittatura e attraversa un periodo incerto, pieno di paura e di speranza. Come si vive la quotidianità in momenti del genere?
cosa succede in zimbabwe

Cosa succede in Zimbabwe: un paese alla ricerca della democrazia

Dopo 37 anni di dittatura dell'ex presidente Mugabe, il 30 luglio 2018 si sono tenute in Zimbabwe le prime elezioni libere: come sono andate? Come si è evoluta la situazione? Che aria si respira nel paese? Ce lo racconta una cooperante che vive e lavora nel paese.
Torna su