Video Top 5 Mondiali: i grandi flop

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@Mauro Kinjo
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Essere “Pentacampioni” del mondo non ha salvato il Brasile da alcune storiche e rumorose cadute. Non è raro, vista la cultura e la varietà di campioni, che i verdeoro comincino il Mondiale da favoriti o con la prospettiva di arrivare in fondo. Il compito di molti ct brasiliani, negli anni, è stato quello di amalgamare una quantità di talento immensa trasformandola in una squadra. Scolari, che guida la selezione con cui il Brasile affronterà il Mondiale di casa, ha già vinto nel 2002 e sa di andare incontro al crocifisso in caso di sconfitta. Ha trionfato in Corea, facendo meglio di tanti predecessori, compreso chi nel ’50 si trovò nella stessa situazione e perse all’ultima partita di fronte all’Uruguay. Non di solo Brasile, però, vive la storia dei flop Mondiali.

Video Top 5 Mondiali: i grandi flop

5 – Brasile ’82: tecnicamente, secondo molti, la migliore rappresentativa verdeoro della storia. Difensivamente fragile, ma capace di mandare in campo contemporaneamente Junior, Zico, Falcao, Socrates, Cerezo, Dirceu. Tutti passati attraverso la Serie A e fermati da una tripletta di “Pablito”. Valdir Peres, non eccelso portiere di quella squadra, pagherà per tutti non rimettendo più piede in nazionale. In Brasile, quando si perde, l’estremo difensore fa spesso da capro espiatorio. Moacir Barbosa sa bene cosa vuol dire.

4 – Italia ’90: una squadra composta dalla fusione di Milan e Inter in difesa, con un centrocampo che corre al doppio della velocità rispetto ai rivali e un cannoniere inatteso e implacabile: Totò Schillaci. Il tutto, davanti ai tifosi di casa. Forse in semifinale il calore del pubblico si attenua un po’ (non una gran scelta farci giocare contro l’Argentina di Maradona a Napoli), sancendo la sconfitta di Italia ’90, una pagina tra le più amare per gli azzurri. Zenga, imbattuto fino a quella gara, prende un gol che non deve prendere. Goycoechea, che senza l’infortunio di Pumpido non avrebbe mai giocato, para due rigori nella serie finale. Una notte ben poco magica, il peggior terzo posto che si potesse immaginare.

3 – Olanda ’74: il calcio totale di Rinus Michels non basta per vincere il Mondiale. L’Olanda arriverà in finale anche quattro anni dopo e molto più tardi nel 2010, con squadre molto meno spettacolari e non da favorita. Delle sconfitte all’ultimo atto quella del ’74 è la più difficile da mandare giù. Il Feyenoord campione d’Europa nel ’70 e l’Ajax tre volte vincente in Coppa Campioni sono una garanzia di successo. O forse no. Avanti su rigore dopo 1′, con una squadra fortissima e con un tre volte Pallone d’Oro in campo (Johann Cruijff), l’Olanda è incapace di non specchiarsi nella proprià beltà. I tedeschi, pragmatici per eccellenza e poco inclini a perdonare, vincono 2-1 con i gol di Breitner e Muller. L’elogio del cinismo contro la magnificenza.

2 – Ungheria ’54: come per l’Olanda del ’74, c’è di mezzo la Germania. L’Ungheria è uno squadrone. Umilia due volte l’Inghilterra in amichevole (6-3 e 7-1) mostrando una linea d’attacco inarrestabile: Hidegkuti, “Testa d’oro” Kocsis, Puskas e Czibor. In un’epoca nella quale le sostituzioni non erano ancora permesse, l’Ungheria si trova in finale con il suo miglior giocatore, Puskas, a mezzo servizio. Gioca e segna da zoppo il primo gol della partita, ma poi scompare dal campo e dal 2-0 dell’8′ si trova sul 2-2 al 18′. L’Ungheria spreca, colpisce pali e traverse, fino a che Rahn non decide la gara alla prima occasione. I magiari perdono l’unica chance della loro storia per trionfare al Mondiale.

1 – Brasile ’50: la disfatta per eccellenza. Jules Rimet, presidente della Fifa e inventore della Coppa che porterà il suo nome fino al terzo successo del Brasile nel ’70, ha già in tasca il discorso per incensare i padroni di casa, al quale basta un pareggio. La formula è strana, non c’è una vera e propria finale ma un girone conclusivo. L’Uruguay deve vincere per diventare bi-campione e lo fa contro ogni pronostico, perché non ha nulla da perdere ed è una squadra che sa come affrontare una partita del genere. C’è tanta Italia nel futuro degli uruguaiani: Schiaffino e Ghiggia, marcatori della partita, saranno protagonisti in Serie A con Milan e Roma. Obdulio Varela rimarrà invece al Penarol. E’ il capitano dell’ultimo trionfo Mondiale della Celeste, che non toccherà mai più la vetta.

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Realizzatore di sogni parzialmente mancato, giornalista sportivo riuscito. Segno che qualcosa è andato per il verso giusto, dai venti in poi. Sostenitore convinto della necessità di pensare e divulgare, meglio se in un pub, peggio se in discoteca. Scrittore per diletto, con la fortuna di vivere del mio lavoro.

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