Viaggio in Islanda: 15 cose da fare tra ghiacci ed ex vulcani

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Viaggio Islanda Laugardælir Selfoss
Cimitero di Laugardælir, Selfoss

2. Porgere omaggio a Bobby Fischer

Volete sapere qual è il ritmo di un sabato pomeriggio d’inverno in Islanda? Bene, fate conto che la tv di stato Ríkisútvarpið propone un programma di due ore sugli scacchi. Occhio però, non è un programma qualsiasi: dieci anni fa fece parlare di sé in tutto il mondo.

Il 10 dicembre del 2006 andava in onda la sfida tra il maestro Arnar Gunnarson e lo sfidante Bragi Thorfinsson. Dopo un grossolano errore del primo e l’inevitabile vittoria del secondo giunse in studio la telefonata di un uomo che si mise a spiegare nei dettagli due mosse spettacolari con le quali Gunnarson avrebbe potuto evitare la sconfitta. I due sfidanti riconobbero la genialità dei suggerimenti ma, soprattutto, riconobbero il suggeritore: nella diretta del sabato scacchistico islandese era appena intervenuto Robert James Fischer, detto Bobby, il più grande rivoluzionario del gioco degli scacchi. Secondo alcuni, il miglior giocatore di sempre.

Fischer viveva in Islanda da quasi due anni dopo averne ricevuto la cittadinanza per motivi umanitari. Gli Stati Uniti, la patria che Bobby aveva servito vincendo – proprio a Reykjavík – il match del secolo contro il russo Spassky in piena guerra fredda, non gli avevano perdonato l’affronto di aver disputato la rivincita con il sovietico nella Jugoslavia del 1992. Legalmente perseguito e poi persino arrestato, Fischer aveva allora accettato l’offerta d’asilo dell’Islanda che da lui era stata letteralmente messa sulla mappa proprio durante il campionato del mondo di scacchi più famoso della storia, quello in cui Bobby aveva preteso di giocare in uno stanzino senza telecamere e da cui aveva minacciato più volte di ritirarsi facendo sistematicamente attivare il telefono di Henry Kissinger.

Otto anni dopo la sua morte, ho visitato la tomba di Bobby Fischer nel minuscolo cimitero di Laugardælir, un mucchietto di case poco lontano da Selfoss. Nonostante si dice sia diventata una specie di attrazione turistica, le mie orme erano le sole irregolarità nella coltre di neve disegnata intorno alla cappella e il rimbombo metallico del cancelletto d’ingresso chiusosi dietro di me l’unico disturbo alla quiete dei corvi. Era tutto incredibilmente pacifico. Forse perché era stato lo stesso Fischer a scegliersi la serenità eterna di Laugardælir e anche la sua ultima pretesa è stata realizzata. O forse perché era un sabato pomeriggio e sulla tv islandese davano gli scacchi.

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Nato nella Murgia barese 29 anni fa, da allora vaga in cerca di un ramo dove sedersi a riflettere sull'esistenza. Le sue principali fonti di ispirazione sono i cinema di venerdì, le biciclette in salita, le bussole che puntano ad Ovest, i pub di Oxford e l’Islanda, dove un giorno è finito dentro un vulcano. Ogni tanto prova a raccontare storie di sport e varia umanità in giro per l'internet.

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