Viaggio in Islanda: 15 cose da fare tra ghiacci ed ex vulcani

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Viaggio Islanda Kolaportið Reykjavík
Kolaportið, Reykjavík

15. Attendere il risveglio di Katla

Una fessura larga due metri e lunga duecento si aprirà senza preavviso un sabato mattina nel pavimento di Kolaportið e comincerà a spruzzare fiamme dapprima piccole poi sempre più alte, che consumeranno in un istante il pane fresco e il merluzzo essiccato, si prenderanno le collezioni di vinili invendute e i maglioni fatti a mano, inceneriranno il bastone del pensionato e la borsetta della puttana e un orrido concerto di boati prenderà il posto del tramestio del mercato coperto di Reykjavík. Il mercato non sarà più mercato ma epifania e il resto del mondo davanti ai telegiornali dirà ecco i vulcani si sono svegliati e ora chi lo sa, forse adesso tocca a Katla, ché l’aspettiamo dal ’68 e ha accumulato rabbia da sparare lava da bruciare e polvere che sfascerà l’economia del mondo, e arriveranno carestie fino al Mediterraneo, e qualcuno piangerà per gli islandesi, però cazzo lo dovevano sapere, altro che invasioni, cosa ci stavano a fare su quell’isola, sarà mica un posto dove vivere e sposarsi e fare figli, no quello è l’inferno camuffato da paradiso, quella è la suprema tentazione del demonio, quella è la punizione di dio in persona per chi ha osato colonizzare un’isola empia, per chi ha creduto potesse essere ospitale, e adesso invece gli uomini spariranno di lì per sempre, come un tempo sparirono gli alberi, e il fuoco delle viscere del pianeta marcherà il paese da nord-ovest a sud-est, si berrà i ghiacci e dominerà per secoli.

Ma quel sabato mattina non è ancora giunto. Qualcuno giura non verrà mai.

E allora Kolaportið continua a brulicare di vita ed è pure uscito un po’ di sole. Un vecchio ha messo su All you need is love e il gelato alla liquirizia è richiestissimo, una diciottenne si fa un selfie stupido, un ubriacone rimbalza nel flipper delle bancarelle e un bambino dorme all’aperto. La temperatura è sempre sotto i 5 gradi e l’utopia degli islandesi ha vinto: il resto del mondo sta ancora domandandosi come abbiano fatto a sopravvivere e cosa ci stiano a fare su quell’isola fuori dal mondo e da ogni ragione.

Foto @Leonardo Piccione

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Nato nella Murgia barese 29 anni fa, da allora vaga in cerca di un ramo dove sedersi a riflettere sull'esistenza. Le sue principali fonti di ispirazione sono i cinema di venerdì, le biciclette in salita, le bussole che puntano ad Ovest, i pub di Oxford e l’Islanda, dove un giorno è finito dentro un vulcano. Ogni tanto prova a raccontare storie di sport e varia umanità in giro per l'internet.

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