La verità su Giulio Regeni esiste già

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la verità su Giulio Regeni
@cobaspisa

Una verità, sul caso Regeni esiste già. È pronta da quando fu fatto ritrovare il suo cadavere sul ciglio di una strada, ci vorrà solo il tempo di portare avanti la formalità dell’indagine congiunta italo–egiziana.

Nel mentre ognuno farà la sua parte, l’Egitto e Al-Sisi diranno che le loro forze di sicurezza non c’entrano niente. I nostri ministri e rappresentanti diranno che le circostanze sono da chiarire, che non ci accontenteremo di una verità preconfezionata,

che l’autopsia è stata un vero pugno allo stomaco.

Ma il raffreddamento dei rapporti durerà appena qualche mese. Poi, improvvisamente verrà fuori una verità che salva i redditizi e strategici rapporti fra Italia ed Egitto. Redditizi per via del cemento italiano che costruisce il nuovo Egitto del regime, delle pistole e dei furgoni italiani venduti alla polizia del dittatore nonostante l’embargo sulle munizioni imposto dall’Europa, del grande giacimento di gas scoperto dagli Italiani nel mediterraneo egiziano.

Strategici perché meglio Al-Sisi dei Fratelli Musulmani (e di gran lunga meglio dell’Isis) come ci ha ricordato Edward Luttwak ai microfoni de La Zanzara, dandoci la sua verità, quella di un Regeni ucciso da un’amante, aggiungendo il più classico dei depistaggi alla lunga lista delle mistificazioni che hanno seguito la morte del nostro ricercatore (qui un elenco della fuffa scritto da Lorenzo Declich su Wu Ming Foundation).

La verità ufficiale, dicevamo, sarà però un’altra. Quella di Regeni rapito e torturato dai servizi deviati per mettere in difficoltà Al-Sisi e il suo rapporto privilegiato con il Governo e le industrie italiane. Non sarà mica un caso che il corpo di Giulio sia stato ritrovato proprio mentre Federica Guidi, ministro dello sviluppo economico, scorrazzava per le strade del Cairo in compagnia del fior fiore dell’industria italiana in cerca di affari, no?

La migliore risposta all’uccisione di Giulio sarà allora quella di rafforzare i rapporti fra i due Paesi, non sia mai che l’abbiano vinta quei maledetti torturatori. E pazienza se il regime di Al-Sisi rimane, appunto, un regime, se le privatizzazioni iniziate da Mubarak continuano sotto il governo militare lasciando in un mare di guai migliaia di lavoratori, magari proprio nelle industrie italiane del cemento, come denunciano i sindacati che Regeni seguiva e raccontava.

Pazienza se nel mentre sono sparite tutte le registrazioni delle telecamere di sorveglianza dei negozi vicini al luogo del rapimento e dell’abbandono del corpo, se spuntano come funghi testimoni che si contraddicono a vicenda, se ogni ora si aggiungono nuove versioni e nuove voci. Come diceva Winston Churchill

la verità è così preziosa che bisogna proteggerla sempre con una cortina di bugie

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Quest'anno ho fatto il blogger, il copywriter, il cameriere, l'indoratore, il web designer, il dottorando in storia, il carpentiere, il bibliotecario. L'anno prossimo vorrei fare l'astronauta, il rapinatore, il cardiochirurgo, l'apicoltore, il ballerino e il giocatore di poker prof.

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