Venezuela, la rivoluzione bolivariana è in crisi?

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VenezuelaÈ passato poco più di un anno dalla scomparsa di Hugo Chavez, il presidentissimo del Venezuela che ha letteralmente rivoluzionato il paese caraibico, iniziando la costruzione di uno stato socialista inviso all’Occidente ma molto amato dalle fasce più povere delle popolazioni latinoamericane.

Eppure sembra passato un secolo. Cosa sta succedendo oggi in Venezuela, senza più la guida forte del Comandante? Il presidente attuale, Nicolas Maduro, pur avendo vinto le elezioni, di misura (50,66%), anche sull’onda emotiva della morte di Chavez, non sembra avere la personalità e la forza politica per gestire quella che storicamente è una nazione sempre in fermento.

Il paese oggi è in una situazione di instabilità profonda come non si vedeva da almeno 15 anni. Il governo è fermo e sembra impotente da un punto di vista politico, ma è soprattutto la situazione economica a preoccupare: inflazione alle stelle (57% dati Fondo Monetario Internazionale), iper-svalutazione della moneta nazionale (-44% rispetto al dollaro), calo degli investimenti nel settore petrolifero e della produzione (80% dei prodotti di consumo interno vengono importati), quest’ultimo un problema storico per il paese dall’arrivo dell’industria petrolifera e non circoscrivibile al governo Maduro.

In più gli ultimi mesi hanno visto un inasprimento preoccupante dei fenomeni criminali. Sarebbero addirittura 23.763 gli omicidi commessi nel 2013.

Il conflitto sociale si è decisamente indurito, con una radicalizzazione dello scontro molto rischioso e per l’ordine pubblico e per la sicurezza: il paese sembra spaccato in due, e sembra paradossale ma Maduro e il PSUV, Partito Socialista Venezuelano, rischiano di perdere anche parte del consenso della fasce popolari, che hanno beneficiato negli anni passati dei programmi sociali possibili grazie alle rendite petrolifere. Proprio la caduta della produzione petrolifera e la riduzione degli investimenti cinesi in Pdvsa stanno danneggiando anche le fasce più deboli, vero pilastro del governo insieme all’appoggio dei militari.

venezuela-proteste

Un altro problema sociale e strutturale che sta degenerando è la corruzione, uno dei capi d’accusa più forti nei confronti del governo: parte delle proteste sono dovute proprio a questo immobilismo, che vedrebbe un sistema socialista chiuso in cui per accedere ad incarichi devi essere membro della casta.

C’è anche da dire che le proteste di piazza sono ingigantite come al solito, quando si parla di Venezuela dalla stampa mondiale; in particolare sarebbe interessante studiare la passione dei media italiani per i movimenti di protesta quando riguardano altri paesi, opposto alla disinformazione e alla diffidenza quando i movimenti riguardano l’Italia.

Se alla situazione difficile da un punto di vista politico ed economico aggiungete lo scarso carisma di Maduro, non paragonabile rispetto a Chavez, si intravede uno spicchio di quella che è adesso la realtà in Venezuela. Se è noto che la destabilizzazione del regime socialista non dispiace per niente agli avversari politici ma anche ai giornalisti nostrani -che non perdono occasione di dimostrare la loro faziosità quando si parla di socialismo latinoamericano rincorrendo qualsiasi bufala anti governo-i continui discorsi del presidente su presunti complotti fascisti non aiutano.

Se Maduro ha delle prove concrete di tentativi di golpe farebbe bene a mostrarli, altrimenti sembrerà sempre più pretestuoso. In questa situazione la “fortuna politica” del Partito Socialista è di trovarsi di fronte delle opposizioni paradossalmente molto più divise del governo e parcellizzate in numerosissime posizioni che vanno da Capriles all’ala anti chavista più dura vicina al movimento Voluntad Popular.

In gioco però non c’è solo la tenuta del bolivarismo in Venezuela, ma un complesso sistema di equilibri regionali. È bene aver chiaro che quando parliamo del Venezuela parliamo di uno degli stati assoluti protagonisti della politica di tutto il continente latinoamericano nell’ultimo decennio: la ricchezza economica derivante dal petrolio e i rapporti privilegiati con Cuba, Nicaragua, Bolivia, Ecuador, Argentina, Uruguay e Brasile hanno reso il Venezuela autentico leader del continente e trascinatore di una politica globale che rifiuta l’ingerenza nordamericana -storicamente ingombrante e violenta- per intraprendere un cammino indipendente: il rifiuto degli accordi di libero commercio e la creazione dell’Alba sono andate in questo senso.

Il Venezuela possiede le maggiori riserve conosciute di petrolio al mondo dopo l’Arabia Saudita e Chavez ha costruito il protagonismo venezuelano in America Latina sfruttando appunto il boom petrolifero. E adesso?

Centrale è anche il rapporto con la vicina Colombia, che se dall’arrivo di Santos al posto di Uribe era sembrato rasserenarsi -fondamentale il ruolo strategico venezuelano con Chavez nelle trattative per gli accordi di pace con le Farc- è tornato a farsi teso per uno scambio piuttosto duro tra Maduro e il presidente colombiano dettosi “preoccupato” per gli scontri nel paese vicino.

Negli ultimi giorni c’è stato un riavvicinamento e quasi un ribaltamento di ruoli, con la proposta dell’Unasur che vede il ministero degli esteri colombiano (insieme a quello brasiliano e boliviano) a ricoprire un ruolo da mediatore tra il governo venezuelano e l’opposizione, un dialogo mai iniziato e tutto da costruire prima che sia troppo tardi.

Immagine| onkwehonwerising.wordpress.com

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Si occupa della community di Le Nius, in pratica delle relazioni con le persone qui dentro e sui social media. Di mestiere editor e SEO. Da sempre ha un debole per i troiani e una forte antipatia per gli achei (semicit.). davide@lenius.it

2 Comments

  1. ma la ruota …gira
    vedasi la simpatia dei protagonisti di exodus e la quai unanime condanna dei bombardamenti su Gaza.
    doriano del monaco

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