Venezuela: dove sta andando la Rivoluzione Bolivariana?

di
venezuela-nicolas maduro
@Joka Madruga

Un buon ostello è un concetto, un ideale di viaggio, uno stile di vita. Saperne riconoscere uno significa aprire la porta giusta ed entrare in una città sconosciuta attraverso le sue strade più interessanti. A Bogotá ne esiste uno che è un piccolo gioiello. Nel quartiere antico della capitale colombiana, la Candelaria, l’ostello Fatima è un ritrovo per viaggiatori e migranti provenienti da tutto il mondo.

Quando si è a corto d’idee, un giretto da queste parti ti permette di imbatterti in personaggi insoliti. Con un po’ di fortuna potrai ascoltare storie che ti manterranno sbalordito per ore, forse giorni. A catturare la mia attenzione è stato però un gruppo di trentenni venezuelani arrivati a Bogotá in cerca di lavoro: un informatico, un ingegnere e un professore d’inglese. Dopo la morte di Chavez il Venezuela è diventato per me un grande mistero alimentato dai fatti che legavano direttamente Bogotá a Caracas, così ne ho approfittato per fare due chiacchiere con i miei vicini di letto.

Venezuela: rapporti tesi con la Colombia

La Colombia mantiene relazioni di amore e odio con il Venezuela praticamente da sempre. Dopo le elezioni presidenziali dell’aprile 2013, però, il governo colombiano ha apertamente appoggiato Capriles che da Bogotá rilasciò forti dichiarazioni contro il risultato finale che lo vedeva perdente per una manciata di voti. Maduro allora lo accusò di orchestrare un colpo di Stato dalla Colombia e minacciò di metterlo in carcere qualora avesse continuato ad alimentare le divisioni politiche nel paese.

Dopo poco tempo esplose la notizia della carestia della carta igienica nei supermercati di Caracas. Maduro, in sempre maggiore difficoltà, accusava l’industria della distribuzione di boicottare la popolazione venezuelana. Tuttavia, era evidente che i tentativi del governo di controllare l’inflazione stavano producendo risultati nefasti per l’economia. Oggi, per acquistare quantità contingentate di beni di prima necessità [pane, farina, sale etc.] i venezuelani devono fare file di parecchie ore.

Venezuela-Maduro
@Joka Madruga

Secondo i tre ragazzi, i problemi di accesso ai prodotti alimentari e gli indici di violenza sempre più alti hanno profondamente ridotto la vivibilità dei grandi centri urbani come Caracas o Maracaibo. In più il clima politico profondamente polarizzato non aiuta a distendere gli animi. Per questo hanno pensato di allontanarsi per qualche tempo dal Venezuela.

Venezuela: scontento per le politiche economiche adottate

Nelle loro parole traspare un certo scontento per le politiche economiche adottate dal governo Maduro e per le promesse mai mantenute di un socialismo basato sull’esportazione di minerali che, a loro dire, ha portato il Venezuela verso un’uguaglianza al ribasso senza risolvere i problemi del paese. Un pericoloso vortice di violenze e divisioni politiche si è invece messo in moto e sta lentamente lacerando la popolazione.

Forse anche per questa ragione, nel 2012 sono cresciute considerevolmente le richieste di residenza di venezuelani in Colombia e sono aumentati i venezuelani che si sono spostati in Cina e in Russia. Il cambiamento in atto non è di poco conto. Il Venezuela era considerato un paese ricettore di migranti e sono molti i colombiani che ancora lo guardano come una soluzione ai loro problemi economici. Pare però che questa percezione sia sbagliata.

Che cosa accade nella Repubblica bolivariana? La rivoluzione chavista è finita con la dipartita del Comandante supremo? Difficile a dirsi dalla vicina Colombia. La rivoluzione chavista partiva dalle “comunas” ed è qui che sarebbe più giusto misurarne l’impatto. Chavez affermava che rubare per fame non era un crimine ma alcuni accusano questo discorso di aver scardinato regole sociali che invece permettevano la convivenza civile.

Certamente ragazzi in armi e signorotti locali oggi spadroneggiano in diversi quartieri delle città mentre i lavoratori con qualche specializzazione preferiscono andare via e cercare fortuna altrove.

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Una laurea in economia mi ha permesso di viaggiare, un dottorato sfiorato in antropologia ha dato significato ai miei movimenti. Da 12 anni mi muovo senza fissa dimora tra Asia e America Latina, con tappe intermedie in Inghilterra. In questo momento scrivo dalla Colombia, dove sono arrivato per la prima volta nel 2009 per lavorare con comunità afro-discendenti nella costa pacifica e a Bogotá. Mi interessano i conflitti, le discontinuità, le eccezioni perché raccontano come siamo. In questo spazio scriverò di resistenze e sovversioni quotidiane, di sciamani per un giorno e di eroi improbabili.

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