Vegetariano casual: il vegetarianesimo di LeNius

di

“I am not vegetarian because I love animals. I am vegetarian because I really hate plants.”  Whitney Brown

Per una persona tendenzialmente frivola e che si prende poco sul serio, partorire una sorta di post introduttivo sulla rubrica vegetariana è una forma di deliberata auto-violenza; ma bisognava farlo e quindi eccomi qui a scriverlo, tentando di essere abbastanza informativo senza farveli eccessivamente à la julienne.

Ogni conversazione sulla propria alimentazione è necessariamente una conversazione estremamente personale: non solo siamo costituiti fisicamente da quello che mangiamo, ma quello che mettiamo in tavola è il risultato di scelte compiute tra una serie pressoché infinita di opzioni che riflettono un certo approccio alla vita, non meno dell’abbigliamento o dell’arredamento della propria casa. Così la zuppa di zucca e il tempeh grigliato con zucchine, che sono sulla mia tavola stasera, rappresentano anche l’esito di una serie di innumerevoli consigli, letture, visioni e discussioni.

Proprio perché sono convinto del carattere fortemente individuale del cibo, non tenterò di evangelizzare nessuno e spero che l’appuntamento settimanale vegetariano sia visto come uno spunto per variare e arricchire il proprio repertorio con qualche idea nuova. In fin dei conti molte cose italianissime sono vegetariane al 100%: chi non ha mai portato in tavola gli spaghetti al sugo?

Per chi invece fosse arrivato a questo post con l’intenzione di accostarsi al vegetarianismo o solo di riflettere su ciò che mangia propongo la lettura di due saggi per nulla militanti: Se niente Importa, di Jonathan Safran Foer, e Il dilemma dell’onnivoro, di Michael Pollan.

Eat to Live di Joel Fuhrman, è invece un testo più strettamente legato alla chimica dell’alimentazione e ai benefici di una dieta vegetariana sul corpo umano.

L’ho fatto qui, ora e mai più. Perché in fondo io sono un vegetariano casual.

Il vegetariano casual ha imparato negli anni che intavolare un discorso sulle proprie convinzioni in fatto di alimentazione, magari perché punzecchiati ad un pranzo di famiglia, è sicuro più o meno come una guerra termonucleare e nel tempo è diventato un grande maestro della sottovalutata arte della nonchalance. Molteplici personalità scientifiche, italiane e straniere, promuovono la dieta vegetariana e sono più qualificate di lui per farlo (e sicuramente più distanti dai micidiali scappellotti della zia di turno): lascia che siano loro a fare il lavoro sporco.

Il vegetariano casual non predica. Lascia che i suoi amici mangino hamburger in sacrosantissima pace senza mostrargli foto di vacche morte. Se gli viene offerta della carne risponde “no, grazie”, e non “per me niente cadaveri” con posa da dramma shakespeariano.

Durante il pranzo di Pasqua non fa casualmente scivolare nello stereo un cd con la presa diretta dello scannatoio degli agnellini per creare un’atmosfera di frizzante armonia familiare e al matrimonio della migliore amica non approfitta del discorso di auguri agli sposi per improvvisare un monologo sull’inquinamento ambientale causato dalla catena di distribuzione della carne. Nel limite delle sue doti drammatiche poi, quando sente qualcuno dire che i pesci provano molto meno dolore di altri animali per via della conformazione delle loro terminazioni nervose, cerca di non guardarlo con l’espressione con cui guarderebbe un velociraptor entrare dal parrucchiere.

Il vegetariano casual si è sentito dire “ma così non mangi abbastanza proteine!” talmente tante volte che ormai ne ha fatto un po’ il suo mantra. Non si sbrodola snocciolando tabelle nutrizionali sul fabbisogno alimentare, si augura solo che l’aguzzino di turno dia ad esse un’occhiata perché sa bene che con una dieta vegetariana si assumono molte più proteine di quelle che servono realmente.

“Ma le proteine! Le Proteineh!”. Non fa una piega. Inspira ed espira. Lentamente. Non colpisce il suo interlocutore con un mazzo di broccoli. Non fa roteare il suo sacco di patate non-OGM come una mazza chiodata. Non lancia foglie di verza come fossero affilati shuriken. Nel suo cuore sa che quello delle proteine è un non-problema al punto tale che Frances Moore Lappé, il cui Diet for a Small Planet (1971) è il principale responsabile dell’approdo e popolarizzazione del concetto di irrinunciabilità della proteina nella dieta quotidiana nella cultura di massa occidentale, ha ammesso ormai da tempo che “quello di introdurre abbastanza proteine non è affatto un problema”.

Il vegetariano casual, infine, va d’amore e d’accordo con l’onnivoro illuminato: un amico non vegetariano che non disdegna di provare nuovi cibi, sapori e ricette una volta ogni tanto, partendo dall’idea che mangiare vegetariano possa essere un’addizione alla varietà dei cibi della sua tavola e non una sottrazione.

Indovina chi viene a cena

Ed ecco un pratico elenco per districarsi tra i termini, a volte sinceramente imbarazzanti, con cui ci troviamo ad avere a che fare. Per un mondo migliore in cui nessuno pensa che i vegani siano alieni. O accoliti di Vega di Street Fighter.

  • vegetariano: non mangia carne e pesce ma consuma i prodotti derivati come uova, latte, miele.
  • pescetariano: onnivoro che per varie ragioni (salutistiche o di gusto personale) elimina unicamente la carne dalla propria dieta, pur consumando abitualmente pesce.
  • pollo-vegetariano: si chiama così l’onnivoro che per ragioni salutistiche han scelto di nutrirsi di cibo di origine vegetale e carne di pollo. Ogni giorno mi alzo dal letto con la speranza che sia finalmente arrivata la giornata in cui qualcuno mi dirà: “io sono pollo- vegetariano”.
  • vegano: mangia unicamente cibo di origine vegetale come frutta, verdura, cereali, legumi, noci, semi. Non consuma alcun prodotto di origine animale, incluso il miele, e non compra beni derivati dalla produzione animale come oggetti in pelle o in seta.
  • pseudo-vegetariano (o semi-vegetariano): onnivoro che per varie ragioni (di solito etiche) ha scelto di non comprare o consumare carne e pesce nel privato ma non li rifiuta nel caso gli vengano offerti in alcune situazioni sociali.
  • fruttariano: mangia solo quello che cade (o cadrebbe) naturalmente da una pianta. Le motivazioni possono essere molto varie, dalle convinzioni etiche, a quelle religiose, a ipotesi scientifiche.
  • macrobiotico: è un onnivoro con un’ alimentazione bastata su cereali, legumi, verdure e pesce originata da filosofie di vita orientali e dal rifiuto dei cibi eccessivamente trasformati.
  • vegano fase 7: mangia solo cibi che non proiettano ombra. Sto scherzando. Ovviamente.

 

a presto, dal Vegetariano casual.

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Mercante di parole giramondo. Mentre si dedicava allo studio delle humanae litterae nascosto dentro una giara di rupie, è naufragato sulle coste dell’arcipelago giapponese dov’è scampato alla morte venendo colpito in testa da un funghetto 1UP. Ha divorziato dai carboidrati complessi e benché si possa pensare che sia pigro, tecnicamente è solo impostato in modalità risparmio energetico perché mangia solo cibo ipocalorico.

4 Comments

    • Carissima, mea culpa! Sono sicura che con il tuo interesse per il cibo e l’alimentazione li divorerai in pochissimo tempo 🙂

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