V-day 3: Grillo punta all’Europa

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Dopo quello di Bologna del 2007 e quello di Torino del 2008, ecco il terzo V-day del movimento 5 stelle, questa volta nella Genova di Grillo. Piazza della Vittoria è troppo grande per essere riempita completamente, ma anche se non ci sono state le 200.000 persone di cui parla Beppe, la partecipazione è sicuramente stata numerosa.

Questa volta la scaletta è invertita, si parte con qualche esibizione musicale, subito seguita dall’intervento di Grillo che cede poi la scena agli ospiti tra i quali Dario Fo, Riccardo Petrella, Paul Connett, Nils Christie. Lo slogan della giornata è OLTRE, un invito ad andare avanti con l’obbiettivo di vincere le prossime elezioni, a partire da quelle europee.

Tra la gente, salutati come delle piccole star, si aggirano i parlamentari del movimento ai quali però non è permesso intervenire dal palco. Una decisione discutibile e forse un’occasione persa. Deputati e senatori grillini, spesso accusati da una stampa non amica di essere capaci soltanto di folklore protestatario, avrebbero potuto raccontare parte del lavoro svolto quotidianamente in aula, nelle commissioni e nelle missioni.

L’attenzione dunque, è tutta rivolta al discorso di Grillo che, come suo solito, riesce molto bene a suggestionare il pubblico toccando molti temi senza approfondirne alcuno e, come spesso capita, a parlare di tutto si finisce pure con l’indovinare qualcosa.

Del resto è difficile dar torto a Grillo quando muove accuse al sistema politico italiano, quando invita ad una maggiore solidarietà, quando parla delle privatizzazioni come furto ai danni della collettività, quando invita i giovani a “non emigrare ma a cospirare”, quando lamenta il livello culturale terribilmente basso degli italiani, la più gran parte dei quali non è in grado di comprendere un testo che non sia elementare. Molto più debole è invece la proposta politica, per l’occasione riassunta in 7 punti per l’Europa.

1) Referendum per la permanenza nell’euro

2) Abolizione del Fiscal Compact

3) Adozione degli Eurobond

4) Alleanza tra i Paesi del Sud Europa per adottare una politica comune finalizzata all’adozione di un Euro 2 svalutato del 20%

5) Investimenti in innovazione con un occhio di riguardo alle fonti di energia rinnovabile e nuove attività produttive esclusi dal vincolo del 3% di deficit annuo

6) Finanziamenti per attività agricole finalizzate ai consumi nazionali interni

7) Abolizione del pareggio di bilancio.

Al netto della polemica sull’efficacia meramente consultiva di un ipotetico referendum sull’euro e della difficoltà tecnica della dismissione della moneta unica, verrebbe da chiedersi su quali basi, una popolazione come quella italiana che lo stesso Grillo ricorda essere composta da analfabeti di ritorno, possa formarsi un’opinione chiara su un tema così delicato e gravido di conseguenze.

Se da un lato è certamente vero che ogni comizio necessita di una certa dose di semplificazione, dall’altro questi punti sembrano davvero troppo approssimativi.

L’Unione politica e monetaria dell’Europa non ha certamente dato buona prova di sé, tuttavia quando a problemi complessi si offrono soluzioni semplici vuol dire che qualcosa sfugge. La primavera prossima si voterà per il rinnovo del parlamento europeo e in campagna elettorale, si sa, vince chi la spara più grossa. La demagogia non è certo una esclusiva di Grillo o del movimento 5 stelle e in un paese di cialtroni, se si è seri ed onesti allo stesso tempo non si prendono i voti. Prepariamoci.

Immagine| Skytg24

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L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. (Italo Calvino)

1 Comment

  1. Mi pare che l’evento abbia avuto molta meno risonanza mediatica, nonostante la diretta di Mentana. Renzi li sta oscurando.

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