Europa, accordo storico: nasce l’Unione Bancaria

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Chi l’avrebbe detto. Invece è successo. Segnate la data storica col pennarello rosso: è nata l’Unione Bancaria. Il Consiglio Europeo – capi di Stato e di Governo dei Paesi UE riuniti a Bruxelles – ha da poche ore confermato l’accordo del 18 dicembre dei Ministri delle Finanze europei sul sistema unico di risoluzione delle crisi bancarie nell’Eurozona: niente Lehman Brothers, non in Europa. Questo sistema, chiamato SRM – Single Resolution Mechanism – è pilastro finale e fondamentale dell’Unione Bancaria, progetto epocale che l’Unione europea ha varato a tempo di record (con ritardo rispetto alla crisi, ma molto velocemente se si considera che il negoziato è iniziato un anno fa). Gli altri due pilastri sono: sistema unico di vigilanza (SSM) e schema di protezione dei depositi (DGS).

Unione Bancaria: che cos’è?

In due parole, ecco da cosa è fatta la neonata Unione Bancaria: primo, un sistema unico di vigilanza sull’applicazione di regole stringenti e comuni a tutte le banche (6.000) dei 18 paesi della zona Euro, guidato dalla BCE; secondo, un meccanismo unico di risoluzione delle crisi bancarie guidato da un autorità unica europea e in grado di attingere a un fondo finanziato ex ante dalle banche; terzo, uno schema di protezione dei depositi: in caso di fallimento di una banca, i depositanti si vedranno restituire fino a 100.000 Euro in 7 giorni (mediante altro fondo finanziato ex ante dalle banche). Nell’insieme, si tratta del risultato più eclatante dopo la creazione della moneta comune, l’Euro. Roba storica e non per fare gli enfatici. è una rivoluzione, di cui si stenta a parlare perché presenta aspetti tecnici indigesti, ma è una rivoluzione. Cerchiamo di capire perché tutto ciò è così rivoluzionario e allo stesso poco raccontato. E, soprattutto, vediamo da dove arriva e cosa cambierà.

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Unione Bancaria: da dove arriva?

La crisi finanziaria è esplosa col fallimento di Lehman Brothers e poi si è trasmessa ai bilanci degli Stati e infine all’economia reale. In Europa, tuttavia, ha colpito di più. Perché? Fra gli architrave dell’Unione Europea c’è l’Unione Economica e Monetaria (la UEM). Di questo acronimo, la “M”, Unione Monetaria, era stata completata con l’avvento della moneta unica nel 2002. La “E”, l’Unione Economica, non era mai stata completata. Significa che gli Stati Euro avevano la stessa moneta ma politiche economiche completamente diverse. Questo ha provocato squilibri inimmaginabili. Inoltre, le crisi bancarie, molto spesso all’origine delle crisi di interi Stati (come nel caso irlandese), non potevano essere gestite a livello europeo. Ogni crisi nazionale poteva deflagrare, contagiare gli altri paesi, senza possibilità di intervento unitario. I singoli Stati dovevano intervenire per salvare le proprie banche, ricapitalizzandole e prosciugando le casse statali. Risultato, crisi del debito sovrano: gli Stati non potevano più finanziarsi sui mercati, perché troppo indebitati e incapaci di ripagare. A questo punto, l’UE doveva intervenire (vedi Irlanda, ma anche Portogallo e Grecia per cause diverse) con prestiti e politiche di austerità.

Unione Bancaria: a cosa serve?

L’Unione Bancaria è la reazione europea a tutto questo. Le banche devono poter fallire (niente too big to fail) senza che questo provochi un disastro economico nazionale o europeo. Sì, ma, le banche è meglio non falliscano. Ciò però non va impedito mediante dissanguamento di finanze pubbliche (i soldi dei cittadini), bensì attraverso regole comuni: in caso di crisi pagheranno per primi i soci e i creditori della banca, poi un fondo pagato dalle banche stesse. Insomma, pagano le banche (per prime, almeno) non i contribuenti. Pare poco? Infine, se proprio una banca fallisce, dogma sacro: i depositi fino a 100.000 euro vengono restituiti. Sempre. Niente file agli sportelli, niente crolli della fiducia. Per vigilare su tutto ciò non bastano le autorità di vigilanza nazionali (Banca d’Italia e le consorelle europee).

Le banche sono spesso bestioni che prosperano internazionalmente, ma muoiono localmente. Per controllare che i loro eccessi e decessi non si ripercuotano sulle economie degli Stati – che poi non hanno finanze o strutture per gestirne le crisi e mettono a repentaglio la sopravvivenza stessa della moneta unica – ci vuole un controllore unico e forte: sarà la BCE, per tutti. A corollario dell’Unione Bancaria, l’UE ha approntato nuove regole sui derivati, sulle agenzie di rating, sulla trasparenza con i consumatori, sui mutui residenziali, sulle regole di audit, sul sistema dei pagamenti. Solo per citarne alcune. Le regole sulle banche in Europa sono state rivoluzionate, primo caso al mondo, a beneficio di cittadini e investitori. E il tutto entra in vigore fra 2014 e 2015.

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Unione Bancaria: è un buon risultato?

I posteri sputeranno la loro sentenza, ma abbiamo qualche certezza. Innanzitutto, l’Unione Bancaria rappresenta il primo vero, concreto, muscolare ruggito dell’Unione Europea che risponde come blocco unico a problemi comuni. Individuato il problema, è arrivata una risposta ambiziosa. L’Unione Bancaria è il frutto insperato che troviamo in fondo alla crisi. L’Europa è più forte e unita. E anche giusta. Fossero esistiti sistemi simili negli Stati Uniti, il pasticcio Lehman probabilmente non avrebbe deflagrato. Allo stesso tempo, si tratta di un accordo europeo. Questo significa che se l’è inventato un’istituzione che pensa a tutta l’Unione, la Commissione europea, ma che poi l’hanno chiuso gli Stati Membri: nel fare ciò, ognuno ha tirato la coperta dalla propria parte.

In particolare sul sistema unico di gestione delle crisi, la Germania ha lottato per evitare di pagare crisi bancarie altrui. Ha dunque cercato di annacquare l’accordo, renderne complesso il meccanismo, lasciare l’ultima parola agli Stati membri e non a un organo unico europeo. In parte c’è riuscita, in gran parte no. Ne esce un sistema che poteva essere migliore, come dalle intenzioni dell’Europa – leggi Commissione – più tempestivo, incisivo. Nasce invece un sistema anche figlio dei propri genitori, gli Stati membri – leggi Germania – e dei loro interessi particolari.

Non è però un fallimento, tutt’altro: questo accordo è epocale, finisce dritto nei libri si storia (e il Parlamento Europeo ha tempo fino a marzo 2014 per migliorarlo). Mai prima d’ora dei popoli hanno ceduto una così ampia fetta della propria sovranità per godere dei benefici di un sistema finanziario unico, sicuro, più giusto. Compresa la Germania. Dopodiché, ogni cosa è perfettibile, anche l’Unione Bancaria, senz’altro l’Unione Europea. Ma i balzi in avanti nella storia si fanno così, oppure non si fanno. E la storia passa oltre.

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