Un anno di Giuseppe Sala da sindaco di Milano

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Vista di Milano dall'alto. Pagina copertina Facebook di Giuseppe Sala, sindaco di Milano da un anno
@Facebook Beppe Sala

(a cura de Il sol dell’avvenire, autore collettivo)

Un anno di Giunta Sala. Quali sono i principali risultati raggiunti in questi 12 mesi? Qual è il tratto distintivo di questa amministrazione? Ce ne sono due, a nostro avviso: la capacità di decidere e quella di pensare in grande, fissando obiettivi ambiziosi e definendo piani di intervento concreti.

Sala è riuscito infatti in questi mesi a sintetizzare il meglio del centrosinistra milanese, raccogliendo i frutti di quanto seminato nei 5 anni precedenti da Pisapia, con una differenza: la capacità di decidere, mettendo dei punti fermi. Importanti provvedimenti che nella scorsa legislatura si erano arenati in Consiglio Comunale -come l’accordo sugli Scali Ferroviari o il Piano Urbano per la Mobilità Sostenibile- sono stati ripresi in mano ed approvati, quasi con naturalezza.

Oltre a questo, ciò che sembra connotare maggiormente l’amministrazione Sala è la capacità di definire piani di intervento rigorosi, in grado di tenere insieme disciplina di bilancio e ambizione. È in quest’ottica che vanno letti il piano straordinario di manutenzione delle case popolari (affidato ad MM) ed il piano per l’edilizia scolastica, la progettazione del prolungamento delle metropolitane finanziata dal Patto per Milano ed il Piano di contrasto al dissesto idrogeologico.

Aggiungete a tutto questo le ossessioni del Sindaco (attrattività internazionale, sviluppo economico, cultura e solidarietà) e avete una buona sintesi di quello che, per Milano, è stato un anno di (ri)conferme. La città continua a fare leva sull’effervescenza che ha caratterizzato il semestre dell’Esposizione Universale e tante delle cose che i milanesi stessi consideravano “eccezionali” nel corso del 2015, possono oggi a buon conto essere considerate una nuova norma.

Sala può quindi dormire sonni tranquilli? Non proprio, perché proprio il suo alzare l’asticella lo espone a maggiori rischi. Le aspettative sono alte e, dopo un anno passato a costruire le fondamenta di un mandato, è tempo di cogliere i primi significativi risultati concreti. In fondo è stato eletto per portare a compimento una stagione straordinaria (e lo sta facendo). Ora è tempo di mostrare segni di discontinuità.

Agenzia del farmaco e gestione delle opportunità derivanti dalla Brexit

La principale scommessa di Sala è relativa alla candidatura di Milano come prossima sede per l’Agenzia Europea del Farmaco. Il sindaco si è mosso bene sia nelle interazioni con il Governo che facendo squadra con il Presidente della Regione Lombardia, Maroni. Il Pirellone potrebbe rivelarsi la sede ideale per EMA. Oltre alla sede, Milano mette sul Piatto un corposo pacchetto di incentivi per attrarre i dipendenti dell’Agenzia (frutto di un negoziato con il Ministero dell’Economia e delle Finanze ed il Ministero Affari Esteri). In città si è fatto tutto quel che si poteva fare. Ora la palla passa alle diplomazie internazionali.

Case popolari, piano straordinario di interventi

L’ossessione per le periferie è un tema ricorrente nella comunicazione del Sindaco. Il capitolo uno del Piano “Fare Milano”, presentato a Dicembre 2016, a pochi mesi dell’insediamento. Pianificare interventi di riqualificazione del patrimonio di case popolari di proprietà del Comune è stata la prima declinazione concreta partorita dal Sindaco. Un programma di interventi che cuba oltre 160 milioni di euro, presentato a marzo 2017 insieme ad MM, la municipalizzata che ne curerà l’effettiva realizzazione.

Scali ferroviari e prolungamento delle metropolitane

Sala potrebbe riuscire là dove Pisapia era inciampato. L’accordo con Ferrovie dello Stato per la riqualificazione dei sette scali ferroviari che potrebbero cambiare il volto della città è stato firmato e aspetta di essere ratificato in Consiglio Comunale, dopo un percorso che ha visto al lavoro il Consiglio e le energie creative della città. Se a questo si aggiungono gli interventi di progettazione delle linee metropolitane milanesi (finanziati dal Patto per Milano), si inizia ad intravvedere quello che sarà il volto della città nel 2025.

Piano urbano per la mobilità sostenibile

Si tratta di un altro grande incompiuto della Giunta Pisapia. Il Piano era stato elaborato ma mai approvato dal Consiglio. Pochi giorni fa (8 giugno), anche questa ferita è stata sanata. Lotta all’inquinamento, rafforzamento del trasporto pubblico locale, integrazione tariffaria, promozione della ciclabilità e della mobilità in sharing sono gli assi portanti del PUMS, che disegna le politiche della mobilità per i prossimi 10/15 anni.

Piano migranti e lotta alla povertà

Tra le principali critiche che si muovevano a Sala, c’era quella di “non essere abbastanza di sinistra”. Sebbene nessuno di noi sia in possesso degli esiti dell’esame del sangue fatto al Sindaco in questi mesi, ci sembra di poter dire che le risposte migliori a queste critiche stiano tutte nel modo in cui la città sta affrontando l’emergenza migranti, nelle immagini della manifestazione “20 Maggio senza muri” e nella conferma degli investimenti in politiche sociali (quasi 100 milioni di euro stanziati per lotta alla povertà ed emarginazione, reddito di maternità e bonus badanti)

Piano per l’edilizia scolastica

Si tratta di un’altra di quelle misure chiave, passata in parte sotto traccia, che raccontano bene le caratteristiche di Sala, capace di andare al sodo, pensare in lungo e reperire risorse. Un piano pluriennale di manutenzione straordinaria di quello che è il bene pubblico per eccellenza: le scuole della città. 200 milioni per assicurare copertura ad interventi necessari ed a sperimentazioni di materiali e metodi di costruzione innovativi e sostenibili.

Manifattura Milano

È stata definita “l’idea politica più ambiziosa che c’è oggi in Italia”. Sebbene sia un po’ presto per tirare le somme, la strategia elaborata dall’assessore allo sviluppo economico, Cristina Tajani, sembra essere una delle poche risposte alla crisi in circolazione. Il programma “Manifattura Milano” (e le riflessioni sulle migliori modalità per far fiorire e consolidare quelle “nuove economie urbane” che già qualche anno stanno cambiando il volto della città) sono un segnale chiaro di una città che vuole competere a livello internazionale con i principali poli dell’innovazione globale. Milano sceglie di farlo combinando tradizione e innovazione (artigianato, manifattura digitale, imprenditoria sociale e rigenerazione urbana), con una attenzione particolare alle sorti di chi ha un reddito medio basso e prospettive incerte per il futuro.

Milano e la cultura popolare

In questo anno si è consolidata una caratteristica peculiare della città, terreno fertile per eventi diffusi e palinsesti a più voci. Il Fuori Salone si è di fatto moltiplicato, andando ad “attivare” sempre più quartieri della città ed ha gemmato, idealmente, molte altre “settimane”, che vanno ad aggiungersi a quelle più tradizionali dedicate alla moda. La città sembra ormai trovare “naturali” queste iniziative che valorizzano intere filiere economiche e le portano a diretto contatto con una pluralità di pubblici. Eventi come Book City e Piano City raccontano di come anche la cultura, fruita così, ringiovanisca. E il rapporto reciproco scambio tra queste iniziative ed la rete di nuove istituzioni culturali che sta risvegliando la cultura meneghina non è un caso. La conferma di tutto ciò è che l’unica nota stonata dell’anno, la Fiera del Libro, sia una iniziativa ha fatto leva su interessi privati e non sulla capacità della città di sprigionare energie. C’è tempo per migliorare, come sempre.

L’eredità di Expo

Se ne è tanto parlato. Ed ora la stiamo toccando con mano. Oltre all’ipotesi Agenzia del Farmaco, c’è molto di più. E sono occasioni concrete di cui si discute ormai quotidianamente. Dalla gestione del futuro dell’Area Expo (molte le realtà interessate a trasferirsi lì) al concretizzarsi del progetto Human Technopole (con le relative ricadute urbanistiche da gestire – il futuro di Città Studi, per esempio). La novità, pare di poter dire, è che questa volta gli investimenti “immobiliari” non precedono ma accompagnano le trasformazioni dell’economia e della società meneghina. Milano si è riscoperta in questi anni una capitale internazionale ed una destinazione turistica. Il Sindaco in questo anno si è impegnato in diverse missioni internazionali, per attrarre investitori e per presentare l’offerta culturale della città (il palinsesto di grandi mostre cresce di anno in anno). E la città sta facendo la sua parte, continuando ad investire su queste direttrici (il successo di Seed & Chips, per esempio, va molto oltre la presenza di Obama e mostra come un evento di nicchia possa essere scalato su scala globale, a partire da Milano: servono “solo” capitali, fiducia nei propri mezzi e visione)

Caccia alle risorse europee

Negli anni di Expo, Milano si è internazionalizzata anche sotto un altro aspetto: la capacità di attrarre e spendere risorse europee. É una piccola rivoluzione che è avvenuta sotto traccia, ma mai come in questi anni Milano si è rivelata “competitiva” sotto questo fronte. I progetti OpenAgri e Sharing Cities ne sono la dimostrazione. I due progetti raccontano della capacità ormai acquisita di competere sul piano europeo per quanto riguarda l’originalità delle proposte (OpenAgri: la prima call del programma “Urban Innovative Actions” ha visto la partecipazione delle principali città europee) e la solidità dei partenariati (Sharing Cities vede Milano operare insieme a Londra e Lisbona). Risultati raggiunti in fase finale del mandato di Pisapia che si traducono ora in azioni concrete. Lo stesso è per i fondi europei del programma PON Metro. Sala in questo anno ha consolidato le condizioni per raggiungere altri risultati di questo genere, rafforzando la struttura amministrativa e presidiando al meglio le reti europee di città (Eurocities e C40) ed investendo su migliori contatti con le diplomazie europee (grazie al rapporto di collaborazione sviluppatosi con Emma Bonino). Basi solide che dovranno nei prossimi anni essere messe a regime.

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