Ucraina, Kiev: urla dal silenzio

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ucrainaè esplosa una guerra civile spaventosa sulla nostra porta di casa. Ucraina, 2014. Kiev è una città in guerra. Esercito e polizia sparano sui manifestanti. In due giorni sono state uccise 100 persone. Ed è tutto dannatamente vicino. Da Bruxelles se ne sente il rumore senza nemmeno dover accendere la tv. Si sente l’odore acre del fumo e si vedono le barricate. Impossibile non sentirsi chiamati in causa, è piena Europa. È una lotta a favore o contro ciò che Europa significa, o dovrebbe significare.

Ucraina, Kiev: cronistoria di una rivolta

La rivolta è cominciata il 24 novembre, quando decine di migliaia di persone hanno invaso le strade della capitale per manifestare contro la decisione del Presidente Janukovič di non firmare l’accordo di associazione con l’Unione Europea. Il negoziato era durato mesi, ma in un amen, sotto pressione di Putin, il governo ucraino aveva mostrato le spalle. La firma del patto, infatti, avrebbe significato un allontanamento dall’influenza economica russa. La protesta aveva poi ritrovato vigore quando Janukovič aveva annunciato di voler siglare l’accordo di partenariato commerciale con l’unione doganale Eurasiatica di Putin.

Da allora l’escalation è stata formidabile. Dopo una breve pausa, il 18 febbraio migliaia di persone sono tornate in piazza Maidan – piazza Indipendenza – e hanno rafforzato le barricate. Oggi, 48 ore dopo – bisogna ripetere questo dato temporale ad alta voce finché non se ne coglie la durezza – si contano 100 morti. In una capitale europea. 100 morti in due giorni. Per strada.

L’Ucraina è l’unico vero confine dell’Europa, quello orientale. Fra gli Stati dell’ex Patto di Varsavia, è il più esteso e meglio provvisto di risorse, ma anche il più turbolento. Da un lato subisce l’influenza di Mosca, sia quella lecita che quella coercitiva, dall’altro aspira a una vera indipendenza, che di fatto non ha mai avuto. Se, infatti, dopo la caduta del muro di Berlino e il disintegrarsi dell’URSS alcuni Paesi dell’area hanno definito una loro posizione filo occidentale, l’Ucraina – semplicemente – non ha mai potuto esprimersi. Era dilaniata.

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Ucraina ed Europa

Le Repubbliche baltiche – Lituania, Estonia e Lettonia – sono Stati membri UE, così come Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Romania, Ungheria e Bulgaria. Anche i Balcani – Slovenia e Croazia già membri UE, Serbia in negoziato – stanno percorrendo la strada dell’adesione. L’Ucraina non ha mai iniziato questo percorso, nonostante una lunga liason con l’UE. Si era già sollevata nel 2004, al tempo della rivoluzione arancione.

L’ex presidente Yushenko, leader di quella protesta poi risultata vittoriosa, aveva dichiarato che l’obiettivo di lungo termine dell’Ucraina era di aderire all’Unione. Così diceva anche Julia Tymoščenko. Solo che il primo è stato avvelenato e – sostanzialmente – deposto, la seconda è stata messa in carcere. L’Ucraina è l’ultima frontiera.

Perché impressiona l’ostinatezza della ribellione, che ormai sembra andare fino in fondo? Sbaglia chi ritiene che l’oggetto del contendere sia un accordo commerciale, da sottoscriversi con il miglior offerente, sia esso la Russia o l’Unione Europea. Qualcuno pensa che per questo la gente vada a farsi ammazzare? Vi è in gioco molto di più.

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Ucraina, rivolta per i diritti

È evidentemente in gioco la possibilità di vivere in un paese libero, invece che sotto un regime, almeno per la parte di cittadinanza che si oppone al Governo. Certamente la protesta di oggi, ormai incontrollabile e incendiaria, unisce anche espressioni cupe di destra nazionalista reazionaria, soprattutto nella città di Leopoli, che poco hanno a che vedere con l’aspirazione europea dei primi e dei più numerosi manifestanti.

Forse è il percorso di tutte le rivoluzioni. La grande confusione. Per certi versi piazza Maidan somiglia a piazza Tharir del Cairo. Primavera araba europea. Tuttavia, la maggior parte della gente di Kiev vuole i propri diritti, punto e basta. Non c’entrano accordi economici. Vuole il diritto di vivere liberamente nel proprio paese. Non lo ha mai avuto dalla caduta del muro di Berlino, né può averlo oggi, almeno finché la classe politica viene foraggiata di mazzette e regalie da parte di Mosca e ogni tentativo di rivolta affogato nella violenza, fisica, economica o politica.

La gente di Kiev invoca l’Europa perché ritiene che quel diritto di scegliere e quella garanzia di libertà è raggiungibile guardando a Bruxelles, non a Mosca. Vuole scegliere e non essere comprata mediante prebende a oligarchi venduti. Non vuole l’Europa perché ha fatto dei calcoli di opportunità, la invoca come simbolo di indipendenza. L’Ucraina vuole indipendenza e libertà, niente altro. Ed è immensamente significativo che per avere indipendenza e libertà invochi un’unione. Questa è l’essenza stessa dell’Europa unita, il suo significato profondo.

L’Europa non può provare imbarazzo per questo. Certo la soluzione è complicatissima. L’UE non ha praticamente voce in politica estera perché gli Stati membri hanno preferito non dotare Bruxelles di vere competenze in materia. Tuttavia, ciò che accade a Kiev è una sferzata poderosa e investe la politica europea come una tempesta. Deve essere uno schiaffo violentissimo, deve risvegliare.

Infatti, mentre alcuni in Europa disprezzano un’Unione grazie alla quale prosperano, su quell’unico confine terrestre c’è gente che si fa ammazzare perché vuole indipendenza e libertà. Ma per avere questo, sventolano la bandiera dell’Unione europea. Perché identificano – concetto di una forza impressionante – indipendenza e libertà in un’unione. Quella stessa Unione sorta a fatica dalle macerie delle indipendenze fratricide, che qualche sprovveduto addita come giogo e simbolo di oppressione. Di questo e di nient’altro dobbiamo avere imbarazzo, e vergogna, in Europa.

Immagine| Daily Telegraph

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