Uccisione orsa Daniza: il punto di vista di un esperto

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uccisione orsa danizaUccisione orsa Daniza: un mese fa, il 10 settembre 2014, la morte dell’orsa Daniza in Trentino, uccisa dall’anestetico utilizzato per catturarla, ha scatenato un conflitto mediatico e ideologico di portata ampia quanto effimera. Ora, a mente fredda, proviamo a fare un po’ di chiarezza attenendoci soprattutto ai fatti.

Nel 1996 il Parco Naturale Adamello Brenta, assieme a Provincia Autonoma di Trento e Istituto Nazionale Fauna Selvatica, promuove il progetto Life Ursus: l’obiettivo è ripopolare le Alpi orientali con 10 orsi bruni, “importati” dalla Slovenia. L’intenzione è quella di ottenere, nel giro di 30 anni, una popolazione minima vitale di circa 40-60 individui.

Nel 2010 gli orsi sono già 30, risultato da questo punto di vista eccellente di Life Ursus. Il dubbio principale tuttavia è chiaro fin da subito: si è tenuto conto della convivenza uomo/orso nel medio periodo, in un ambiente ormai da decenni disabituato a ospitare grandi mammiferi?

L’interesse, peraltro meritorio, a riportare l’orso là dove aveva vissuto per secoli, deve confrontarsi con altri interessi, più o meno legittimi ma potenzialmente conflittuali con esso, legati allo sviluppo turistico dell’area e alla tutela degli allevatori di bestiame contro i danni subiti.

Ma veniamo a Daniza. L’orsa è introdotta in Trentino nel 2000. Assurge alla cronaca generalista a metà agosto di quest’anno, quando viene riportata una sua aggressione a un cercatore di funghi, Daniele Maturi. Da allora il plantigrado, madre di due cuccioli, viene monitorato con un accanimento che non si riscontra per gli altri nove orsi introdotti. Fino al tragico epilogo del 10 settembre, con la sua maldestra uccisione. Da quel giorno si è scatenato il finimondo mediatico.

Noi proviamo a ragionare, raccogliendo il punto di vista di un esperto. Ecco quindi il parere di Tommaso Pilla, dottore di ricerca in Scienze Cliniche Veterinarie, responsabile dell’unità di anestesia e rianimazione presso l’Animal Hospital Postojna, in Slovenia, e cofondatore del Centro Veterinario di Diagnostica per Immagini di Visco (UD).

Uccisione orsa Daniza: intervista a Tommaso Pilla

Ciao Tommaso, secondo te perché è stato deciso proprio ora, e perché, di catturare l’orsa Daniza?

Premessa: io mi occupo da anni di anestesia veterinaria, ma quello dell’anestesia dei grandi selvatici e, in particolare, delle catture è un campo abbastanza specifico in cui non pratico. In questi giorni ho parlato della questione con una ricercatrice di Veterinaria di Padova che ha esperienza di catture. Al di là dei comunicati ufficiali non sappiamo molto sulle dinamiche dell’accaduto e sulle effettive modalità con cui è stata gestita la cattura.

Dal punto di vista puramente giuridico potevano sussistere i presupposti per la cattura dell’orsa sulla base di quanto previsto dal PACOBACE (Piano d’azione interregionale per la conservazione dell’Orso bruno sulle Alpi centro-orientali), che prevede l’applicazione di “misure energiche” qualora l’orso arrechi danni fisici anche leggeri alle persone. Per “energiche” si intende la cattura, ma anche l’abbattimento.

Dal punto di vista veterinario è difficile giustificare la decisione di effettuare la cattura dell’orsa Daniza nelle circostanze che si sono verificate il 10 settembre scorso. Il periodo a ridosso del letargo è un momento critico. La cattura di non uno, ma tre individui, inoltre, complica notevolmente l’operazione e, al tempo stesso, privare i due cuccioli della madre lasciandoli in libertà pone dei seri problemi di adattamento e sopravvivenza degli stessi.

Chi è chiamato a prendere una simile decisione credo debba fare un’onesta riflessione che vada al di là di rigidi schemi giuridici poiché la normativa a riguardo, come spesso accade, dice tutto e il contrario di tutto.

Si trattava di un orso giuridicamente classificabile come pericoloso, specie dopo la presunta aggressione al signor Maturi a Pinzolo?

Daniza era stata classificata come “orsa problematica” in diverse occasioni. In quasi tutte le edizioni del Rapporto Orso della Provincia Autonoma di Trento è comparsa tra i protagonisti di scorribande e razzie ai danni principalmente di apiari e greggi, e nel 2012 aveva avuto il primato di orsa più dannosa.

Tutti i casi critici erano stati risolti con tecniche dissuasive e l’orsa era tra le più monitorate. Definirla “pericolosa” è altra cosa e a detta della dott.ssa Fraquelli, veterinaria con una grande esperienza di catture, che la addormentò per trasportarla dalla Slovenia e la catturò in un’altra occasione, l’orsa Daniza non era aggressiva né pericolosa.

Ma a voler essere rigidi, qualsiasi femmina con prole è da considerarsi pericolosa, dal momento che mette in atto naturalmente comportamenti difensivi nei confronti dei cuccioli. L’aggressione a Pinzolo è a mio parere da considerare, al limite, un atto intimidatorio poiché, con una distanza inferiore a 10 metri, se si fosse trattato di reale aggressione, l’uomo sarebbe stato dilaniato e non lievemente graffiato.

Qual è la mortalità degli orsi catturati con teleanestesia?

Guarda, non occupandomi io direttamente di catture di selvatici non ho dati personali a cui attingere, ma posso dire che in generale l’orso è un carnivoro piuttosto resistente a stress e anestesia.

Per avere numeri concreti su cui parlare considera che uno studio scandinavo del 2006 ha riportato una mortalità in cattura dello 0,9%. La squadra trentina ha pubblicato un rapporto secondo cui avrebbero effettuato tra il 2006 e il 2013 15 catture con mortalità del 13%, un dato che con il decesso di Daniza nel 2014 aumenta ulteriormente.

Le variabili sono sempre molte quando si parla di anestesia e ancora di più se si tratta di animali selvatici ed anestesie effettuate in campo. Credo che se vi è un problema di elevata mortalità non solo la tecnica anestesiologica e i farmaci impiegati siano da mettere in discussione quanto piuttosto l’intera organizzazione e gestione della cattura.

Si può congetturare che l’orsa Daniza fosse sotto stress al momento della cattura?

Negli animali selvatici eventi molto stressanti legati alle fasi di cattura possono innescare meccanismi che portano ad aumento del lattato (quello che ci fa sentire dolore ai muscoli dopo un allenamento molto intenso per capirci) ed elevato rilascio di sostanze, le catecolamine che aumentano la frequenza del cuore e il consumo di ossigeno, e molti altri fenomeni che in ultima analisi portano a necrosi cioè morte muscolare e danni ischemici al miocardio. Gli animali in pratica muoiono di stress.

Questo avviene soprattutto quando per la cattura si usano delle trappole o delle gabbie, mentre con i soli mezzi farmacologici se non c’è un lungo inseguimento lo stress è ridotto al minimo. Il comunicato ufficiale rilasciato dopo il decesso parla di teleanestesia in free ranging, quindi senza trappole né inseguimento. Stando alle dichiarazioni ufficiali, quindi, dobbiamo pensare che l’animale non fosse particolarmente stressato.

Che ne sarà dei cuccioli, alle porte del periodo di letargo?

Sul futuro dei due cuccioli ci sono molte incognite. Mi auguro che sopravvivano all’inverno e sicuramente gli addetti ai lavori hanno tutto l’interesse a metterci molte energie vista l’enorme orda mediatica che si è scatenata intorno a loro. Ma il problema è effettivamente più complesso. I due piccoli non hanno ricevuto il necessario imprinting dalla madre ed è possibile che acquisiscano abitudini ben peggiori delle sue. Se dovessero avvicinarsi ai luoghi abitati spinti dalla fame, manifestando segni di confidenza nei confronti dell’uomo, diventerebbero due orsi “problematici”. Nel tentativo di risolvere un problema con molte probabilità ne abbiamo creati due.

In generale, cosa pensi della convivenza uomo/orso nelle Alpi alla luce della vicenda Daniza?

Le attività antropiche si conciliano con notevoli difficoltà con la presenza di questi grandi plantigradi, ma mantenere la biodiversità e garantire il ripopolamento degli animali in via di scomparsa nei nostri territori è una responsabilità a cui la società non deve sottrarsi.

Credo che l’intervento in situazioni di crisi di persone realmente specializzate e competenti possa essere di supporto per le decisioni degli organi decisori, evitando che vengano adottate nei confronti degli orsi misure d’intervento sproporzionatamente energiche. Mi auguro che l’onda d’urto causata da questa vicenda non danneggi il progetto, che alla base ha un grande valore, ma serva piuttosto a garantire la presenza di persone ben formate all’interno del gruppo operativo.

Immagine | Cristian Santinon

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Aspirante antropologo, vive da sempre in habitat lagunar-fluviale veneto, per la precisione svolazza tra Laguna di Venezia, Sile e Piave. Decisamente glocal, ama lo stivale tutto (calzini fetidi inclusi), e prova a starci dietro, spesso in bici. Così dopo frivole escursioni nella giurisprudenza e nel non profit, ha deciso che è giunta seriamente l'ora di mettere la testa a posto e scrivere su tutto quello che gli piace.

6 Comments

  1. Difficile in effetti valutsre la professionalità di chi è intervenuto. Penso che un controllo da parte dell’autorità competente sia doveroso. La difficoltà di coesistenza di turisti e orsi presumo cresca esponenzialmente con la densità di presenze che credo sia in costante aumento. Se anche il numero degli orsi aumenterà non è difficile prevedere nuove situazioni “problematiche”.

  2. effettivamente il problema coesistenza uomo/orso è quello allo stato più spinoso. Sia per il turismo che per l’agricoltura. Necessitano protocolli di (in)formazione per turisti ed operatoti turistici -una serie di ”know how” nel caso s’incontri il plantigrado, e, per quanto riguarda gli allevatori, di un nuovo modo di porsi rispetto ai predatori, compito questo precipuo degli esperti di gestione della fauna. In ogni caso, risarcimenti rapidi e certi dei pregiudizi subiti.

  3. La fine di Daniza è spiaciuta a molte persone e commuove anche perché i due cuccioli dovranno arrangiarsi per continuare vivere. Madre natura, penso, li aiuterà.
    Se si giudica che è bene promuovere il ripopolamento degli orsi in quella zona, è necessario che il problema venga risolto da persone esperte in quel campo. La morte di madre orsa, sia che si sia trattato di un errore nel dosaggio del sonnifero o peggio si sia pensato che fosse più prudente non tentare la sua cattura, ma procedere alla sua eliminazione perché Daniza, è stata giudicata pericolosa, non è a mio avviso tollerabile.

  4. Ancora a un livello più profondo, la coabitazione uomo/orso, a un livello antropologico, evoca questioni complesse e ”fuori moda”. L’orso in Trentino manca da decenni, ma ancora girano leggende e storie di episodi ottocenteschi in cui l’orso era ancora visto come una grande fiera pericolosa, depositario delle paure e dei pericoli provati dalle comunità montane.

  5. Non sapevo che in Trentino fossero ancora vive leggende che considerano una fiera pericolosa un orso.Certamente bisogna sapere come trattare alcuni animali,come difendersi, come rispettarli, specialmente nel caso di una madre-orsa preoccupata per i suoi due cuccioli

    Qualche giorno fa in una trasmissione su RAI 1 hanno parlato della sorte toccata alla povera Daniza e hanno intervistato la nota conduttrice Licia Colò, amante della fauna, della natura e dell’ambiente. La Colò ha commentato la triste fine dell’orsa e dei suoi cuccioli, fatto deplorevole anche considerando la nuova stagione in cui i piccoli orsi per la prima volta dovrebbero andare in letargo senza alcuna preparazione da parte della madre.

  6. Sì le leggende, facendosi carico di un mondo ancestrale, mantengono vivi fatti anche di uno, due secoli precedenti. Senza considerare, poi, che il folklore popolare s’incrocia con quel peculiare mondo mitico che è l’universo venatorio, con i racconti e i ”miti” fatti propri e tramandati dai cacciatori.

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