Trash recensione: elogio scorretto della demagogia2 min read

17 Dicembre 2014 Cultura -

Trash recensione: elogio scorretto della demagogia2 min read

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Due ragazzini di una favela di Rio scavano tra i detriti di una discarica e non possono immaginare che il portafoglio appena trovato cambierà per sempre le loro esistenze. Solo quando si presenta la polizia, disponibile addirittura a offrire una generosa ricompensa per la restituzione, i protagonisti, Rafael e Gardo, realizzano di aver trovato qualcosa di molto importante. Con l’aiuto dell’amico Rato, i due affrontano una straordinaria avventura per scappare dalla polizia e scoprire i segreti contenuti nel portafoglio.

Questo è Trash, vincitore dell’ultimo Festival del film di Roma, un film eticamente insopportabile. Adattamento cinematografico del romanzo per ragazzi dall’omonimo titolo scritto da Andy Mulligan, con la sceneggiatura di Richard Curtis, autore dei ‘celeberrimi copioni’ di Quattro Matrimoni e un funerale e Love Actually.

Trash recensione

Il film, diretto da Daldry, autore di Billy Elliot e The Hours, si avvale di una troupe brasiliana e un produttore esecutivo brasiliano, Fernando Mereilles, che garantiscono la veridicità dei fatti narrati, necessario ingrediente ‘etnico’ per la buona riuscita di questa bella favoletta a lieto fine.

Trash non ha alcun interesse per il degrado sociale e politico delle favelas brasiliane né per la sorte dei bambini, che vivono una realtà alienata e alienante: è l’occhio angloamericano, pingue e avvezzo al benessere, che guarda, con fastidiosa compassione, un dramma sociale.

Innegabile bellezza della fotografia e dei volti dei protagonisti, che muoverebbero a commozione anche gli animi più duri. Il film di Daldry è non a caso sulla stessa lunghezza d’onda di City of God del già citato Meirelles. Entrambi hanno la presunzione di raccontare una realtà nel modo più sincero e limpido possibile, ma si tratta, in verità, di pellicole pensate per guadagnarsi gli applausi facili dei perbenisti di festival e mostre cinematografiche.

Trash non ha nulla di autentico, ad eccezione dei protagonisti, attori non professionisti. Puramente ornamentale è la presenza di Martin Sheen e Rooney Mara, che interpretano un prete e una volontaria. Il film è un tripudio di colori e musica, ma crea svago per occidentali, sfruttando in modo becero la miseria delle bidonville di Rio e i bambini che vivono nella spazzatura, sottoposti a strettissimi e violenti controlli di polizia.

Considerato dal punto di vista del puro intrattenimento, Trash funziona: ha ritmo, personaggi accattivanti con un montaggio parallelo cinematograficamente efficace. Sulla scia di The Millionaire, mette in scena una visione assolutamente falsa ed edificante dell’infanzia nelle favelas, dove il riscatto non esiste, e allevia il peso di molte coscienze occidentali. Nomen omen.

Consigliato: NO!

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Brigida Ranieri nasce il 21 luglio 1983. Dottore di ricerca in Filologia Classica e redattrice presso il Thesaurus Latinae Linguae a Monaco di Baviera, ora è ricercatrice all'Università degli Studi di Perugia. Ama leggere e viaggiare e vive la vita come in un romanzo russo o in un film in bianco e nero di Godard in compagnia di Jean Paul Belmondo.
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