La terza guerra mondiale e non capirci un cazzo

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terza guerra mondialeè una strana sensazione. Da una parte ci arrivano notizie di guerre, massacri, esecuzioni, dall’altra la cosa ci colpisce fino a un certo punto. Il mondiale di calcio e le secchiate d’acqua in testa ci distraggono facilmente, eppure sembra roba grossa: Iraq, Siria, Palestina, Ucraina, Nigeria, Afghanistan. Stati Uniti sempre più coinvolti, paesi Europei a ruota a rifornire di armi gruppi di combattenti a caso (Israele, i ribelli siriani, ora i curdi), Russia che torna a fare la voce grossa. Che sia davvero la terza guerra mondiale?

Terza guerra mondiale: cosa sappiamo?

Sembra davvero la terza guerra mondiale, come l’ha coraggiosamente definita Papa Francesco. Eppure qualcosa rimane come sospeso nell’aria, non ne prendiamo pienamente coscienza nonostante il flusso continuo di informazioni. è il modo in cui queste guerre vengono raccontate, che non torna. E che mi dà da pensare.

Cosa sappiamo di tutto questo? Le letture della situazione che mi vengono in mente pensando alla comunicazione mainstream della (ipotetica) terza guerra mondiale sono:

1. Ci sono dei pazzi fanatici islamisti (ma cosa sarà mai questo Islam, meglio non sapere) che se ne vanno in giro a far fuori gente innocente.
2. Addirittura adesso questi fanatici islamisti vogliono fare uno Stato islamico, ed è una prospettiva che fa paura.
3. Gli americani non sono del tutto innocenti perché in Iraq hanno contribuito al caos e poi hanno interesse a vendere armi. Però tutto sommato è sempre meglio tifare per loro.
4. I cristiani sono perseguitati e ammazzati “da loro” mentre qui accogliamo i mussulmani a braccia aperte.
5. I curdi sono brava gente.
6. Israele forse esagera un po’ ma questi di Hamas se la cercano.
7. In Ucraina succedono robe strane (tra cui aerei abbattuti) ma fondamentalmente non si capisce un cazzo.
8. Un tempo i ribelli siriani erano i nostri eroi ma adesso al-Qaeda si è infiltrata, e poi la guerra civile in Siria da quanto va avanti? Ci ha un po’ annoiato.

Non è un elenco ironico, sono frammenti che mi restano in testa se mi lascio trasportare dal flusso di notizie. È tutto così semplicistico. Noi-loro, che poi è un revival mai sopito delle crociate, è cristiani contro mussulmani, visto che il fattore religioso è sempre quello che funziona meglio per mobilitare combattenti e fomentare il clima d’odio. Ed è, ahimè, anche la linea che stanno scegliendo molti media mainstream italiani per raccontare questa presunta terza guerra mondiale.

Terza guerra mondiale: il racconto di Israele-Palestina

Lo schieramento mediatico massiccio e pervasivo pro Israele è qualcosa di vergognoso e lesivo della dignità professionale di chi fa comunicazione e della libertà di pensiero dei lettori/spettatori.

Il giornalismo è racconto, è naturalmente anche opinione, ma qui siamo di fronte ad una precisa scelta dettata da chissà quali interessi. È il tentativo, manco troppo nascosto, di far passare per giusta una posizione, ed è un tentativo terribile perché non è presentato come opinione ma come racconto dei fatti.

Le prime pagine diventano uno sfogatoio di immagini cruente e titoli inorriditi non appena Hamas si rende protagonista (davvero o presumibilmente, poco cambia) di qualche azione militare. Così il rapimento dei tre ragazzi israeliani e l’esecuzione dei palestinesi accusati di collaborazionismo ottiene un’eco incredibilmente amplificata rispetto ai 2 mila palestinesi morti sotto i bombardamenti negli ultimi due mesi.

Ovviamente è più che lecito prendere le parti di Israele o della Palestina o di entrambi o di nessuno dei due, ma va fatto presentando il proprio contributo come opinione o commento ai fatti, non proponendo una narrazione ambigua dove una posizione finisce per essere quella giusta.

Terza guerra mondiale: il racconto sull’Iraq

Il racconto della confusa situazione in Iraq sta prendendo la stessa piega, e la lettura più immediata è: dei fanatici “islamisti” stanno sgozzando un sacco di buoni cristiani. Questa è la narrazione, tremendamente semplicistica, che sta passando sui media italiani.

Guardate il titolo principale di Repubblica.it di oggi 23 agosto 2014.

terza guerra mondiale
@Repubblica.it – 230814 – 10.54

A che gioco stiamo giocando? Proporre categorie di indesiderati contro cui lanciare campagne di odio senza senso? Far nascere il sospetto che rapper, hacker e spacciatori siano possibili terroristi? Una cosa folle.

Pensiamo davvero che l’Isis possa essere un movimento di fanatici incappucciati a cavallo che semina terrore ovunque va? Siamo capaci di andare oltre e presentare il conflitto come un intreccio di fattori, dove quello politico-economico è quello che conta di più?

Fa parte di questa linea, bisogna dirlo, anche la criminalizzazione del pensiero di Alessandro Di Battista, Deputato del MoVimento 5 Stelle, che ha osato articolare un discorso in cui collegava la situazione attuale in Iraq alle precedenti mosse degli Stati Uniti e dei paesi occidentali.

È ridicolo tra l’altro come adesso si sia diventati tutti filo-curdi. Probabilmente la maggioranza di noi manco sa chi sono, i curdi, e se qualcosa si sa è a causa della vicenda di Abdullah Ocalan, leader del PKK (Partito dei Lavoratori del Kurdistan) che, con l’appoggio di Rifondazione Comunista, intendeva chiedere asilo in Italia ma è poi stato rispedito in Turchia dove è attualmente in un carcere di massima sicurezza.

Allora un moto di sdegno si levò contro la possibilità di dare asilo al leader dei “terroristi curdi” che ora sono invece diventati paladini della libertà contro quei pazzi furibondi di islamisti.

Terza guerra mondiale: un racconto senza etica

Insomma, c’è sufficiente confusione per capire che posizioni semplicistiche che dividono un noi e un loro sono inammissibili. Per questo è scandaloso che molti mezzi di comunicazione si stiano adeguando a questa linea, rendendo sempre più sottile il confine tra racconto dei fatti e opinione.

È un problema etico, innanzitutto, e qualsiasi codice deontologico o manuale di giornalismo lo riconosce. È un problema politico, perché costruisce idee di realtà completamente fuorvianti, presentandole come date, addirittura come giuste. È un problema umano, prima di tutto, perché contribuisce ad erigere barriere costruite sul nulla, e allontana le persone invece di aiutarle a capire.

Immagine | Surian Soosay

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Sociologo freelance, lavora come progettista, ricercatore e formatore in ambito sociale. Per Le Nius è responsabile editoriale, autore e formatore. Crede nell'amore e ha una vera passione per i treni. fabio@lenius.it

6 Comments

  1. Caro Fabio, le guerre mondiali sono state combattute nel cuore della nobile Europa, non vorrai pensare che questi straccioni assetati di sangue abbiano qualcosa di “mondiale”, sarebbe svilire la nostra memoria! Le guerre in paesi extra-UE sono sempre guerre etniche, religiose, fratricide, chimiche, senza pietà….disordini, conflitti dilaganti, epurazioni, esecuzioni sommarie. Tutto ben lontano da qualsiasi connotazione riconducibile all’Europa. Ciao

    • Caro Giacomo, mi intrometto solo per un appunto: la guerra non va MAI bene, fatta in Europa (la cui raffinatezza di cultura, per esempio, non impedì di accedere al carnaio orrendo del 15/18) o in qualunque parte di questo mondo. E ricordo anche, in piena Europa, i conflitti nell’ex-Jugoslavia di neanche 20 anni fa.

  2. sì, i mezzi di informazione mi paiono condizionati da pressioni esterne. Per esempio, sarà un caso che l’attenzione mediatica (come la versione online dei principali quotidiani) si concentra nettamente sulle guerre in Medio Oriente a discapito di quella ucraina? E meno male che la situazione ucraina ha implicazioni ancora più dirette per l’Europa! No, non è un caso. Certi aggiornamenti si trovano solo in versione cartacea così in quanti li leggeranno? Diciamo che quanto è emerge è troppo scomodo per essere diffuso.

  3. Davvero un bell’articolo, un esatta narrazione razionale e riflettuta, un’analisi ben definita.

    Ma proprio perchè c’è gente in gamba come chi ha scritto questo articolo, perchè non si racconta e si narra di quello che accade?
    Invece di criticare un malcostume diffuso e perpetrato nel tempo, sarebbe invece buona cosa essere una resistenza.

    Buon lavoro 😉

  4. Beh, Carmelo, dei tentativi li stiamo facendo, vedi il diario dalla Palestina pubblicato durante i bombardamenti su Gaza dell’estate scorsa, o gli articoli di analisi su Isis e le sue fonti di finanziamento.

    Grazie del commento!

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