Studenti stranieri in Italia: quanti sono, da dove vengono, dove studiano

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Quanti sono gli studenti stranieri in Italia: dati 2017/2017

Come riportato dal rapporto Gli alunni con cittadinanza non italiana, pubblicato dal MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca), gli studenti con cittadinanza non italiana nel 2017/2017 sono 826 mila, il 9,4% del totale.

studenti stranieri in italia

La crescita numerica degli alunni stranieri in Italia ha subito un forte rallentamento negli ultimi anni. È la costante decrescita degli studenti con cittadinanza italiana, diminuiti negli ultimi cinque anni di quasi 241 mila unità, a far sì che rimanga il segno positivo nell’incidenza degli studenti di origine migratoria. In sostanza, la percentuale di alunni stranieri in Italia aumenta anche perché diminuisce la popolazione scolastica italiana con cui raffrontarla.

La maggioranza degli alunni stranieri – il 61% – è nata in Italia. Questo gruppo è cresciuto dalle 371 mila unità dell’anno scolastico 2012/2013 alle 503 mila del 2016/2017 (+35,4%), e rappresenta il 5,8% della popolazione scolastica italiana.

Tra l’anno scolastico 2015/2016 e il 2016/2017 sia gli studenti italiani che quelli nati all’estero sono diminuiti. Gli unici ad aumentare sono stati quelli nati in Italia da genitori stranieri. “Questi ultimi” si legge nel rapporto del MIUR “rappresentano per la scuola italiana l’unica componente attiva che permette di contenere il calo della popolazione scolastica complessiva”.

Da dove vengono gli studenti stranieri in Italia

alunni stranieri in italia

Il paese di provenienza più rappresentato nella scuola italiana è la Romania con 158 mila studenti, il 19,2% degli alunni con cittadinanza non italiana. Seguono l’Albania (13,6%), il Marocco (12,4%), la Cina (6%), le Filippine, l’India, la Moldavia, l’Ucraina, il Pakistan, l’Egitto.

Nell’ultimo decennio si è rafforzata la presenza degli studenti rumeni, mentre è diminuita quella di albanesi e marocchini. Nello stesso periodo sono aumentati gli studenti di origine ucraina, moldava ed egiziana. La presenza degli studenti cinesi è più che raddoppiata, passando da 24 mila a 49 mila unità, facendone la comunità asiatica più rappresentata in Italia, seguita da quella filippina, indiana e pakistana.

La distribuzione territoriale degli alunni stranieri in Italia

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La Lombardia è la regione con il più alto numero di studenti di origine straniera, ospitando da sola un quarto del totale presente in Italia (circa 208 mila), mentre l’Emilia Romagna è quella con la più alta percentuale di alunni stranieri sulla popolazione scolastica regionale (15,8%), seguita da Lombardia (14,7%), Umbria (13,8%), Toscana (13,1%), Veneto e Piemonte (13,0%) e Liguria (12,3%).

Stringendo ancora di più il campo, nella provincia di Milano si trova il maggior numero di studenti con cittadinanza non italiana, con oltre 85 mila unità, seguita da Roma (62 mila) e Torino (quasi 39 mila). Le altre province sono nell’ordine: Brescia, Bergamo, Firenze, Bologna, Modena, Verona e Treviso.

Se si guarda però l’incidenza sulla popolazione scolastica locale la classifica è un’altra e vede al primo posto Prato, con il 24,5% di studenti stranieri, seguita da Piacenza (21,6%) e Mantova (18,4%). Più avanti, ma sempre al di sopra della media italiana, troviamo Brescia, Asti, Cremona, Parma, Modena, Alessandria e Lodi.

alunni stranieri in italia

Quali scuole scelgono gli alunni stranieri in Italia

Nell’anno scolastico 2015/2016 il 92% dei diplomati alla secondaria di I grado (le medie) ha deciso di proseguire gli studi. Di questi l’8,9% ha optato per la formazione professionale regionale, mentre l’83,2% si è iscritto a una scuola secondaria di II grado.

Dai dati emerge che a influenzare la scelta del percorso di studi è soprattutto la valutazione conseguita all’esame di licenza media. Come gli studenti italiani, gli studenti con cittadinanza non italiana scelgono gli istituti professionali quando la votazione conseguita alla licenza media è bassa e i licei quando la votazione è alta.

La differenza tra gli studenti con cittadinanza non italiana e gli studenti italiani sta piuttosto nella votazione stessa: Il 67,3% dei primi ha conseguito il diploma di secondaria di I grado con una votazione di 6 o 7, mentre la maggioranza degli studenti italiani (55,3%) ha ottenuto il diploma con una votazione uguale o superiore a 8.

Un altro fattore che influenza la scelta del percorso scolastico è il luogo di nascita. Gli studenti stranieri nati in Italia sono più orientati verso gli istituti tecnici e i licei, mentre quelli nati all’estero verso gli istituti professionali e gli istituti tecnici.

Considerando le differenze di genere, i licei sono una scelta più femminile che maschile, mentre vi è parità numerica nella scelta dei percorsi professionali. Tuttavia, mentre i maschi si orientano verso il settore Industria e Artigianato, le femmine preferiscono il settore dei servizi.

Al termine della scuola secondaria superiore, il 34% dei diplomati con cittadinanza non italiana prosegue gli studi all’università. I dati confermano che la propensione a proseguire con gli studi universitari è più elevata tra gli studenti dei licei rispetto ai diplomati degli altri percorsi.

La scelta della macro-area didattica vede una prevalenza per il sociale (39,7%), anche se emergono scelte diverse in base alla comunità di appartenenza: gli studenti con nazionalità ucraina, polacca e filippina preferiscono i corsi di studio dell’area scientifica.

Le donne rappresentano la maggioranza degli immatricolati sia in totale (61%) che nelle diverse macro-aree didattiche (ben 84% nell’area umanistica) a esclusione dell’area scientifica. La presenza degli immatricolati con cittadinanza non italiana si concentra maggiormente in alcune aree geografiche del paese risultando massima nel nord ovest (35%) e minima nelle isole (2%).

I principali problemi degli studenti stranieri in Italia

L’inserimento dei nuovi arrivati

A fronte dell’aumento delle seconde generazioni, gli studenti che entrano per la prima volta nel sistema scolastico italiano tendono a diminuire. Tra il 2015/2016 e il 2016/2017 si è registrato un netto calo della presenza di nuovi arrivati di circa diecimila unità (-30,5%).

In termini numerici gli studenti neo arrivati sono maggiormente presenti in Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Tuttavia, se si prende in considerazione la loro incidenza sul totale degli stranieri, i valori più elevati si registrano in Sicilia (5,9%), Molise (5,7%), Sardegna e Basilicata (5,3%) e Campania (4,3%). Questi dati sono dovuti alla forte presenza di studenti di recente immigrazione e di minori non accompagnati arrivati via mare, che si sono fermati nelle zone più vicine all’approdo.

La bassa frequenza e l’alta dispersione scolastica

La regolarità dei percorsi scolastici è un indicatore fondamentale dell’integrazione. Oltre il 40% dei quattordicenni stranieri è in ritardo scolastico, spesso dovuto all’inserimento in classi inferiori rispetto all’età. Si aggiungono i ritardi relativi alle bocciature e alle non ammissioni. È un fenomeno che riguarda più i maschi che le femmine.

Il primo anno della scuola secondaria superiore risulta essere cruciale. È nel passaggio tra i 14 e i 15 anni di età che l’incidenza dei ritardi cresce drasticamente (dal 43,4% al 57% nel 2016/2017). La stessa incidenza si osserva nel passaggio tra i 15 e i 16 anni.

Il confronto con gli studenti italiani evidenzia distanze notevoli: il 31,3% contro il 10% a livello nazionale. Il massimo divario si registra appunto nella scuola secondaria superiore, dove i ritardi rappresentano il 20,9% degli studenti italiani contro il 59,1% degli studenti stranieri.

Una conseguenza allarmante del ritardo scolastico è senz’altro costituita dall’abbandono della frequenza scolastica. L’esame di questo fenomeno attraverso l’indicatore europeo degli Early Leaving from Education and Training evidenzia che gli alunni con cittadinanza non italiana sono quelli a più alto rischio di abbandono, con il 32,8% a fronte di una media nazionale del 13,8%.

In particolare, i dati del MIUR dimostrano che, se nella fascia d’età 3-16 anni il tasso di scolarità è lo stesso per alunni italiani e stranieri – 100% nella scuola primaria e secondaria di I grado, 90% nel primo triennio della secondaria di II grado – nella fascia 3-5 anni e 17-18 anni le cose cambiano.

Per quanto riguarda i più grandi il tasso di scolarità degli alunni stranieri scende al 64,8%, contro l’80,9% degli italiani. Questo significa che c’è una brusca interruzione del percorso scolastico tra i 17 e i 18 anni, che impedisce a circa il 35% degli studenti con cittadinanza non italiana di realizzare una formazione più completa utile all’inserimento nel mondo del lavoro. Parlando di differenze di genere, a questa età l’abbandono scolastico riguarda soprattutto i maschi.

La scolarità dei bambini con cittadinanza non italiana è inferiore anche nella fascia che va dai 3 ai 5 anni, con una percentuale del 77% contro il 96% dei bambini italiani. In questo caso sono più le femmine a rimanere a casa, dato che, secondo il rapporto del MIUR, “mette in luce, con ogni probabilità, anche motivazioni culturali e familiari che svantaggiano le bambine rispetto ai bambini”.

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Educatore professionale, lavora in contesti di disagio sociale. Cura il blog andreiaway.it e ha pubblicato il libro Funamboli sulla strada, l'infanzia che resiste a Città del Guatemala (Sensibili alle foglie, 2017). Per Le Nius scrive di temi sociali e no-profit.

2 Comments

  1. Ottimo articolo che illustra con numeri e dati la realta’ scolastica italiana. Il sistema educativo e’ la pietra angolare su cui poggia l’integrazione degli stranieri; ed a tal proposito credo meritino una nota di plauso a tutte le nostre maestre/i ed insegnanti che si trovano ad affrontare e risolvere situazioni educative sicuramente non semplici.

  2. non bisogna però dimenticare che la difficoltà di integrazione degli “stranieri” nel mondo scolastico è in parte dovuta anche all’ostilità da parte degli italiani verso i non italiani. Si è vero che inserire uno studente già cresciuto in una classe di italiani, quindi con piena padronanza della lingua, crea non pochi problemi e rallenta il progredire della classe ma purtroppo una certa ostilità si riscontra anche a livello di scuola materna, che tendenzialmente favorisce gli italiani a discapito degli stranieri. Un peccato perché sarebbe il contesto ideale per sanare il gap culturale. A parer mio diventa urgente combattere in maniera efficace la dispersione scolastica e fondamentale innalzare l’obbligo scolastico sino ai 18 anni. Non basta una legge occorrono anche severi controlli. Si otterrebbe così una formazione anche caratteriale oltre che culturale in “ambiente controllato” con la certezza di diplomare ITALIANI a prescindere dall’origine etnica. E’ comunque un processo che darà i suoi frutti, tangibili e sfruttabili, nell’arco di svariati anni.
    Io non avrei difficoltà ad affidarmi ad un medico di colore od affidarmi ad un avvocato di chiare origini orientali…….solo che per allora sarei ultracentenario. Comunque questa è l’unica via.
    LA SCUOLA AL CENTRO DI TUTTO

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