Studenti stranieri in Italia: quanti sono, da dove vengono, dove studiano

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Gli studenti stranieri in Italia sono una fetta sempre più importante della popolazione scolastica nazionale. È ormai un fatto consolidato. Loro malgrado, questi bambini e ragazzi sono oggetto di un confronto di posizioni che pone l’accento sulle differenze e ostacola l’integrazione. Ma quanti sono esattamente gli alunni stranieri in Italia? Da dove vengono? In quali territori sono più presenti? Quali scuole scelgono?

Rispondiamo a queste e altre domande utilizzando i dati del rapporto Gli alunni con cittadinanza non italiana, pubblicato dal MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) con riferimento all’anno scolastico 2017/2018.

Quanti sono gli studenti stranieri in Italia

A partire dagli anni ottanta, quando gli studenti con cittadinanza non italiana erano poche migliaia (0,06% del totale nell’anno 1983-1984) abbiamo avuto una costante crescita, sia in termini di valore assoluto che percentuale. Ancora vent’anni fa, nell’anno scolastico 1996/1997 erano 59 mila, lo 0,7% della popolazione scolastica; oggi gli studenti stranieri in Italia sono 842 mila, il 9,7% del totale.

studenti stranieri in italia

Prima di lasciarci impressionare dal potere evocativo dei numeri abbiamo un paio di considerazioni importanti da fare.

Diminuiscono gli studenti italiani

La prima riguarda il fatto che la crescita numerica degli alunni stranieri in Italia ha subito un forte rallentamento negli ultimi anni, nonostante l’attenzione mediatica sul tema dell’immigrazione suggerisca il contrario. I tassi di crescita più significativi si sono riscontrati tra il 2007 e il 2013, mentre dall’anno scolastico 2013/2014 il tasso di crescita è dell’1-2% annuo.

In realtà è quindi più la costante decrescita degli studenti con cittadinanza italiana, diminuiti negli ultimi cinque anni di quasi 300 mila unità, a far sì che rimanga il segno positivo nell’incidenza degli studenti di origine migratoria. In sostanza, la percentuale di alunni stranieri in Italia aumenta anche perché diminuisce la popolazione scolastica italiana con cui raffrontarla.

La maggior parte degli studenti stranieri è nata in Italia

La seconda considerazione è che la maggioranza degli alunni stranieri – il 63% – è nata in Italia. Si tratta dei cosiddetti immigrati di seconda generazione, bambini e ragazzi che in molti casi parlano l’italiano come prima lingua, tifano per il Milan e passano i loro pomeriggi all’oratorio. Figli di genitori nati all’estero, molti di loro sono italiani in tutto e per tutto, tranne che per i documenti.

Questo gruppo è cresciuto di 28 mila unità nell’ultimo anno, a fronte di una diminuzione di 16 mila unità degli studenti stranieri nati all’estero. Se la tanto dibattuta riforma della cittadinanza che avrebbe introdotto i principi dello ius culturae e dello ius soli temperato fosse stata approvata, oggi staremmo parlando di ben altri numeri e l’incidenza degli alunni stranieri sarebbe intorno al 4-5%.

Da dove vengono gli studenti stranieri in Italia

In Italia sono presenti oltre 200 nazionalità di provenienza diverse. La maggioranza proviene da un gruppo ristretto di paesi, alcuni dei quali sono aree di emigrazione storica verso l’Italia, come la Romania, l’Albania e il Marocco. Sono dati che si riflettono anche nella composizione della popolazione degli alunni stranieri in Italia.

alunni stranieri in italia

Il paese di provenienza più rappresentato nella scuola italiana è la Romania con 158 mila studenti, il 18,8% degli alunni con cittadinanza non italiana. Seguono l’Albania (13,6%), il Marocco (12,3%), la Cina (4,8%), le Filippine, l’India, la Moldavia, l’Egitto, il Pakistan, l’Ucraina.

Tra i paesi più rappresentati, rispetto allo scorso anno il paese con l’incremento più significativo di studenti nella scuola italiana è la Cina (+8%), negli altri casi i numeri sono stabili o in lieve calo, per esempio per gli studenti di cittadinanza rumena.

La distribuzione territoriale degli alunni stranieri in Italia

Il dato nazionale del 9,7% sintetizza una realtà molto diversificata a livello territoriale. Gli studenti stranieri tendono infatti a concentrarsi nelle regioni del centro-nord, mentre nelle regioni meridionali l’incidenza è inferiore alla media nazionale. Tale distribuzione riflette il maggiore insediamento dei migranti nei contesti caratterizzati da un mercato del lavoro più favorevole.

La Lombardia è la regione con il più alto numero di studenti di origine straniera, ospitando da sola un quarto del totale presente in Italia (circa 213 mila), mentre l’Emilia Romagna è quella con la più alta percentuale di alunni stranieri sulla popolazione scolastica regionale (16,1%), seguita da Lombardia (15,1%), Toscana (13,8%), Umbria (13,7%), Veneto (13,3%) e Piemonte (13,2%). Le regioni del sud presentano percentuali di presenza di alunni stranieri comprese tra il 2 e il 5%.

Stringendo ancora di più il campo, nella provincia di Milano si trova il maggior numero di studenti con cittadinanza non italiana, con quasi 89 mila unità, seguita da Roma (62 mila) e Torino (39 mila). Le altre province sono nell’ordine: Brescia, Bergamo, Firenze, Bologna, Verona, Modena e Treviso.

Se si guarda però l’incidenza sulla popolazione scolastica locale la classifica è un’altra e vede al primo posto Prato, con il 26,1% di studenti stranieri, seguita da Piacenza (22,2%) e Mantova (18,4%). Più avanti, ma sempre al di sopra della media italiana, troviamo Brescia, Asti, Cremona, Parma, Modena, Lodi e Alessandria.

studenti stranieri in italia

A livello comunale i dati evidenziano come alcune comunità siano particolarmente radicate in determinate aree. In alcuni comuni del Lazio, come Tivoli e Guidonia, il 65-70% degli studenti stranieri è costituita da alunni di cittadinanza rumena. In alcuni comuni dell’Emilia Romagna (Sassuolo, Vignola, Cento e Imola) la percentuale di studenti marocchini varia tra il 24% e il 40% sul totale degli studenti stranieri. I cinesi sono presenti in modo massiccio – tra il 40 e il 60% degli studenti stranieri – in diversi comuni toscani, tra cui Campi Bisenzio, Prato, Fucecchio. Alcuni comuni della Lombardia, infine, si distinguono per la forte presenza di studenti egiziani (Milano, Sesto San Giovanni, Cinisello Balsamo, Vigevano, Pioltello e Cologno Monzese).

Questi casi particolari mettono in luce il rischio di una distribuzione non equilibrata degli alunni con background migratorio nelle scuole e nelle classi. Nel tentativo di favorire l’inclusione scolastica il MIUR ha fissato alcuni criteri organizzativi, indicando di norma al 30% la quota di alunni con cittadinanza non italiana e con ridotte conoscenze della lingua italiana iscritti in ciascuna classe. In nessun caso, però, le scuole possono rifiutare l’iscrizione di un minore in ragione del superamento di tale quota.

Vi sono, ovviamente, casi di scuole che superano il 30% di alunni con cittadinanza non italiana (il 6% delle scuole, prevalentemente in Lombardia, Emilia Romagna e Veneto). Ci sono anche 729 scuole in Italia in cui gli alunni di origine straniera superano il 50%. A fronte di questi dati va detto che il 18,6% delle scuole italiane non ha nessuno studente straniero mentre il 60% delle scuole ha una percentuale di studenti con cittadinanza non italiana fino al 15%.

Quali scuole scelgono gli alunni stranieri in Italia

Nell’anno scolastico 2017/2018 il 91% dei diplomati alla secondaria di I grado (le medie) ha deciso di proseguire gli studi. Di questi il 9% ha optato per la formazione professionale regionale, mentre l’82% si è iscritto a una scuola secondaria di II grado.

Dai dati emerge che a influenzare la scelta del percorso di studi è soprattutto la valutazione conseguita all’esame di licenza media. Come gli studenti italiani, gli studenti con cittadinanza non italiana scelgono gli istituti professionali quando la votazione conseguita alla licenza media è bassa e i licei quando la votazione è alta.

La differenza tra gli studenti con cittadinanza non italiana e gli studenti italiani sta piuttosto nella votazione stessa: Il 70,4% dei primi ha conseguito il diploma di secondaria di I grado con una votazione di 6 o 7, mentre la maggioranza degli studenti italiani (52,3%) ha ottenuto il diploma con una votazione uguale o superiore a 8.

Un altro fattore che influenza la scelta del percorso scolastico è il luogo di nascita. Gli studenti stranieri nati in Italia sono più orientati verso gli istituti tecnici e i licei, mentre quelli nati all’estero verso gli istituti professionali e gli istituti tecnici.

Considerando le differenze di genere, i licei sono una scelta più femminile che maschile, mentre vi è parità numerica nella scelta dei percorsi professionali. Tuttavia, mentre i maschi si orientano verso il settore Industria e Artigianato, le femmine preferiscono il settore dei servizi.

Al termine della scuola secondaria superiore, il 34% dei diplomati con cittadinanza non italiana prosegue gli studi all’università. I dati confermano che la propensione a proseguire con gli studi universitari è più elevata tra gli studenti dei licei rispetto ai diplomati degli altri percorsi.

La scelta della macro-area didattica vede una prevalenza per il sociale (39,7%), anche se emergono scelte diverse in base alla comunità di appartenenza: gli studenti con nazionalità ucraina, polacca e filippina preferiscono i corsi di studio dell’area scientifica.

Le donne rappresentano la maggioranza degli immatricolati sia in totale (61%) che nelle diverse macro-aree didattiche (ben 84% nell’area umanistica) a esclusione dell’area scientifica. La presenza degli immatricolati con cittadinanza non italiana si concentra maggiormente in alcune aree geografiche del paese risultando massima nel nord ovest (35%) e minima nelle isole (2%).

I principali problemi degli studenti stranieri in Italia

studenti stranieri in italia

L’inserimento dei nuovi arrivati

Gli studenti che entrano per la prima volta nel sistema scolastico presentano i bisogni più marcati e urgenti. Oltre alle problematiche di inserimento devono confrontarsi con la conoscenza della lingua, che può rappresentare un ostacolo enorme. Sono queste le percentuali da tenere sotto controllo se si vogliono programmare i necessari interventi di accoglienza e le opportune azioni didattiche.

A fronte dell’aumento delle seconde generazioni, gli studenti che entrano per la prima volta nel sistema scolastico italiano tendono a diminuire. Negli ultimi cinque anni il dato dei nuovi entrati è calato di novemila unità, di cui oltre 2 mila tra l’anno scolastico 2016/2017 e il 2017/2018.

La bassa frequenza e l’alta dispersione scolastica

La regolarità dei percorsi scolastici è un indicatore fondamentale dell’integrazione. Il 40% dei quattordicenni stranieri è in ritardo scolastico, spesso dovuto all’inserimento in classi inferiori rispetto all’età. Si aggiungono i ritardi relativi alle bocciature e alle non ammissioni. È un fenomeno che riguarda più i maschi che le femmine.

Il primo anno della scuola secondaria superiore risulta essere cruciale. È nel passaggio tra i 14 e i 15 anni di età che l’incidenza dei ritardi cresce drasticamente (dal 40 al 54% nel 2017/2018). Il confronto con gli studenti italiani evidenzia distanze notevoli: nell’anno scolastico 2017/2018 gli studenti italiani in ritardo sono il 9,6% contro il 30,7% degli studenti con cittadinanza non italiana.

Il trend è però positivo: nell’anno scolastico 2009/2010 i quattordicenni stranieri in ritardo erano il 62% contro il 40% attuale.

Una conseguenza allarmante del ritardo scolastico è senz’altro costituita dall’abbandono della frequenza scolastica. L’esame di questo fenomeno attraverso l’indicatore europeo degli Early Leaving from Education and Training evidenzia che gli alunni con cittadinanza non italiana sono quelli a più alto rischio di abbandono, con il 33,1% a fronte di una media nazionale del 14% (l’obiettivo europeo 2020 è del 10%).

Se consideriamo la scuola dell’infanzia, il primo potente mezzo di inclusione e integrazione (non solo per gli stranieri), la scarsa frequenza dei bambini con cittadinanza non italiana è un’occasione mancata, a cominciare dall’apprendimento della lingua e delle competenze relazionali che facilitano l’ingresso alla scuola primaria.

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Educatore professionale, lavora in contesti di disagio sociale. Cura il blog andreiaway.it e ha pubblicato il libro Funamboli sulla strada, l'infanzia che resiste a Città del Guatemala (Sensibili alle foglie, 2017). Per Le Nius scrive di temi sociali e no-profit.

2 Comments

  1. Ottimo articolo che illustra con numeri e dati la realta’ scolastica italiana. Il sistema educativo e’ la pietra angolare su cui poggia l’integrazione degli stranieri; ed a tal proposito credo meritino una nota di plauso a tutte le nostre maestre/i ed insegnanti che si trovano ad affrontare e risolvere situazioni educative sicuramente non semplici.

  2. non bisogna però dimenticare che la difficoltà di integrazione degli “stranieri” nel mondo scolastico è in parte dovuta anche all’ostilità da parte degli italiani verso i non italiani. Si è vero che inserire uno studente già cresciuto in una classe di italiani, quindi con piena padronanza della lingua, crea non pochi problemi e rallenta il progredire della classe ma purtroppo una certa ostilità si riscontra anche a livello di scuola materna, che tendenzialmente favorisce gli italiani a discapito degli stranieri. Un peccato perché sarebbe il contesto ideale per sanare il gap culturale. A parer mio diventa urgente combattere in maniera efficace la dispersione scolastica e fondamentale innalzare l’obbligo scolastico sino ai 18 anni. Non basta una legge occorrono anche severi controlli. Si otterrebbe così una formazione anche caratteriale oltre che culturale in “ambiente controllato” con la certezza di diplomare ITALIANI a prescindere dall’origine etnica. E’ comunque un processo che darà i suoi frutti, tangibili e sfruttabili, nell’arco di svariati anni.
    Io non avrei difficoltà ad affidarmi ad un medico di colore od affidarmi ad un avvocato di chiare origini orientali…….solo che per allora sarei ultracentenario. Comunque questa è l’unica via.
    LA SCUOLA AL CENTRO DI TUTTO

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