Studenti stranieri in Italia: quanti sono, da dove vengono, dove studiano

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Gli studenti stranieri in Italia sono una fetta sempre più importante della popolazione scolastica nazionale. È ormai un fatto consolidato. Loro malgrado, questi bambini e ragazzi sono oggetto di un confronto di posizioni che pone l’accento sulle differenze e ostacola l’integrazione. Ma quanti sono esattamente gli alunni stranieri in Italia? Da dove vengono? In quali territori sono più presenti? Quali scuole scelgono?

Rispondiamo a queste e altre domande utilizzando i dati del rapporto Gli alunni con cittadinanza non italiana, pubblicato dal MIUR (Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) con riferimento all’anno scolastico 2016/2017.

Quanti sono gli studenti stranieri in Italia

A partire dagli anni ottanta, quando gli studenti con cittadinanza non italiana erano poche migliaia (0,06% del totale nell’anno 1983-1984) abbiamo avuto una costante crescita, sia in termini di valore assoluto che percentuale. Ancora vent’anni fa, nell’anno scolastico 1996/1997 erano 59 mila, lo 0,7% della popolazione scolastica; oggi gli studenti stranieri in Italia sono 826 mila, il 9,4% del totale.

studenti stranieri in italia

Prima di lasciarci impressionare dal potere evocativo dei numeri abbiamo un paio di considerazioni importanti da fare.

Diminuiscono gli studenti italiani

La prima riguarda il fatto che la crescita numerica degli alunni stranieri in Italia ha subito un forte rallentamento negli ultimi anni, nonostante l’attenzione mediatica sul tema dell’immigrazione suggerisca il contrario. È la costante decrescita degli studenti con cittadinanza italiana, diminuiti negli ultimi cinque anni di quasi 241 mila unità, a far sì che rimanga il segno positivo nell’incidenza degli studenti di origine migratoria. In sostanza, la percentuale di alunni stranieri in Italia aumenta anche perché diminuisce la popolazione scolastica italiana con cui raffrontarla.

La maggior parte degli studenti stranieri è nata in Italia

La seconda considerazione è che la maggioranza degli alunni stranieri – il 61% – è nata in Italia. Si tratta dei cosiddetti immigrati di seconda generazione, bambini e ragazzi che in molti casi parlano l’italiano come prima lingua, tifano per il Milan e passano i loro pomeriggi all’oratorio. Figli di genitori nati all’estero, molti di loro sono italiani in tutto e per tutto, tranne che per i documenti.

Questo gruppo è cresciuto dalle 371 mila unità dell’anno scolastico 2012/2013 alle 503 mila del 2016/2017 (+35,4%), e rappresenta il 5,8% della popolazione scolastica italiana. Se la tanto dibattuta riforma della cittadinanza che avrebbe introdotto i principi dello ius culturae e dello ius soli temperato fosse stata approvata, oggi staremmo parlando di ben altri numeri e l’incidenza degli alunni stranieri sarebbe intorno al 4-5%.

Tra l’anno scolastico 2015/2016 e il 2016/2017 sia gli studenti italiani che quelli nati all’estero sono diminuiti. Gli unici ad aumentare sono stati quelli nati in Italia da genitori stranieri. “Questi ultimi” si legge nel rapporto del MIUR “rappresentano per la scuola italiana l’unica componente attiva che permette di contenere il calo della popolazione scolastica complessiva”.

Da dove vengono gli studenti stranieri in Italia

In Italia sono presenti oltre 200 nazionalità di provenienza diverse. La maggioranza proviene da un gruppo ristretto di paesi, alcuni dei quali sono aree di emigrazione storica verso l’Italia, come la Romania, l’Albania e il Marocco. Sono dati che si riflettono anche nella composizione della popolazione degli alunni stranieri in Italia.

alunni stranieri in italia

Il paese di provenienza più rappresentato nella scuola italiana è la Romania con 158 mila studenti, il 19,2% degli alunni con cittadinanza non italiana. Seguono l’Albania (13,6%), il Marocco (12,4%), la Cina (6%), le Filippine, l’India, la Moldavia, l’Ucraina, il Pakistan, l’Egitto.

Nell’ultimo decennio si è rafforzata la presenza degli studenti romeni, mentre è diminuita quella di albanesi e marocchini. Nello stesso periodo sono aumentati gli studenti di origine ucraina, moldava ed egiziana. La presenza degli studenti cinesi è più che raddoppiata, passando da 24 mila a 49 mila unità, facendone la comunità asiatica più rappresentata in Italia, seguita da quella filippina, indiana e pakistana.

La distribuzione territoriale degli alunni stranieri in Italia

Il dato nazionale del 9,4% sintetizza una realtà molto diversificata a livello territoriale. Gli studenti stranieri tendono infatti a concentrarsi nelle regioni del centro-nord, mentre nelle regioni meridionali l’incidenza è inferiore alla media nazionale. Tale distribuzione riflette il maggiore insediamento dei migranti nei contesti caratterizzati da un mercato del lavoro più favorevole.

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La Lombardia è la regione con il più alto numero di studenti di origine straniera, ospitando da sola un quarto del totale presente in Italia (circa 208 mila), mentre l’Emilia Romagna è quella con la più alta percentuale di alunni stranieri sulla popolazione scolastica regionale (15,8%), seguita da Lombardia (14,7%), Umbria (13,8%), Toscana (13,1%), Veneto e Piemonte (13,0%) e Liguria (12,3%).

Stringendo ancora di più il campo, nella provincia di Milano si trova il maggior numero di studenti con cittadinanza non italiana, con oltre 85 mila unità, seguita da Roma (62 mila) e Torino (quasi 39 mila). Le altre province sono nell’ordine: Brescia, Bergamo, Firenze, Bologna, Modena, Verona e Treviso.

Se si guarda però l’incidenza sulla popolazione scolastica locale la classifica è un’altra e vede al primo posto Prato, con il 24,5% di studenti stranieri, seguita da Piacenza (21,6%) e Mantova (18,4%). Più avanti, ma sempre al di sopra della media italiana, troviamo Brescia, Asti, Cremona, Parma, Modena, Alessandria e Lodi.

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A livello comunale i dati evidenziano come alcune comunità siano particolarmente radicate in determinate aree. In alcuni comuni del Lazio, ad esempio, la quasi totalità degli studenti stranieri è costituita da alunni romeni. Si va dal 65% di Guidonia al 72% di Tivoli, fatto 100 il numero degli alunni stranieri nel comune. Allo stesso modo in alcuni comuni dell’Emilia Romagna (Sassuolo, Vignola, Cento e Imola) la percentuale di studenti marocchini varia tra il 24% e il 40% sul totale degli studenti stranieri. I cinesi sono presenti in modo massiccio in diversi comuni toscani, tra cui Campi Bisenzio, Prato, Fucecchio. Alcuni comuni della Lombardia, infine, si distinguono per la forte presenza di studenti egiziani (Milano, Sesto San Giovanni, Cinisello Balsamo, Vigevano, Pioltello e Cologno Monzese).

Questi casi particolari mettono in luce il rischio di una distribuzione non equilibrata degli alunni con background migratorio nelle scuole e nelle classi. Nel tentativo di favorire l’inclusione scolastica il MIUR ha fissato alcuni criteri organizzativi, indicando di norma al 30% la quota di alunni con cittadinanza non italiana e con ridotte conoscenze della lingua italiana iscritti in ciascuna classe. In nessun caso, però, le scuole possono rifiutare l’iscrizione di un minore in ragione del superamento di tale quota.

Vi sono, ovviamente, casi di scuole che superano il 30% di alunni con cittadinanza non italiana (il 5,6% delle scuole, prevalentemente in Lombardia, Emilia Romagna e Veneto). Va però considerato che fanno parte del conteggio anche gli alunni nati in Italia da genitori stranieri, senza i quali le classi con oltre il 30% scendono allo 0,7%.

In alcuni casi – qui e qui a Milano, ad esempio – la presenza supera il 50% del totale degli alunni frequentanti, fenomeno che riguarda soprattutto le scuole per l’infanzia, mentre vi sono scuole senza alcuno studente straniero (il 19,4% delle scuole).

Quali scuole scelgono gli alunni stranieri in Italia

Nell’anno scolastico 2015/2016 il 92% dei diplomati alla secondaria di I grado (le medie) ha deciso di proseguire gli studi. Di questi l’8,9% ha optato per la formazione professionale regionale, mentre l’83,2% si è iscritto a una scuola secondaria di II grado.

Dai dati emerge che a influenzare la scelta del percorso di studi è soprattutto la valutazione conseguita all’esame di licenza media. Come gli studenti italiani, gli studenti con cittadinanza non italiana scelgono gli istituti professionali quando la votazione conseguita alla licenza media è bassa e i licei quando la votazione è alta.

La differenza tra gli studenti con cittadinanza non italiana e gli studenti italiani sta piuttosto nella votazione stessa: Il 67,3% dei primi ha conseguito il diploma di secondaria di I grado con una votazione di 6 o 7, mentre la maggioranza degli studenti italiani (55,3%) ha ottenuto il diploma con una votazione uguale o superiore a 8.

Un altro fattore che influenza la scelta del percorso scolastico è il luogo di nascita. Gli studenti stranieri nati in Italia sono più orientati verso gli istituti tecnici e i licei, mentre quelli nati all’estero verso gli istituti professionali e gli istituti tecnici.

Considerando le differenze di genere, i licei sono una scelta più femminile che maschile, mentre vi è parità numerica nella scelta dei percorsi professionali. Tuttavia, mentre i maschi si orientano verso il settore Industria e Artigianato, le femmine preferiscono il settore dei servizi.

Al termine della scuola secondaria superiore, il 34% dei diplomati con cittadinanza non italiana prosegue gli studi all’università. I dati confermano che la propensione a proseguire con gli studi universitari è più elevata tra gli studenti dei licei rispetto ai diplomati degli altri percorsi.

La scelta della macro-area didattica vede una prevalenza per il sociale (39,7%), anche se emergono scelte diverse in base alla comunità di appartenenza: gli studenti con nazionalità ucraina, polacca e filippina preferiscono i corsi di studio dell’area scientifica.

Le donne rappresentano la maggioranza degli immatricolati sia in totale (61%) che nelle diverse macro-aree didattiche (ben 84% nell’area umanistica) a esclusione dell’area scientifica. La presenza degli immatricolati con cittadinanza non italiana si concentra maggiormente in alcune aree geografiche del paese risultando massima nel nord ovest (35%) e minima nelle isole (2%).

I principali problemi degli studenti stranieri in Italia

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L’inserimento dei nuovi arrivati

Gli studenti che entrano per la prima volta nel sistema scolastico presentano i bisogni più marcati e urgenti. Oltre alle problematiche di inserimento devono confrontarsi con la conoscenza della lingua, che può rappresentare un ostacolo enorme. Sono queste le percentuali da tenere sotto controllo se si vogliono programmare i necessari interventi di accoglienza e le opportune azioni didattiche.

A fronte dell’aumento delle seconde generazioni, gli studenti che entrano per la prima volta nel sistema scolastico italiano tendono a diminuire. Tra il 2015/2016 e il 2016/2017 si è registrato un netto calo della presenza di nuovi arrivati di circa diecimila unità (-30,5%).

In termini numerici gli studenti neo arrivati sono maggiormente presenti in Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. Tuttavia, se si prende in considerazione la loro incidenza sul totale degli stranieri, i valori più elevati si registrano in Sicilia (5,9%), Molise (5,7%), Sardegna e Basilicata (5,3%) e Campania (4,3%). Questi dati sono dovuti alla forte presenza di studenti di recente immigrazione e di minori non accompagnati arrivati via mare, che si sono fermati nelle zone più vicine all’approdo.

La bassa frequenza e l’alta dispersione scolastica

La regolarità dei percorsi scolastici è un indicatore fondamentale dell’integrazione. Oltre il 40% dei quattordicenni stranieri è in ritardo scolastico, spesso dovuto all’inserimento in classi inferiori rispetto all’età. Si aggiungono i ritardi relativi alle bocciature e alle non ammissioni. È un fenomeno che riguarda più i maschi che le femmine.

Il primo anno della scuola secondaria superiore risulta essere cruciale. È nel passaggio tra i 14 e i 15 anni di età che l’incidenza dei ritardi cresce drasticamente (dal 43,4% al 57% nel 2016/2017). La stessa incidenza si osserva nel passaggio tra i 15 e i 16 anni.

Il confronto con gli studenti italiani evidenzia distanze notevoli: il 31,3% contro il 10% a livello nazionale. Il massimo divario si registra appunto nella scuola secondaria superiore, dove i ritardi rappresentano il 20,9% degli studenti italiani contro il 59,1% degli studenti stranieri.

Una conseguenza allarmante del ritardo scolastico è senz’altro costituita dall’abbandono della frequenza scolastica. L’esame di questo fenomeno attraverso l’indicatore europeo degli Early Leaving from Education and Training evidenzia che gli alunni con cittadinanza non italiana sono quelli a più alto rischio di abbandono, con il 32,8% a fronte di una media nazionale del 13,8%.

In particolare, i dati del MIUR dimostrano che, se nella fascia d’età 3-16 anni il tasso di scolarità è lo stesso per alunni italiani e stranieri – 100% nella scuola primaria e secondaria di I grado, 90% nel primo triennio della secondaria di II grado – nella fascia 3-5 anni e 17-18 anni le cose cambiano.

Per quanto riguarda i più grandi il tasso di scolarità degli alunni stranieri scende al 64,8%, contro l’80,9% degli italiani. Questo significa che c’è una brusca interruzione del percorso scolastico tra i 17 e i 18 anni, che impedisce a circa il 35% degli studenti con cittadinanza non italiana di realizzare una formazione più completa utile all’inserimento nel mondo del lavoro. Parlando di differenze di genere, a questa età l’abbandono scolastico riguarda soprattutto i maschi.

La scolarità dei bambini con cittadinanza non italiana è inferiore anche nella fascia che va dai 3 ai 5 anni, con una percentuale del 77% contro il 96% dei bambini italiani. In questo caso sono più le femmine a rimanere a casa, dato che, secondo il rapporto del MIUR, “mette in luce, con ogni probabilità, anche motivazioni culturali e familiari che svantaggiano le bambine rispetto ai bambini”.

Se consideriamo la scuola dell’infanzia, il primo potente mezzo di inclusione e integrazione (non solo per gli stranieri), la scarsa frequenza dei bambini con cittadinanza non italiana è un’occasione mancata, a cominciare dall’apprendimento della lingua e delle competenze relazionali che facilitano l’ingresso alla scuola primaria.

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Educatore professionale, lavora in contesti di disagio sociale. Cura il blog andreiaway.it e ha pubblicato il libro Funamboli sulla strada, l'infanzia che resiste a Città del Guatemala (Sensibili alle foglie, 2017). Per Le Nius scrive di temi sociali e no-profit.

1 Comment

  1. Ottimo articolo che illustra con numeri e dati la realta’ scolastica italiana. Il sistema educativo e’ la pietra angolare su cui poggia l’integrazione degli stranieri; ed a tal proposito credo meritino una nota di plauso a tutte le nostre maestre/i ed insegnanti che si trovano ad affrontare e risolvere situazioni educative sicuramente non semplici.

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