Strage di migranti: storia dell’eroe greco sulla spiaggia

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Strage di migranti: storia dell'eroe greco sulla spiaggia
@the guardian

Un ritratto di disperazione e valore. La disperazione di chi affronta il mare in fuga da guerre e orrori e si mette in mano a sciacalli ed approfittatori; il valore di quegli uomini che non si risparmiano per salvare delle vite umane.

La scorsa settimana è successo a Rodi l’isola greca più a est dell’Egeo: fame e guerra erano lontane dai pensieri del sergente Antonis Deligiorgis, che non aveva la minima idea dell’incontro che avrebbe fatto qualche ora dopo. Lei è Wegasi Nebiat, una ragazza eritrea di 24 anni, parte dell’imbarcazione che di lì a poco si sarebbe infranta sugli scogli dell’isola.

La carretta su cui Nebiat e altri profughi somali, eritrei e siriani si imbarcano nel porto turco di Marmaris è sul punto di schiantarsi, lasciando questi uomini e donne stremati in balia delle correnti. È questa la scena davanti a cui si trova Antonis, che fino a qualche minuto prima sorseggiava un caffè al bar con la moglie.

Nebiat, che per il viaggio verso la libertà ha pagato oltre 10.000 dollari, vede i sogni infrangersi su quegli scogli, così vicina alla meta. Nebiat si aggrappa ad una boa con le poche forze rimaste.

Quello che vede Antonis Deligiorgis alle 10 e 10 di una mattina di Rodi è quella che tante volte hanno visto i pescatori di Lampedusa, magari di notte. La barca è disintegrata, i migranti sono in mare e annegano.

Ho fatto quello che mi è venuto più naturale, mi sono tolto la maglia e mi sono tuffato in mare

ha raccontato Antonis. Deligiorgis porta a riva 20 dei 93 migranti a rischio di annegamento. Il capitano greco non ricorda quante donne, uomini o bambini abbia salvato, dice però di non aver dimenticato la vista di un uomo, intorno ai 40 anni, mentre moriva e affondava senza che nessuno riuscisse a salvarlo.

Si agitava, non riusciva a respirare, stava soffocando. Ho provato a raggiungerlo ma non ce l’ho fatta

Le operazioni di salvataggio a Rodi non sono state per nulla facili, a causa dell’incessante sciabordio di onde gigantesche e delle correnti che hanno reso molto difficile portare i migranti in salvo.

La storia di Antonis, una come tante di quegli uomini che non si arrendono all’indifferenza della Fortezza Europa, ma conservano quell’umanità che non ti permette di stare a guardare mentre interi carichi di uomini, donne e bambini vanno a fondo. Una storia simbolica, che riguarda tutti gli uomini e le donne del Mediterraneo che si spendono per le vite di questi migranti.

All’inizio pensavo fosse una barca di turisti, non ci potevo credere. Così vicino alle spiagge e agli hotel, un’imbarcazione strapiena di uomini e donne. Non ho mai visto niente di simile, e non dimenticherò mai il terrore dentro a quegli occhi. Mai.

La storia di Nebiat, una delle centinaia di migliaia di persone che si mettono in movimento per trovare vita e dignità.

Nebiat è salva, ha passato tutta la settimana in ospedale per un sospetto di polmonite e giovedì è partita alla volta di Atene, pronta per ricominciare il suo viaggio. Iniziato dall’Eritrea, continuato in Sudan, passato per la Turchia (grazie a un passaporto falso) e diretto alla meta finale: la Svezia.

Sono davvero fortunata. Fortunata ad essere ancora viva.

Fonte: The Guardian

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Si occupa della community di Le Nius, in pratica delle relazioni con le persone qui dentro e sui social media. Di mestiere editor e SEO. Da sempre ha un debole per i troiani e una forte antipatia per gli achei (semicit.). davide@lenius.it

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