La storia di un piccolo grande atlante

di

Piccolo atlante storico geografico dei centri socialiQuesta recensione potrebbe reggersi semplicemente sul racconto di un aneddoto. Questo.

13 febbraio 2014, ore 19 circa. È il giorno dell’uscita del Piccolo atlante storico geografico dei centri sociali italiani, sono molto curioso di leggere l’ultimo libro di Claudio Calia edito da BeccoGiallo e mi reco alla Feltrinelli di viale Giulio Cesare per acquistarlo.

Vago un po’ per la libreria in cerca di una copia e alla fine mi arrendo (la considero sempre una sconfitta quando non si riesce a trovare da soli il libro che si cerca) e (giurandovi che questo dialogo è realmente accaduto) chiedo a un commesso:

Scusa sto cercando un fumetto che è uscito oggi, ma non lo trovo tra le novità, è di Claudio Calia e si chiama…
Certo! Il libro di BeccoGiallo sui centri sociali, vediamo se ne è rimasta una copia perché una l’ho già messa da parte per me…

Consulta il pc e mi dice di seguirlo. Iniziamo a vagare per qualche minuto per la libreria in cerca della mia copia. Dopo varie tappe intermedie (senza risultati) mi chiede di aspettarlo e sparisce dietro a una porta. Alla fine, sorridente, arriva e accompagnandomi alla cassa mi porge la copia.

Oh, grazie mille sei stato gentilissimo!
Figurati, per Claudio (Calia ndr) questo e altro.

Quanti sono, dove si trovano e cosa fanno i centri sociali italiani?

Questa è la domanda che sta alla base del libro. L’autore, col suo stile inimitabile, si cala nel fumetto e in prima persona disegna un dettagliatissimo reportage di viaggio. Da nord a sud intervista personaggi, racconta storie, fatti, narra sgomberi e occupazioni, riporta stralci di interventi pubblici e lascia spazio a ricordi ed esperienze personali.

piccolo-atlante-storico-geografico-dei-centri-sociali-italianiCalia riesce nel non semplice intento di portare il lettore al di là della porta di ingresso di un centro sociale. Leggendo questo libro molti avranno la possibilità di visitare per la prima volta una realtà che nella cronaca giornalistica mainstream ci finisce soltanto se c’è da far polemica, giocando spesso il ruolo dell’antagonista. Il piccolo atlante, se dovessi definirlo in una sola battuta, direi che racconta il non detto. La sorprendentemente normale vita di una collettività.

Calia ammette che è impossibile definire un fenomeno così grande e in costante movimento, quindi quello che avrete tra le mani, se deciderete di comprarlo, sarà un piccolo manuale per orientarvi, per sapere dove andare a cercare delle iniziative culturali se siete in viaggio o per comprendere cosa succede, chi ci sta e a cosa serve un centro sociale (se non ci siete mai stati).Piccolo atlante storico geografico dei centri sociali italiani

Chi scrive non è un grande conoscitore di questa realtà, ma ultimamente, complice un trasloco nelle vicinanze di un importante centro sociale romano citato anche nel libro, ho imparato ad apprezzare l’importanza che un simile luogo riesce ad avere per il quartiere e per il vicinato. Ho apprezzato il suo essere un punto di riferimento alternativo. E soprattutto ho toccato con mano una grande verità che emerge anche nel libro: un centro sociale può essere compreso in un unico modo. Visitandolo.

La citazione: La costituzione italiana non dice che la proprietà privata è sacra e inviolabile. Si inserisce in una tradizione liberale, non socialista né comunista – lo sosteneva anche un tale teorico statunitense di nome Peter Parker, che “Da un grande potere derivano grandi responsabilità” – che afferma come alla proprietà corrisponda una responsabilità sociale.

Piccolo atlante storico geografico dei centri sociali italiani
Claudio Calia
BeccoGiallo
160 pp
13 euro

Immagini / Sherwood

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Federico Vergari. 3 giugno 1981. Giornalista pubblicista. Un saggio sul rapporto tra politica e fumetto pubblicato nel 2008 con Tunué. Scrive un po’ di tutto sul suo blog ilcanedaguardia.blogspot.com. Per lenius.it si occupa esclusivamente della nona arte. II fumetto.

1 Comment

  1. La proprietà è un diritto non assoluto, ma dotato di alcuni limiti; il punto è che è la legge a determinare questi limiti. Chi si pone oltre o al di fuori della legge può soltanto farlo nella consapevolezza di prefigurare, di anticipare qualcosa che ancora non c’è, o di correggere qualcosa che c’è ma non è (più) corretto. E’ la rivendicazione di ciò che è ”legittimo” di contro a cio’ che è ”legale”. E nel farlo, il cittadino o movimento si pone come (nuova) fonte legislativa, come nuova fonte. Un passaggio stretto ma necessario.

    Costituzione (1948), art.42 – La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti. La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale
    .
    Statuto Albertino (1848), Art. 29. – Tutte le proprietà, senza alcuna eccezione, sono inviolabili. Tuttavia quando l’interesse pubblico legalmente accertato, lo esiga, si può essere tenuti a cederle in tutto o in parte, mediante una giusta indennità conformemente alle leggi.

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