Stoner-Ducati: a volte ritornano4 min read

26 Novembre 2015 Uncategorized -

Stoner-Ducati: a volte ritornano4 min read

Reading Time: 4 minutes

stoner-ducati
@naikmotor

È di lunedì la notizia dell’ingaggio di Stoner da parte di Ducati, nella scuderia in cui il pilota australiano ha corso dal 2007 al 2010, vincendo nella sua stagione d’esordio con la casa italiana il suo primo titolo mondiale, e contribuendo alla conquista dell’altrettanto primo e fino ad ora unico mondiale costruttori della stessa Ducati.

Non si tratta di un ritorno come pilota titolare, bensì di un impegno su due fronti: collaudatore per il progetto Motogp, andando ad affiancare il tester storico Pirro, nonché ambasciatore ducatista nel mondo, con già in programma la presenza al “World Ducati Week” di inizio luglio 2016.

Stoner-Ducati: i perché del ritorno

Come si è concretizzata questa “reunion”? La notizia era per la verità nell’aria da qualche settimana, ed una accelerata importante la si è avuta soprattutto quando Ducati ha annusato la possibilità che Stoner lasciasse Honda dopo diversi anni di militanza, tra attività “ufficiale” e testing. Frizioni tra le due parti si erano infatti avute ad inizio anno, quando l’australiano si propose per sostituire l’infortunato Pedrosa nelle gare di Austin e dell’Argentina, venendo però “rifiutato” a favore del modesto giapponese Aoyama con una motivazione poco convincente, che all’epoca sembrò più che altro una mossa di protezione nei confronti di un Marquez che stava accusando le prime difficoltà tecniche del suo difficile 2015. Corsa la 8 ore di Suzuka per portare a termine un progetto avviato diversi mesi prima, l’australiano, finalmente libero da ulteriori impegni, ha deciso di fare questo passo.

Sicuramente Stoner è una icona del motociclismo moderno, nonostante non corra più nel mondiale da ormai 3 anni. L’eco delle sue imprese sportive, la sua rivalità con Rossi e l’affetto che ha saputo conquistarsi nel nostro paese in seguito al quadriennio in Ducati, lo rendono a tutti gli effetti un rappresentante in grado di promuovere perfettamente il marchio, specie poi in un mercato strategico come può essere quello australiano. In questo senso, sembra quasi avvenire un ideale passaggio di testimone, con Stoner che riceve la “staffetta” da un altro suo connazionale che ha lasciato grandi ricordi in rosso, ovvero Troy Bayliss. Questa mossa sa quindi tanto di continuità, e sembra essere decisamente azzeccata se consideriamo il precedente positivo con il tre volte campione Superbike.

Stoner-Ducati: il nuovo ruolo di Casey

Come detto sopra, il ritorno del binomio Stoner-Ducati avrà comunque dei riflessi anche in pista, dove farà da collaudatore per un numero di volte ancora da definire, portando avanti insieme all’altro tester di Ducati, Pirro, il lavoro di una casa che da qualche stagione a questa parte sta disperatamente cercando di tornare ad insidiare Honda e Yamaha, dominatrici quasi incontrastate nell’epoca Motogp.

Anche sotto questo aspetto la scelta dell’australiano sembra perfetta: Stoner ha sempre dimostrato di essere un pilota in grado di trovare il limite con apparente facilità, cosa che consentirebbe di mettere a nudo pregi e difetti del progetto Desmosedici. Questo non può che velocizzare il lavoro degli uomini Ducati, i quali avranno dei riferimenti validi perché Casey, nonostante sia fermo da qualche anno, ha sempre mantenuto uno standard prestazionale di assoluto livello, in grado, stando a quanto si è detto a più riprese tra gli addetti ai lavori in Honda, di farlo girare su tempi assolutamente competitivi anche per l’attuale mondiale.

Ma Stoner tornerà alle gare?

stoner-ducatiL’argomento è ormai periodicamente messo sul tavolo sin da quando si è ritirato tre anni fa, scorgendo in queste decisioni di collaborare con le case per cui ha corso una sorta di fiammella del desiderio di agonismo che si andava pian piano accendendo, nonostante le dichiarazioni di rito abbiano sempre smentito questa ipotesi. Personalmente, ritengo che non ci sia una concreta possibilità che Stoner possa tornare a disputare un mondiale completo. Questo perché la Motogp attuale è fondamentalmente la stessa che aveva lasciato nel 2012, a livello di uomini al vertice, modus operandi “politico” discutibile e clima avvelenato, che mai come nel finale dell’ultima stagione si è palesato in tutta la sua negatività.

In più, le recenti pieghe regolamentari, che vedono l’introduzione di una elettronica unificata più grezza e meno raffinata di quella utilizzata precedentemente, se da un lato possono risaltare il ruolo del pilota, dall’altro mostrano come il campionato non ambisca propriamente al top delle prestazioni e dello sviluppo tecnologico, cose da sempre auspicate da Stoner per un suo eventuale ritorno alle corse, nonostante il già notevole livello raggiunto dai prototipi attuali.

Più facile pensare, piuttosto, ad una qualche saltuaria apparizione in alcune gare selezionate in qualità di wild card, preparandole magari adeguatamente prima di affrontarle con dei test utili a raccogliere qualche dato buono per l’assetto. In questa prospettiva, non può non saltare subito alla mente la tappa australiana di Phillip Island, pista da sempre interpretata in modo magistrale da Stoner, e dove l’australiano ha vinto sei edizioni consecutive del gran premio tra 2007 e 2012.

CONDIVIDI

Studente di giurisprudenza come "occupazione" ufficiale e appassionato di sport in generale, più come spettatore che come atleta, ahimè. Seguo con particolare interesse gli sport motoristici e da qualche anno a questa parte il motomondiale (ma pure la superbike), pur essendomi avvicinato ad essi con le 4 ruote e la F1.
Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

TORNA
SU