Stoccolma, weekend di gioco e poesia

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Stoccolma-paesaggio

Mettetevi comodi. Preparatevi qualche corona per comprare 6 hotdog col ketchup, dell’acqua, una torta. Accomodatevi ad un tavolino in uno dei parchi più grandi che c’è, con un fiume che scorre davanti e, dietro di lui, un’immensa distesa verde. Un cavallo che passa di tanto in tanto, dei passerotti e delle papere. Di fianco a una fermata dell’autobus.

Mettetevi comodi, voglio raccontarvi una storia. Portandovi a Stoccolma. E’ una storia che inizia all’improvviso, quasi per caso. Nascendo da una frase semplice, come può essere: “Ho preso due giorni di ferie”, dove in questa frase, forse, c’è già dentro un viaggio.

Come arrivare. Si prenota il volo super offerta, che a breve rimane solo volo. Più arguzia e prontezza potrebbero aiutare a mantenere anche l’offerta. Salutiamo così l’andata e ritorno a 80 euro -possibile trovare anche a meno prenotando con un po’ di anticipo- e ci accingiamo a pagare poco meno del doppio. Da qui in poi tutto è molto facile. I viaggi sono fatti così, si apre la porta, si prende la valigia, si esce e si chiude la porta.

E aldilà di questa porta ce ne sono mille altre che sono pesantissime, come se gli abitanti di Stoccolma avessero paura che qualcuno potesse entrare a portare disordine nel loro mondo fatto di cantieri il giorno prima e feste d’inaugurazione il giorno dopo, di cene alle 7 di sera e di pioggia puntuale. Perciò costruiscono delle porte pesantissime quasi volessero selezionare i visitatori.

Abbiamo aperto le porte dei bambini al museo Junibacken, camminando sulle ginocchia per poter entrare a Villa Villa Colle insieme a Pippi Calzelunghe e sederci con lei sul quel trenino. E, senza neanche accorgercene, siamo tornate bambine, perse tra una torta, un binocolo e un aeroplano. In maniera semplicemente fanciullesca. Senza pensieri se non quello di non perdersi niente del piccolo mondo intorno a noi. Un sorriso stampato in faccia e nella testa solo preziosa curiosità.

Museo Junibacken

Abbiamo aperto le porte dei ristoranti, ma soprattutto le abbiamo chiuse, sentendoci un po’ giovani adolescenti che vengono buttate fuori da un locale perché ormai si è fatto tardi. Non diremo a nessuno che ore fossero in realtà. Come non diremo a nessuno che non ci siamo fatte un minimo di scrupolo a mangiare un’alce e una renna. Con la spensieratezza dei giovani. Una birra salda in una mano e nella testa solo voglia di ridere.

Ci siamo rifiutate di aprirle le porte di un parco giochi che non ci voleva e, prendendo due biciclette che si frenano coi pedali, non c’è parco giochi che tenga. Tra un’inchiodata e l’altra capiamo come funzionano questi strani mezzi a due ruote, come si rispettano questi minuscoli semafori e in quale delle mini corsie ci dobbiamo posizionare. L’unica cosa che ancora non è molto chiara è come mai, dopo chilometri di pedalata per arrivare a quell’isoletta lì, questo gentile svedese ci dice non solo che non ci troviamo su quell’isoletta lì, ma che addirittura non ci troviamo su quella cartina lì! Il cuore ride e gli occhi fanno spazio a questi scorci inaspettati. Macchina fotografica al collo e nella testa la certezza che non smetteremo mai di stupirci.

Con la saggezza dei vecchi abbiamo aperto le porte di uno dei vascelli più famosi del mondo. Di uno dei vascelli più stupidi del mondo, che nel suo viaggio d’inaugurazione, appena uscito dal porto, si va a incagliare. E per questo ora giace al Museo Vasa. E lo voglio mettere nel racconto perché una vicenda così assurda non voglio che ce la dimentichiamo. E così, come le tenere vecchiette, ci addormentiamo. Nella testa tutte le bellezze che stiamo ammirando in questo viaggio.

Questa storia giunge quasi al termine: come una guardia dà il cambio a un’altra con una grandiosa cerimonia, anche noi salutiamo la nostra nuova crocetta su Stoccolma in maniera celebrativa, chiedendoci chi sarà la prossima.

Così, passando su tutti i mezzi di locomozione immaginabili, dall’aereo alla bici, dal battello alla metro, dal taxi al pullman e dal tram al trenino e, dopo aver aperto tutte le porte di queste nuove isole, torniamo di fronte alla prima; chiusa con così tanta liberazione ora la troviamo davanti a noi che aspetta solo che una mano si posi sopra alla sua maniglia per rovinarle addosso tutto quel che nasconde dietro.

Stoccolma-cosa mangiareMa finchè le mani che si poseranno sulla maniglia saranno due quella porta non sembrerà più così pesante e i pesi nascosti dietro non potranno mai schiacciarle.

Dove dormire. Stoccolma è abbastanza cara, per dormire e per mangiare. Per dormire vi consigliamo Bed&Breakfast Stockholm at Mariatorget, oppure lo Stockholm Hostel, Alströmergatan 15, Kungsholmen. Sono entrambe soluzioni confortevoli con una notevole differenza di prezzo: mentre l’ostello permette di cavarsela con 70 euro per una stanza doppia, il bed&breakfast chiede almeno il doppio. Piccole controindicazioni ovunque voi andiate: i letti spacciati per matrimoniali sono più che minuscoli e può essere che le stanze non abbiano la finestra.

Dove mangiare. Consigliamo di provare il Pelikan, ristorante tipico con una bella atmosfera e, per i prezzi svedesi, non costa troppo. Non dimenticate che gli svedesi mangiano presto, quindi non aspettare le ore piccole per mangiare.

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Il primo grande viaggio lo intraprendo nel 1986, per arrivare qui, mondo dove rimarrò fino ad oggi e, mi auguro, ancora per un po’. Cresco, imparo a parlare con la parola “Coca – Cola” disegnandomi così precoce figlia del consumismo. Gioco nei primi anni e studio in quelli dopo. Cade a fagiolo che scrissi una tesina proprio sul viaggio. Ne iniziai uno iscrivendomi all’Università di Terapia Occupazionale e trascorsi qui gli anni migliori, finora. Me ne andai un po’ in giro per l’Europa, tornai. Me ne andai a fare un salto in Kenya, tornai. Me ne stetti un po’ in Perù e tornai anche da lì. Ritornano sempre. Strimpello la chitarra, ma la gente mi supplica di smettere. O comunque di non accompagnare gli accordi con il mio canto. Forse anche per questo preferisco i libri alle persone. A tempo perso lavoro in un ospedale geriatrico a Milano. Magari domani partirò. Magari invece no.

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