Steve McCurry a Monza: una mostra che va “Oltre lo sguardo”3 min read

18 Novembre 2014 Cultura Viaggi -

Steve McCurry a Monza: una mostra che va “Oltre lo sguardo”3 min read

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McCurry Monza
©Steve McCurry

La pazienza, la curiosità, l’importanza di non sprecare tempo quando si trova una buona storia, la capacità di ascoltare e la squadra giusta. A Steve McCurry sono bastati questi ingredienti in valigia, oltre alla macchina fotografica, qualche rullino e pochi vestiti, per diventare Steve McCurry. Da più di trent’anni il fotografo originario di un sobborgo di Philadelphia è una delle voci più rappresentative del reportage, grazie a un lavoro che spazia dai conflitti alle culture in via di estinzione, dalle tradizioni al mondo contemporaneo. Mettendo sempre a fuoco l’elemento umano, che ha fatto del suo scatto più celebre, “La ragazza afgana” pubblicata nel 1984 sulla copertina di National Geographic, un’immagine iconica della sofferenza dei profughi. A cinque anni dall’esposizione milanese a Palazzo della Ragione nel 2009, la Villa Reale di Monza porta Steve McCurry a Monza, ospitando fino al 6 aprile 2015 la mostra “Oltre lo sguardo”.

McCurry Monza India
©Steve McCurry

Steve McCurry a Monza: una mostra che va “Oltre lo sguardo”

Un viaggio attraverso i luoghi, indietro nel tempo e nella storia, alla scoperta dell’umanità, e un viaggio alla scoperta di una professione. Nelle sale appena restaurate, grazie all’allestimento-installazione di Peter Bottazzi, si viene assorbiti nei mondi, nei colori e nelle realtà degli scatti del maestro, tra immagini famose e passate alla storia e altre esposte per la prima volta al pubblico. Foto di grandi dimensioni che si arrampicano su scale a pioli o sono poggiate sul pavimento o su strutture di legno in maniera invadente, obbligando il visitatore a crearsi un proprio percorso visivo, ad essere artefice del proprio viaggio, a piegarsi per passare tra le immagini, in un ping-pong di sguardi, senza poterne rimanere indifferente. Un viaggio attraverso i luoghi, indietro nel tempo e nella storia, alla scoperta di volti dimenticati. Dall’India -primo paese visitato negli anni ’70 con uno zaino in spalla – alla Birmania, dagli Stati Uniti dopo l’11 settembre alle Ande, riflesse negli occhi dannatamente verdi e bagnati dalle lacrime di un bimbo che si punta una pistola giocattolo alla tempia. Un viaggio accompagnati dal suono dei video disseminati nelle sale, che raccontano una professione nella quale, come spiega McCurry, [quote align=”center” color=”#999999″]è necessario farsi guidare dalla passione e circondarsi delle persone giuste, perché a volte in un contesto a noi estraneo può bastare poco, una parola o un gesto sbagliato, per fare la differenza tra la vita e la morte, tra la gioia e il dolore[/quote] Dalla ragazza afghana al minatore, dalle rotaie senza inizio né fine di Rio De Janeiro ai 12 scatti realizzati per il nuovo calendario Lavazza, in ognuna delle immagini si ritrovano la curiosità e la pazienza di un professionista che va oltre la bella fotografia per cercare in uno sguardo il ritratto di un popolo: [quote align=”center” color=”#999999″]Ho imparato a essere paziente. Se aspetti abbastanza, le persone dimenticano la macchina fotografica e la loro anima comincia a librarsi verso di te[/quote]

McCurry Monza Africa
©Steve McCurry

Steve McCurry: 5 consigli per i fotografi di viaggio

1) Avere la squadra giusta e di cui ci si può fidare: la vita di un reporter dipende dall’equipe che lo segue 2) Limitare le giornate di viaggio per trovare il più velocemente possibile una storia 3) Impegnare il tempo nelle fotografie e, se buono, stare sul pezzo poiché spesso il viaggio offre più occasioni di fare ottime fotografie rispetto alla destinazione finale 4) Prendere parte alla conversazione, viaggiare e fotografare in lungo e in largo per il mondo con l’unico scopo di documentare storie 5) Seguire la passione: è necessario essere coinvolti e amare i posti in cui si sta per ottenere un buon risultato

McCurry Monza Africa
©Steve McCurry

Steve McCurry a Monza: Quando

Dal 30 ottobre 2014 al 6 aprile 2015

Steve McCurry a Monza: Dove

Villa Reale di Monza – viale Brianza 1 – Secondo Piano Nobile

Steve McCurry a Monza: Orari

Martedì – Venerdì dalle ore 10 alle 18. Sabato, Domenica e festivi dalle ore 10 alle 19. Lunedì chiuso (tranne lunedì 8 Dicembre dalle 10 alle 18). Consigliamo di visitare il sito per qualsiasi ulteriore informazione.

McCurry Monza Africa
©Steve McCurry

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Viaggiatrice, sognatrice, lettrice. Una tesi in storia contemporanea e un corso in Gestione dell'Immigrazione sintetizzano la sua vita universitaria. Girasoli e asini le sue passioni. Nello zaino non mancano mai i libri, la macchina fotografica, la passione per i viaggi e un paio di scarpe da ginnastica con cui segnare la strada.
2 Commenti
  1. Roberto

    Bello, ci voleva! Abito a Monza, ma della mostra stanno parlando solo il grandi quotidiani. Sono contento che siate venuti a vederla personalmente, notando anche la scomodità di passare tra una scala e l'altra per vedere le foto. Ma chi ha scritto il pezzo? Vorrei chiedergli cosa ne pensa della parte sul calendario Lavazza. Immagino che qui non potesse scrivere tutto. Grazie, Roberto

  2. Silvia M.

    Ciao Roberto,Se hai la fortuna di vedere questa mostra, è impossibile non scrivere nulla! Sono ormai dieci anni che Steve McCurry e Lavazza collaborano e viaggiano insieme alla scoperta di nuovi volti e storie, grazie al progetto "Tierra!". L'artista è diventato il portavoce e il narratore per eccellenza di un percorso di sostenibilità culturale, di responsabilità sociale e... di alto valore artistico. L'idea nel 2002 è stata, infatti, quella di aiutare alcune comunità di produttori di caffè a migliorare le proprie tecniche produttive e le condizioni lavorative (ndr. le prime realtà toccate sono state quelle di Perù, Honduras e Colombia). Le comunità coinvolte hanno raggiunto la piena autonomia e vendono i loro prodotti direttamente. "Tierra!" ha poi operato in Brasile, India, Tanzania, Vietnam ed Etiopia. Quello che colpisce nel calendario Lavazza 2015, il primo di McCurry, oltre al progetto, è sicuramente anche la forza emotiva delle immagini e dei luoghi. Le fotografie sono costruite, appaiono irreali a tratti e alcuni colori sono esaltati, questo è certo. Pur apprezzando maggiormente gli scatti tradizionali, non sono riuscita mentre vedevo queste immagini a non farmi coinvolgere e a non pensare che parlavano di storie di traguardi, esaltando la grande dignità delle persone che li avevano raggiunti. «Persone che mi restituiscono, con lo sguardo, storie in grado di arrivare dritte ora alla testa, ora al cuore», ha detto lo stesso McCurry raccontando il progetto il cui ricavato, non dimentichiamo, andrà a sostegno del progetto 10.000 orti in Africa. I tempi sono maturi per un calendario che mette al centro i temi della responsabilità, della biodiversità, dell'agricoltura e naturalmente del lavoro (e non modelle, calciatori e star).

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