Star Trek: Beyond, oltre ad un buon film d’azione, c’è di più?

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Star Trek: Beyond è un film di compromessi e passaggi di testimone. La direzione del film è stata affidata a Justin Lin, regista di quattro episodi della saga di Fast & Furious, dopo che sia J.J. Abrams (impegnatissimo con The Force Awakens) che Roberto Orci avevano rinunciato al progetto.

Anche la sceneggiatura di Simon Pegg, attore che interpreta Scotty e grande fan della serie, è stata commissionata in un secondo tempo, in quanto l’originale di Orci è stata ritenuta troppo Star Trek dalla Paramount, alla ricerca di qualcosa di più accessibile e meno alienante per il pubblico dell’estate cinematografica.

Se unite queste premesse ad un martellante trailer action sulle note di un’orecchiabile canzone cantata da Rihanna, è facile capire come i fan della serie non vivessero proprio tranquillamente l’attesa dell’uscita della pellicola.

Il risultato finale è ben lungi dall’essere disastroso e nel bene e nel male si allinea nel tono e nell’approccio delle due pellicole precedenti di questo reboot, cercando di tradire meno le sue origini rispetto al precedente Into Darkness ma risultando in ultima analisi più godibile come generico “film d’intrattenimento con astronavi” che come una produzione davvero in grado di saziare una voglia di Star Trek, non osando mai diventare qualcosa di più che un ben confezionato e disimpegnato aperitivo estivo per il pubblico in trepidante attesa di nuovo materiale su Star Wars.

Nel probabile intento di renderli simpatici e familiari anche allo spettatore occasionale, i dialoghi rendono gli storici personaggi un po’ monodimensionali, con l’esasperazione di alcune caratteristiche che indubbiamente possedevano anche nella serie originale fino al limite macchiettistico: dopo qualche scambio di battute si inizia a notare che ogni singola volta che Bones apre la bocca lo fa per piazzare una battuta sarcastica o che l’umorismo scaturito dal rigore logico di Spock sconfina nel repertorio di Sheldon in The Big Bang Theory.

Molto riuscito, anche se forse un po’ Guerre Stellari, è invece il nuovo personaggio di Jaylah, co-protagonista femminile forte e indipendente ma al contempo “una di noi”, apparentemente ispirata dal personaggio di Jennifer Lawrence in Un gelido inverno. L’unico lato negativo di questa eroina, ben interpretata da Sofie Boutella, è quello di togliere ulteriore spazio e rilevanza alla povera Uhura, relegata ancora una volta a poco di più di un interesse romantico di secondo piano di una love story convincente quasi quanto quella tra Taylor Swift e Tom Hiddleston.

Per quanto rumore c’è stato sui social media a proposito della scelta di scrivere come gay il personaggio di Sulu, traendo ispirazione dalla vita reale di George Takei, l’attore che lo interpretava, la scena incriminata è brevissima, senza battute e di buon gusto. Ma soprattutto approccia la questione nel modo più auspicabile dalla comunità LGBTI: le preferenze sessuali del personaggio non ne diventano il suo tratto caratterizzante o la sua linea narrativa, ma un fatto incidentale con una rilevanza non maggiore del colore dei suoi occhi o del taglio di capelli. La scelta si inserisce alla perfezione nella rappresentazione della Federazione come un organismo tollerante ed ecumenico, alla proverbiale infinita diversità in infinite combinazioni.

star trek beyondLa trama vera e propria, nonostante l’ottimo incipit che vede finalmente l’equipaggio dell’Enterprise alle prese con una pacifica missione diplomatica, è una degli elementi meno incisivi, con un villain debole e poco convincente che ricorda per inconsistenza quelli del film del 2009 o di Guardians of the Galaxy e la pellicola trova i suoi momenti migliori più quando corre alla deriva del suo poco accattivante nucleo narrativo, separando il cast in piccoli gruppi di personaggi costretti a collaborare e superare le loro diversità di indole e opinione, facendo dell’unione la propria forza (uno dei temi fondamentali della sceneggiatura) mentre approfondiscono le loro relazioni personali.

Saltando di scena satellite in scena satellite seguendo il team building che è la virtù della sceneggiatura, il ritmo del film risulta però frammentario e alla frustrata ricerca dei suoi pezzi forti in scene d’azione che sono meno memorabili di quanto ci si potrebbe aspettare dalla scelta del regista benché alcune realizzazioni visive, come l’avamposto di Yorktown, lascino davvero a bocca aperta.

Valutazione Star Trek: Beyond

Insomma, se siete alla caccia di un film di azione a sfondo sci-fi, o avete amato i due film precedenti, Star Trek: Beyond potrebbe fare al caso vostro ma i fan di più antica data, nonostante qualche richiamo in più alla serie classica, potrebbero storcere un po’ il naso di fronte alla semplificazione di un franchise che ha fatto della sua complessità socio-politica e della capacità di affrontare grandi temi etici il contraltare dell’epica lotta tra il bene e il male di Star Wars. Va tuttavia tenuto presente che anche nei suoi anni migliori Star Trek ha raggiunto i suoi massimi livelli sul piccolo schermo e mai al cinema.

Voto: 6.5/10

Per un secondo parere, mi prendo la libertà di linkarvi la recensione del mio youtuber preferito.

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Mercante di parole giramondo. Mentre si dedicava allo studio delle humanae litterae nascosto dentro una giara di rupie, è naufragato sulle coste dell’arcipelago giapponese dov’è scampato alla morte venendo colpito in testa da un funghetto 1UP. Ha divorziato dai carboidrati complessi e benché si possa pensare che sia pigro, tecnicamente è solo impostato in modalità risparmio energetico perché mangia solo cibo ipocalorico.

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