Sondaggi politici: quanto deve durare il governo?

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Gli italiani oltre ad avere opinioni molto diverse sulla preferenza da accordare alle urne, irrimediabilmente divisi tra astensionismo, Pd, Pdl, M5s e altre forze residuali, paiono altrettanto indecisi su quello che dovrebbe essere il futuro del governo delle larghe intese.

Nel sondaggio di La7/Emg (nella foto) il 16, 5% sostiene che il governo dovrebbe concludere la legislatura arrivando a scadenza naturale nel 2018. Un governo purché sia in ossequio, forse, al dogma della stabilità.

Il 27,2 % pensa invece che  si debba andare a votare nel 2015, lasciando quindi il tempo necessario per le riforme essenziali. Sarebbe curioso capire, nella testa di ciascuno, quali siano le riforme da considerale essenziali. Quella fiscale? Quelle Costituzionali, propagandate tanto urgenti da necessitare addirittura la nomina di un ministro ad hoc e l’ avvio dell’iter, quasi giunto a conclusione, dell’approvazione a maggioranza qualificata di una deroga all’art. 138 Cost.?

Il 24,1% del sondaggio ritiene che prima si debba provvedere ad una riforma della legge elettorale tornando poi al voto. Credere che questo parlamento abbia la volontà e sia in grado di modificare il porcellum, possibilmente in meglio, è fantasioso. Ieri, in commissione affari costituzionali del Senato, si è registrato l’ennesimo e preannunciato stop alla farsa della riforma elettorale. Per concepire e votare in aula la legge Calderoli furono sufficienti tre mesi con una vera e propria forzatura istituzionale da parte del centrodestra e sono ormai quasi otto anni che nel nostro ordinamento vige questo obbrobrio, godendo sempre di ottima salute. Non sono bastati a scalfirla i tentativi di proporre referendum abrogativi, i rilievi critici espressi dalla Corte Costituzionale, quelli indicati dalla Corte di Cassazione e gli scioperi della fame. Il giudice delle leggi è chiamato ad esprimersi sulla legge elettorale il 3 dicembre, ma c’è chi sostiene che potrebbe perfino considerare inammissibile il ricorso.

Il 5,8% vorrebbe invece tornare subito alle urne, rischiando di riconsegnare al paese la stessa posizione di stallo emersa alla precedenze consultazione e il 26,4% non si esprime. La situazione è oggettivamente complessa, ma quel che rattrista è il fatto che coloro i quali la hanno determinata non pagano alcun prezzo politico per questo.

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L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. (Italo Calvino)

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