Sondaggi politici: quale giudizio sul governo?

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Da aprile scorso, sono molte le vicissitudini attraverso le quali è passato il governo. Inizialmente sostenuto da un’ampia maggioranza costituita da Pd e dall’allora Pdl più Scelta Civica, si trova ora a poter contare sui soli voti di Pd, Scelta Civica e del Nuovo Centrodestra, nato dalla scissione tra alfaniani e falchi berlusconiani che hanno voluto il ritorno a Forza Italia.

Le primarie del Pd hanno poi consegnato maggioranze diverse all’interno del partito e imposto una direzione nuova che non può non avere riflessi sul governo stesso la cui azione è stata caratterizzata spesso dai rinvii e che ora è chiamato ad azioni più decise. Le dimissioni del viceministro dell’economia Fassina, rassegnate qualche giorno fa, sono solo l’ultimo atto in ordine cronologico di un lungo percorso ad ostacoli la cui interruzione è chiesta a gran voce dall’opposizione e che rischia di concretizzarsi da un giorno all’altro.

Secondo il sondaggio realizzato da Ipsos per Ballarò, il 31% degli intervistati ritiene che il governo agisca come la vecchia politica inconcludente, confermando dunque che le accuse di immobilismo sono condivise da buona parte dell’elettorato. Il 25%, invece, sostiene che non ci siano alternative migliori, sposando indirettamente la linea Napolitano che vuole un governo a tutti in ossequio al principio della stabilità come dogma. Il 30% degli intervistati è convinto che il governo faccia il possibile in un contesto difficile e solo il 6% ritiene che sia guidato da gente seria che lavora bene. In ogni caso quindi, la fiducia nei confronti della classe dirigente si conferma tra le più basse di sempre.

Le misure più urgenti

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Su quelle che poi dovrebbero essere le iniziative del governo, il 63% degli intervistati ritiene urgente un taglio degli stipendi dei parlamentari, segno che il sentimento anticasta, grazie all’amplificazione mediatica, è veramente diffuso nel paese. Il rischio, però, è quello che la classe politica funga da unico facile responsabile delle colpe ben più diffuse di un intero Paese. Il 61% ritiene poi che si debba affrontare una riforma del lavoro che possa in qualche modo risollevare la situazione grave dell’occupazione in Italia e il 37% ha come priorità il taglio delle tasse.

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Solo il 26% si esprime indicando nella nuova legge elettorale la riforma più urgente, mentre unioni civili e immigrazione, temi che hanno registrato posizioni diverse all’interno delle forze politiche che sostengono il governo e che sono di recente stati riproposti all’attenzione dell’opinione pubblica dai giornali, non sono percepiti come urgenti dagli italiani visto che sono indicati come prioritari solo dal 6 e dal 2%.

Com’è percepito il Movimento 5 Stelle

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Inoltre, pare severo anche il giudizio degli intervistati nei confronti dell’opposizione del Movimento 5 stelle. Il 66% degli intervistati, infatti, ritiene che l’azione politica di Grillo e del suo movimento politico sia inutile, risolvendosi in mere denunce senza la costruzione di vere proposte alternative.

In realtà, aspettarsi rivoluzioni copernicane da una forza parlamentare priva di esperienza e comunque minoritaria è una illusione che dimostra la scarsa conoscenza da parte degli italiani dei meccanismi reali della politica, anche se è riscontrabile una certa debolezza nella costruzione programmatica da parte dei 5 stelle, troppo spesso interamente dipendenti dalle sparate grossolane del leader. Rimane comunque un 25% che considera l’attività del movimento fondamentale e il gruppo l’unica vera opposizione.

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L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio. (Italo Calvino)

1 Comment

  1. Spero nel senso di responsabilità di Renzi. Sul patto tra lui e Letta risiede buona parte dell’instabile stabilità del governo. Il 2014 deve trascorrere senza elezioni politiche, dannose per il ciclo economico e per le (eventuali e faticatissime) riforme che si riuscirà a varare -lavoro, tagli alla pubblica amministrazione, carico fiscale sulla casa, legge elettorale -, ci sono già le Europee, e sembrano piuttosto delicate.
    Auspico che le questioni inerenti all’evoluzione politica del Pd, con annesse e sanguinose spartizioni del potere, restino marginali rispetto alla durata e all’efficienza minima del governo Letta. Il ”governo ombra” di Renzi ne prenda atto e lavori in questo senso.
    So già quanto tutto ciò sarà difficile.

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