Sogni di Europa League

di

europa league“Su Costantinopoli infatti non ci sono dubbi. È una bellezza universale e sovrana, dinanzi alla quale il poeta e l’archeologo, l’ambasciatore e il negoziante, la principessa e il marinaio, il figlio del settentrione e il figlio del mezzogiorno, tutti hanno messo un grido di maraviglia. È il più bel luogo della terra a giudizio di tutta la terra. Gli scrittori di viaggi, arrivati là, perdono il capo”.

Così Edmondo De Amicis descrive il suo arrivo a Costantinopoli, l’odierna Istanbul, nel 1876. Caro Edmondo io scrivo di sport, non di viaggi. Quindi permettimi per un attimo di non perdere il capo. A tuo onore ti concedo l’intuizione della profezia: tra le categorie che emettono grida di meraviglia vedendo la città turca non hai inserito il tifoso.

Comunque stai tranquillo. Il mio io viaggiatore saprà prevalere sul mio io tifoso arrivando a Istanbul: non credo che il pensiero di Schneider che infila Buffon mi impedirà di emettere il mio grido di meraviglia.

Certo, vedere la propria squadra del cuore perdere una partita di 18 ore dopo 17 ore e 55 minuti fa male. Ma sulla maledetta Galatasaray – Juve ha già detto tutto Conte. Ha già detto che non si doveva arrivare a giocarsi tutto all’ultima partita e che bisogna voltare pagina.

E allora voltiamola. L’unica consolazione della disfatta di Istanbul è che per la prima volta nella mia vita mi appassionerò all’Europa League. E la cosa già mi piace.

L’Europa League, finalmente una coppa umile. La Champions League è da sboroni. Certo, giocare con i quarti e quinti in classifica di tutti i campionati europei non è da Juve. Ma penso possa farci bene. Invece di giocare gli ottavi di finale di Champions giocheremo i sedicesimi di Europa.

Sembra una roba da sfigati, ed in effetti lo è. Per questo mi piace. Forse scrivo questo solo per tentare goffamente di smentire quello che la Ragazzetta dello Sport dice di noi.

Ma quale superbia. Ci facciamo un bel bagno di umiltà in Europa League. Per vincerla.

Foto | Diego’s sideburns

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Conduce una vita raminga, spostandosi spesso, in sogno, tra la natia Lisbona e l’adottiva provincia italiana, di cui ammira soprattutto i bar di paese. Appassionato di pallone perché fonte di innumerevoli metafore, non riesce a non sentire, non riesce a non scrivere.

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