Sicilia sud orientale: 10 giorni tra mare e barocco

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Catania, Piazza Stesicoro | @Fabio Colombo

Un viaggio in Sicilia dovrebbe durare almeno sei mesi. Storia, cultura, città, mare, montagna, campagna, isole, cibo, in un territorio che si fa meglio apprezzare se percorso con lentezza. Se potete, fatelo: prendetevi sei mesi e girate la Sicilia a piedi, in bicicletta, con gli autobus.

Se non potete, scegliete un pezzo di Sicilia e scopritelo. Tutti i pezzi di Sicilia vi daranno grandi soddisfazioni. Uno dei più completi è certamente la Sicilia sud orientale. Che siate impressionati dal barocco o fanatici di Montalbano, attratti dalla vivacità di Catania o dal mare limpido, figli dell’origano o inermi di fronte a una mozzarella di bufala, puntate dritto sull’estrema punta meridionale del nostro paese.

Noi lo abbiamo fatto tra fine agosto e inizio settembre 2017, un periodo ideale per visitare questa parte dell’isola: caldo piacevole ma non opprimente, persone rilassate ma operose, turisti presenti ma non invadenti. Lo abbiamo fatto e vi proponiamo il nostro itinerario, sperando possa essere utile per costruire il vostro.

Pocket Nius: da sapere in breve

1. Catania, Siracusa e Ragusa sono le tre città imprescindibili di un viaggio in Sicilia sud orientale.

2. Non perdetevi le massime espressioni del barocco siciliano: oltre a Ragusa, almeno Noto, Modica e Scicli. Se potete, anche Ispica e Avola.

3. Per il mare la scelta è ampia. Se cercate natura e spiagge paradisiache, puntate sulla Riserva di Vendicari, Isola delle Correnti o Punta delle Formiche. Se vi piace che attorno alle spiagge, comunque bellissime, ci sia un paese, scegliete tra Marzamemi, Portopalo di Capo Passero, Sampieri o Scoglitti, tra gli altri.

4. Appassionati del Commissario Montalbano, le vostre mete obbligate sono: Punta Secca, Scicli, Ragusa Ibla, la Fornace Penna a Sampieri, il Castello di Donnafugata.

5. La gastronomia è uno degli aspetti più piacevoli di un viaggio in Sicilia sud orientale. Da provare arancini, caponata, burrata, scacce ragusane, pomodori di Pachino, ricotta, sarde a beccafico, pesce spada, pistacchi, mandorle, gelati, granite, cannoli e si potrebbe andare avanti, forse per sempre.

Se visitate la Sicilia sud orientale e arrivate in aereo, probabilmente atterrerete a Catania. Ottima occasione per entrare subito in clima: iniziate con un arancino da Sicilia’s, appena appena sbarcati; vi renderete subito conto che la differenza di gusto si nota persino in un caffè da aeroporto.

Reso questo primo omaggio alla gastronomia locale, ritiriamo l’auto presa a noleggio e partiamo verso la prima tappa del nostro viaggio: Siracusa.

Sicilia sud orientale Giorno 1: Siracusa

A Siracusa alloggiamo in un appartamento affittato su Airbnb, una soluzione che adotteremo quasi sempre nel nostro viaggio. Se non siete degli aficionados degli hotel, consigliamo certamente questa soluzione, soprattutto per le città, dove si trovano appartamenti molto belli a prezzi molto bassi. Noi, ad esempio, abbiamo dormito a Siracusa, Catania, Ragusa spendendo 50-60 euro a notte per un intero appartamento.

Iniziamo la giornata con uno dei momenti più apprezzati di un viaggio in Sicilia: la colazione. Dalle nostre parti c’era la apprezzatissima pasticcieria Leonardi, un piacere per i sensi, ma in ogni città o paese siciliano troverete senza difficoltà numerose pasticcerie e gelaterie in cui crogiolarvi per colazione.

Alla Leonardi abbiamo provato le raviole, spettacolari paste al forno ripiene di ricotta o cioccolato, e la tipica colazione estiva siciliana, brioche con granita – al pistacchio e al caffè, entrambe superbe – che ritroveremo con rinnovato gusto a Catania.

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Ortigia | @Fabio Colombo

Partiamo poi per il nostro giro ad Ortigia, l’isola collegata alla città dai due ponti dove sorge il nucleo storico di Siracusa. Ortigia è una delicatezza, tutta da gustare girandola a piedi senza meta. Certo, senza dimenticarsi di passare per l’abbagliante Piazza Duomo.

La mattina ci tuffiamo nel mercato, un mercato diverso da quello che ti aspetti da un mercato siciliano, piccolo, ordinato, molto godibile, un equilibrio sopraffino tra tradizione e hipsteria.

Consigliatissimo per l’ora di pranzo, dove si può mangiare, in piedi o in idilliaci tavolini sparsi tra le bancarelle.

La scelta è ampia: c’è il Caseificio Borderi, dove il notissimo affabulatore Andrea prepara panini – strepitosi, dicono – sul momento, cantando e scherzando con turisti e locali che disegnano una fila perenne. C’è la salumeria dei Fratelli Burgio, proprio al suo fianco, con i suoi taglieri di salumi e formaggi. C’è la Carnezzeria, che ci ha sedotto con il suo menu invitante, tra cui abbiamo scelto caponata di tonno e insalata di arance, acciughe e cipolla rossa. Non male come inizio, no?

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Andrea Borderi all’opera | @Fabio Colombo

Dopo il primo, indimenticabile, seltz sale e limone al chiosco proprio all’ingresso di Ortigia, ci concediamo una doverosa siesta in appartamento e un giro per la Siracusa moderna, comunque piacevole con i suoi corsi e i suoi caffè, forse più anonima ma certamente più quotidiana.

La sera ritorniamo ad Ortigia, per i suoi vicoli e per il suo languido lungomare, assaporando la brezza e la magia di vicoli, case, balconi e tavolini all’aperto. Godetevi un aperitivo in uno dei tanti localini, prima di scegliere il posto più adatto per la cena.

In alternativa, potreste dedicare il tardo pomeriggio alla visita del parco archeologico. Nei giorni caldi visitarlo sotto lo schioppo del sole appare una sfida inaffrontabile. Lo è stata per noi, che avremmo voluto visitarlo la mattina successiva ma abbiamo dovuto arrenderci allo strapotere del sole e del caldo.

Da fuori il parco sembrava molto invitante, nonostante non si vedesse il suo fiore all’occhiello, il teatro greco che certo, se siete fortunati, potete anche visitare andando a vedere uno degli spettacoli che ogni tanto si tengono nelle sere estive.

Giorno 2: Siracusa – Noto – Portopalo di Capo Passero

La mattina del secondo giorno partiamo verso sud, verso quel mare che ci attira sempre più. Un appartamentino ci aspetta a Portopalo di Capo Passero, sono emozionato e voglioso di raggiungere il paese più a sud d’Italia (sì, togliamo Lampedusa).

Sulla strada però c’è Noto. E vuoi non fermarti a Noto, capitale mondiale del barocco? Certamente un itinerario nella Sicilia sud orientale non può prescindere da una tappa a Noto, anche di più giorni se siete appassionati del barocco siciliano, sapendo comunque di avere il mare a pochi chilometri.

Mentre giravamo per Noto sotto il sole che all’ora di pranzo frantumava qualsiasi spunto storico-artistico, ci dicevamo che bella che deve essere questa cittadina al tramonto quando l’aria rinfresca e il tardo sole dora le facciate delle chiese e dei palazzi e i locali mettono fuori i tavolini e tu sorseggi un calice di vino locale nella piazzetta dove adesso stai sotto un albero a chiederti perché, a Noto, ci sei venuto dalle 12 alle 15.

Così, lasciamo la potenzialmente-bellissima-Noto e puntiamo dritti al mare. Abbiamo scelto Portopalo di Capo Passero per il fascino di stare sulla punta sud d’Italia, ma in questo tratto di costa si può stare anche nella gettonatissima Marzamemi (un incanto hipster-cinematografico dove mangio una granita alle mandorle fuori di testa al Liccamùciula), o nelle altre località a ridosso della Riserva di Vendicari, che va per la maggiore per le sue spiagge – caraibiche, ci dicono.

Giorni 3 e 4: Portopalo di Capo Passero

Alla trappola incantata di Marzamemi io preferisco Portopalo, perché per me il Mediterraneo è disordine e veracità. Sono gusti però: indubbiamente quella di Marzamemi è una trappola di cui ci si innamora facilmente.

Portopalo è un paesino estremamente mediterraneo. Guardate le mappe: oltre ad essere la punta più meridionale d’Italia, Portopalo è proprio al centro del bacino mediterraneo. E ti ci senti proprio, in mezzo al bacino mediterraneo.

Ha una spiaggia bellissima, di un potente romanticismo. Piccola, appartata, molto timida. Con davanti la sagoma rassicurante dell’isola di Capo Passero, punto di riferimento indiscusso del soggiorno a Portopalo, insieme all’Ape di Paolo Zuccarello.

Qui mi sbilancio: l’Ape di Paolo Zuccarello vale da sola un viaggio in Sicilia. Un viaggio in Italia, se venite dall’estero. Le sue gloriose cremolate (una specie di granita, però più cremosa) che spaziano tra tutti i gusti conosciuti – pistacchio, mandorla, fichi, ricotta, caffè, gelsi neri, limone, pomodoro e basilico, gelsomino, petali di rosa – sono nel mito come nel mito sono i richiami che Zuccarello lancia ai bagnanti di tanto in tanto con il microfono, come nel mito è Radio Nostalgia, che gracchia dagli altoparlanti dell’Ape gettando l’intera spiaggia in un’atmosfera da vacanze anni sessanta.

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L’Ape di Paolo Zuccarello davanti alla spiaggia di Portopalo | @Fabio Colombo

Non che comunque siate costretti a limitare i vostri orizzonti alla spiaggetta di Portopalo, come abbiamo invece fatto noi poltroni: potete sempre scorrazzare un po’ più nord, sulle spiagge della citata Riserva di Vendicari, oppure un po’ più a ovest, a Punta delle Formiche, Playa Carratois, Isola delle Correnti, tutte spiagge magnifiche – ci dicono.

La sera a Portopalo di Capo Passero c’è ben poco da fare, il commercio locale non si fa traviare dalle aspettative dei turisti, i ristoranti non eccellono e non si travestono, rimangono così come sono, con i tavolini sull’asfalto e le verande vista-campi-incolti-davanti-al-mare.

Da provare, comunque, Il Faro (chiedete alla padrona che pesce fresco ha e magari di non condirvelo troppo) e lo Jonic (prenotate). Se no fate la spesa negli alimentari locali, riempite le tasche di datterini, ricotta fresca, olive e origano e godetevi i sapori del territorio sul vostro terrazzino di casa, che vi consigliamo di scegliere nel paese, per avere tutto a portata di mano, spiaggia compresa.

Giorno 5: Portopalo di Capo Passero – Ragusa

Radio Nostalgia ce l’ha solo l’Ape di Zuccarello. Così ci diciamo mentre viaggiamo verso Ragusa, cercando di sintonizzare la radio della macchina sulla stazione dei tempi che furono, senza successo.

A Ragusa arriviamo per pranzo, ci fermeremo solo una notte, ma avendo qualche giorno in più consigliamo di farne almeno due e usarla come base per visitare le meraviglie della zona. E di Ragusa stessa, che non è solo Ragusa Ibla (sì, la parte vecchia che si vede nella sigla di Montalbano) ma è anche Ragusa Ragusa, bella e affascinante anche lei.

L’alloggio che abbiamo scovato lo voglio consigliare apertamente: si chiama B&B A’naca*, ed è un posto da favola che da solo merita un passaggio a Ragusa, per la posizione, per il cortile, per l’amaca, per la vista privilegiata su Ragusa Ibla.

Il pranzo lo potete degustare tranquillamente in Piazza San Giovanni, davanti alla cattedrale, per esempio da TPCO, dove ci siamo rinfrescati con le insalate e rinvigoriti con le scacce ragusane, focacce a strati del luogo ripiene di sapori siciliani: pomodoro e melanzana, ricotta e salsiccia, pomodoro e mozzarella.

Il tardo pomeriggio, dopo un riposino sull’amaca dell’A\’naca, è il momento ideale per un giro a Ragusa Ibla, uno dei momenti clou di un viaggio in Sicilia sud orientale. Un’isola di pietre che merita di essere visitata perdendosi per vicoli e piazzette e scalinate, curandosi di passare almeno una volta per Piazza del Duomo, magnifica, assolutamente magnifica (è in discesa, io adoro le piazze in discesa).

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Ragusa Ibla dalla piazzetta davanti all’A’naca | @Fabio Colombo

A cena decidiamo di ritornare nella Ragusa “normale”, a dispetto dei tanti tavolini comunque attraenti di Ibla, e ci imbattiamo con godimento estremo in un posticino speciale che vogliamo apertamente segnalare, perché ci è piaciuto tantissimo, il posto, quello che abbiamo mangiato, i due ragazzi giovani che lo gestiscono. Si chiama Agrodolce, e noi ci abbiamo mangiato un tagliere paradisiaco e un piatto di crostini composito e saporito con un buon vino siciliano.

Giorno 6: Ragusa – Modica – Donnalucata

La mattina del sesto giorno ci crogioliamo tra il cortile di casa e la piazzetta antistante con vista su Ibla, e poi partiamo verso Modica, altro gioiello del barocco siciliano. A Modica trascorriamo un paio d’ore piacevolissime camminando su e giù per il sicilianissimo Corso Umberto I e gustando un gelato in una delle tante pasticcerie della città.

Avendo qualche giorno in più, a Modica si può certamente dedicare una visita più approfondita, anche con pernottamento. Il mare però torna a chiamarci potente. Ci rimettiamo quindi in strada direzione sud, verso la costa ragusana che guarda in faccia la Libia.

Giorno 7 – 9: Donnalucata

Sampieri, Scoglitti, Marina di Ragusa, Pozzallo. Sono tante le località di mare dove potete prendervi qualche giorno di relax. Noi abbiamo scelto Donnalucata, un po’ per il nome, un po’ perché ci abbiamo scovato una sistemazione che era proprio quella che cercavamo.

Una casa con terrazzo sul mare, dove fare colazione, pranzo, aperitivo e cena guardando l’orizzonte e dove fare un tuffo estemporaneo scendendo di sotto a piedi nudi e costume. La casa l’abbiamo trovata su Booking*, e ve la consigliamo certamente.

Donnalucata si rivelerà così essere una base molto immobile per le nostre rare esplorazioni della zona. Una specie di buen retiro in cui ci muoviamo a nostro agio tra il mercato del pesce (strepitose le bistecche di pesce spada fresco che abbiamo gustato sul terrazzo), la signora della verdura e della ricotta fresca, il fornaio con le sue focacce, il vinaio e il suo Grillo bianco secco, la pasticceria Tentazioni di Zucchero e il suo indimenticato cannolo.

Donnalucata d’altra parte ha una spiaggia bellissima. Ampia, libera, con un bagnasciuga bello solido che invita a passeggiate chilometriche e un’acqua limpida che chiama e chiama continuamente a sé.

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La sensuale spiaggia di Donnalucata | @Fabio Colombo

Una trasferta però almeno la dovete fare: a Scicli di sera, incantevole cittadina barocca – eh sì, è tutto un barocco – che, tra chiese, vicoli e piazzette, sorprende con locali belli e curati e gallerie d’arte a ripetizione. A Scicli c’è anche il municipio più famoso d’Italia, utilizzato come set per il Commissariato di Vigata, dove Montalbano arriva sgommando sulla sua Tipo e poi corre su per la scalinata.

Già che siamo in tema, segnaliamo anche a una quindicina di chilometri da Donnalucata l’attrazione magnetica esercitata da Punta Secca, dove si trova la casa di Montalbano, in cui potete anche pernottare se vi piace l’idea di essere continuamente fotografati dai turisti mentre vi stirate la mattina controllando se il telo mare si è asciugato.

Questa storia di Montalbano è una ricorrenza continua, da queste parti. Ci finite dentro per forza, che siate o meno fan del commissario nato dalla penna di Camilleri. Una penna che ha saputo cogliere l’essenza di queste terre, ma soprattutto delle persone che le abitano, mostrandosi cruda e delicata, spietata e comprensiva allo stesso tempo. Un’essenza, insomma, che non faticherete a riconoscere, se vi sforzate un po’.

Se vi recate a Punta Secca potete legittimamente ambire al tavolo in prima fila di Enzo a Mare, quello preferito da Montalbano, ma potreste anche decidere che no, che fa troppo quadretto, e ripiegare su un anfratto a cui non dareste mezza lira, che si chiama Il Posto Giusto e fa degli arancini e delle scacce di assoluto valore.

Sicilia sud orientale Giorno 10 – 11: Catania

Lo spostamento dalla costa sud a Catania può essere l’occasione per uno sguardo all’entroterra siciliano. Per noi non lo è stato, un nubifragio impenetrabile ha accompagnato i nostri chilometri, ma sulla strada potete fermarvi sui Monti Iblei, o a Vittoria, Caltagirone, Piazza Armerina. Così filiamo dritti a Catania, ultima tappa del nostro viaggio.

Catania è una città piena di attrattive, una città calda e nera che per noi è un ritorno alla vita intensa e pulsante. Catania la mattina è una colazione con brioche e gelato in una delle tante pasticcerie di Via Etnea. Catania la mattina è un giro alla Fera ‘o Luni, dove si trova di tutto a prezzi bassissimi, e ci si immerge nelle distonie di un mercato del sud.

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Catania, la Fera ‘o Luni | @Fabio Colombo

Catania la mattina è la pescheria, un segmento estremamente poetico di città, potente e consapevole, sozzo eppure elevato, randagio anche se ripetitivo. Una mattina che diventa pranzo, se vi fermate per un cartoccio di fritto, un arancino o una caponata di pesce da Scirocco.

Catania il pomeriggio è un seltz sale e limone e una siesta meritata e preventiva, perché Catania la sera è una città che merita di essere vissuta.

Città giovane, universitaria, losca e intellettuale, Catania può travolgere con i suoi sapori, i suoi locali, la sua musica, la sua gioia essenziale. C’è davvero tanto tra cui scegliere, a Catania la sera.

C’è via Santa Filomena, con la sua infilata di localini dove mangiare e bere bene, c’è nella via successiva il Vermut, molto più verace dei localini, ma comunque di grande atmosfera. C’è il vicolo di cui ci siamo innamorati, via Penninello, che poi guarda caso era anche quello in cui alloggiavamo.

Ci abbiamo trovato tutto, in via Penninello; ci sono un paio di bar molto cool, una trattoria storica, e poi c’è l’Uzeta, il bistrot che ci ha presi e portati via. Io di solito i bistrot non li apprezzo, voglio la personalità del bar, o la solennità del ristorante, o la schiettezza della trattoria. Il bistrot sta lì nel mezzo, e io mi ci tengo lontano.

L’Uzeta però mi ha fatto ricredere. Il locale è bellissimo, dentro e fuori, i gestori giovani e simpatici, il cibo squisito (da provare le alici a beccafico e il crostino burrata e norma, ma qualsiasi cosa vi darà soddisfazione).

E lo chiudiamo così, con gusto, questo viaggio in Sicilia sud orientale. Un viaggio di storia, cultura, mare, sapori indimenticabili. Un viaggio che rimane impresso in tutti i cinque sensi in modo potente e delicato al tempo stesso. Un viaggio completo, che pure non vorresti mai completare.

5 link per saperne di +

1. Il + dibattuto

Arancino o arancina? Una disputa che ha coinvolto anche l’Accademia della Crusca, come racconta La cucina italiana.

2. Il + vulcanico

Per integrare l’itinerario, potete certamente passare qualche giorno sull’Etna. Qui una live webcam puntata sul cratere, per seguire le eruzioni in diretta.

3. Il + musicale

Carmen Consoli è la cantantessa di Catania. Qui il video di un suo concerto memorabile a Taormina.

4. Il + british

Le migliori spiagge della Sicilia secondo il Guardian.

5. Il + consapevole

Non solo caporalato: oltre al lavoro ai limiti della schiavitù a cui sono costretti i e le migranti nei campi in Sicilia, questa inchiesta de L’Espresso ha svelato anche tremende storie di sfruttamento sessuale.

*Il link contiene un codice di affiliazione di Le Nius, che ci permette di prendere una piccola percentuale sull’operazione nel caso prenotaste arrivando su Booking da questa pagina. Il prezzo del soggiorno per voi rimane invariato.

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Sociologo freelance, lavora come progettista, ricercatore e formatore in ambito sociale (più info qui). Si gingilla a decifrare le trame della società, scartabellando dati e raggranellando storie. Crede nell’amore e ha una vera passione per i treni. [email protected]

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