Settimana di fuoco per l’Inter, ma il progetto tecnico dov’è?

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Settimana di fuoco per l'Inter, ma il progetto tecnico dov'è?

Prima le dimissioni di Massimo Moratti da presidente onorario e quelle conseguenti del figlio Angelomario, Rinaldo Ghelfi e Alberto Manzonetto dal consiglio d’amministrazione, poi il comunicato contro la Juve, ancora ossessionata da calciopoli. Settimana di fuoco per l’Inter e per i suoi tifosi, che si sono divisi sul caso Moratti per poi compattarsi per lo splendido comunicato della società destinatario Andrea Agnelli, che della mancanza di stile ha fatto una bandiera.

Partiamo dall’inizio: dopo uno scambio non proprio tenero con l’allenatore attuale Walter Mazzarri e in seguito ad alcune dichiarazioni del nuovo Ceo Michael Bolingbroke sulla cattiva gestione passata del bilancio, il leader Massimo ha lasciato sbattendo la porta. Dimissioni con un comunicato piuttosto freddo e silenzio della nuova società.

Alla maggioranza dei tifosi che ha espresso il proprio disappunto e -soprattutto- il proprio ringraziamento per Moratti, si è opposta una parte del tifo che da anni mal vede Moratti, accusato di “incapacità e cattiva gestione”. A parte la sorpresa nel vedere tutti questi manager “col senno di poi” dissertare su come si gestisce una società, rimane il sapore agrodolce in bocca, come ha scritto Alessandro Oliva su Linkiesta, perché certamente Moratti ha commesso molti errori di gestione ma la passione e l’amore della sua famiglia ha i contorni opposti della nuova gestione, che in un anno ha fatto repulisti della gran parte della società.

Il primo obiettivo della gestione Thohir è mettere a posto i conti, questo l’abbiamo compreso perché è fondamentale per il futuro dell’Inter: ci chiediamo però, in questa bulimia di nuove strategie e di marketing, dove sia finito il progetto tecnico, fondamentale per un futuro luminoso e un presente che già deve dare delle risposte.

È ormai da un anno che abbiamo constatato come Mazzarri non sia in grado di dare un minimo di identità e di gioco ad una squadra che non ha grandi valori ma non è di certo da metà classifica come adesso. Gioco orrendo, zero grinta, condizione fisica imbarazzante, partite di una noia mortale (vedi Saint Etienne) che riescono a essere comunque meglio delle ripetute figuracce di quest’anno (vedi Fiorentina e Cagliari). Pochezza di idee disarmante.

Thohir vede le partite? Dopo un’annata a dir poco mediocre quest’anno la squadra nerazzurra è riuscita a partire addirittura peggio in gioco e risultati: davvero una società minimamente ambiziosa può sopportare un altro anno horribilis, con abbonamenti in caduta libera e disaffezione generalizzata verso la squadra? Non si sono mai sentiti tanti fischi all’inizio di ogni partita durante la chiama quando viene annunciato il nome dell’allenatore e raramente negli ultimi 10 anni si è visto lo stadio così vuoto.

Pensare di costruire un progetto vincente solo su numeri di un bilancio a prescindere dall’amore per la storia di questa società e della passione dei tifosi per la squadra è un’operazione già fallita in partenza, pensabile solo da chi non conosce il calcio, sport dove ambiente e motivazioni fanno la differenza.

A proposito di motivazioni invece grande è stata la risposta alle solite sparate di Andrea Agnelli su calciopoli: la chiarezza e il linguaggio del comunicato sono davvero da nuovo corso. Sarebbe bello vedere quella decisione anche nella costruzione di un progetto tecnico ambizioso dal punto di vista del gioco e dei risultati.

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Scatto in profondità, controllo e, prima del tiro, un impercettibile passo di danza che manda in tilt gli avversari e libera la porta. Tango Hesitation lo chiamano, un movimento sublime un cui tutto – il ritmo, la passione e anche un pallone – rimane sospeso per una frazione senza tempo. Arte e struggimento: il piede e il volto di Diego Milito.

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