Serina, provincia di Bergamo: un tranquillo weekend di fuga

di

serina-chalet del parco

Ho voglia di andare via. Da questa città. Dalla tristezza e dalla stanchezza. Da una stanca tristezza. Ho deciso, finalmente. Domani parto. Se qualcuno vuole venire con me sono contenta, altrimenti a Serina ci vado anche da sola. Voglio scappare, anche solo per due giorni, anche solo con me. Serina, dunque.

Partenza

Mi sveglio e mi faccio una doccia che è il modo che preferisco per iniziare una giornata e la giornata della mia fuga deve iniziare nel modo che preferisco. Preparo la borsa, mettendo dentro più libri che vestiti, prendo la chitarra e il computer, recupero un po’ di latte e una mozzarella, Mc Gyver mi suggerirà poi cosa farmene.

Non ho birra. Una fuga senza birra non è una fuga, e una giornata iniziata con una doccia non ci pensa neanche di poter finire senza una birra. E le dò ragione. Ok, porto tutto in macchina e faccio un salto al supermercato. Mi apriranno la macchina per portar via i miei libri?

Lo temo. Non mi fido più. Non mi fido più degli altri. Qualche tempo fa questo pensiero non avrebbe fatto in tempo a raggiungermi che io già sarei stata con in mano una bottiglia di Beck’s e nell’altra una lattina di Heineken, immersa nella puntuale indecisione. Oggi ho questo pensiero già mentre faccio la doccia. Porto le cose in macchina, ma tengo sicuro sulle mie spalle il computer, potrebbe fare da esca ai miei libri se qualcuno lo vedesse in macchina.. Chiudo con la chiave il baule, faccio due passi per scovare tutti i ladri che, ne sono certa, sono lì nascosti solo per spiare i miei movimenti e poi torno indietro. Ad accertarmi di aver davvero chiuso la macchina.

Serina

Dopo lo smarrimento iniziale che, ogni volta, da buona cittadina, mi colpisce e mi fa domandare come mai i clacson delle macchine siano diventati suoni di campanacci di mucche o allegri cinguettii, sono tornata finalmente a essere leggera. Sono tornata finalmente a Serina.

Ed è con leggerezza che cammino per queste stradine di montagna, mentre due lattine di Heineken mi aspettano in frigorifero, solo perché la Beck’s mi costringeva a comprare tre bottiglie che, per una sera, sembravano esagerate anche alla mia fuga. La mia giornata iniziata con doccia per un po’ ha insistito, ma poi la fuga ha vinto.

Con leggerezza mi fermo da qualche parte, registrando nella mente immagini che chissà se prima o poi trasformerò in racconti. Intanto sto qui ad osservarle e inizio a trasformare me in prima spettatrice. Perché in questi due giorni ho voglia di scegliere me. Scrivo un messaggio a una delle poche persone che so che mi capirà immediatamente; capirà quello che intendo; senza capire quello che non intendo.

Bisognerebbe vivere a Serina. Altro che Milano e altro che Cogoleto. A Serina c’è una magia che dà la merda anche alla magia di Bosco.

SerinaSarà la magia del tempo che si è fermato, non è passato e, aiutato dagli odori e dai profumi, mi fa vedere una piccola me che saltella, chiedendosi se anche oggi avrà le bolle di sapone dato che ieri per sbaglio le ha rovesciate; protetta dagli sguardi dei suoi nonni che, qualche metro dietro di lei, la amano tenendosi a braccetto, mentre una mano scivola nel portafoglio per prendere duemila lire che faranno la felicità della nipotina.

L’edicolante di Serina

Crogiolandomi in questo passato rassicurante entro in edicola. Voglio comprare il giornale perché quando vengo qui lo compro spesso. Mi sa di vacanza. Quando vado al lavoro non leggo il giornale, quindi se lo leggo sono in vacanza.

E voglio comprare anche La settimana enigmistica, perché il nonno la comprava sempre alla nonna. Ora in casa ce ne sono solo di vecchie. Nessuno le ha più comprate. È un modo per farli sorridere. Quando mi vedranno comprarla e quando mi vedranno con la penna in bocca incerta sulle definizioni da scrivere.

In edicola non c’è nessuno. È aperta, ma nessuno dietro al bancone. Mi guardo un po’ in giro con un senso di onnipotenza, annientato immediatamente dalla vista di…Topolino! Lo sfoglio. Lo prendo. Perché mi ricorda la zia e mi piace quando in montagna ci sono gli zii, ci sto bene. Ho voglia di leggere Topolino perché è famigliare; come Serina, neanche lui è cambiato nel corso degli anni. Non mi ha mai tradito, non è mai sparito. Non è mai cresciuto. Lo voglio.

Arriva la signora dell’edicola. Sorridendo. Come se fosse la cosa più normale del mondo avere il negozio, che dà direttamente sulla strada, aperto a tutti, senza nessuno che lo controlli. Vorrei chiederle se ha mai lasciato un computer in macchina. Vorrei chiederle cosa ne pensa di chi non si fida a lasciare il computer in macchina. Ma poi ho paura che capisca che stia parlando di me.

Le sorrido. Sia perché lei mi sorride, sia perché sorrido sempre. Credo che la gente debba sorridere di più. Io sto meglio quando la gente mi sorride, quindi penso che anche gli altri possano stare un po’ meglio se io gli sorrido. Gli altri pensano che io sia una babbea se sorrido sempre? Sorrido a questo pensiero.

Vorrei questo giornale, La settimana enigmistica e… Topolino!

Sono 5 euro e 30 centesimi, ma ho solo 5 euro. Per sentirmi una perfetta montanara ho lasciato la borsetta in casa. Ho preso 5 euro, li ho messi in tasca e sono uscita. Sono tornata indietro a prendere il telefono perché la cittadina che è in me si rifiutava di fare altri due passi senza il suo smartphone. Almeno ci ho provato. Ma a prendere più di 5 euro non ci ho pensato. Non ho pensato che avrei voluto comprare Topolino.

Cosa faccio? Come si fa a scegliere tra la vacanza, la nonna e la zia? Nessuno dovrebbe mai essere posto di fronte a una scelta del genere. Figuriamoci una persona che è nel periodo della sua vita in cui non sa scegliere. Vorrei improvvisare un ragionamento clinico, discutere insieme ai miei compagni di università questo dilemma etico.

“Non si preoccupi, i soldi di Topolino me li può portare domani.” Penso che la nonna è morta, quindi non può rimanerci male se lascio qui La settimana enigmistica. Ma la zia è forte, non si offenderà se rinuncio a Topolino. E poi io non ho bisogno di un giornale per sentirmi in vacanza, basta essere a Serina.

Serina weekend“Li può prendere tutti e tre, davvero. Finisce di pagarmeli domani. Signorina, ha capito quello che le ho detto?”
“No… veramente no. L’ho sentito, ma non è che l’ho capito tanto bene. Cosa vuole dire che li posso prendere tutti e tre senza pagarli tutti e tre?”
“Che non c’è problema e il resto me lo può portare domani quando scenderà in paese.”
“Li posso prendere, ora, senza pagarli, ora?”
“Sì. Me li pagherà domani.”
“Ma non ha paura che invece non glieli riporti? Dopotutto lei non mi conosce.”
“No, non ho paura.”
“Perché?”
“Perché mi fido di lei.”

Grazie. Grazie signora. Che mi ha aiutato a scegliere me.

Dove mangiare a Serina

Se per caso ti venisse voglia di andare a comprare Topolino proprio a Serina, c’è un ottimo ristorante nel quale ti puoi fermare per mangiarti un tipico piatto di polenta taragna; se hai tempo vale la pena fare una sosta “Da Gianni”.

Dove dormire a Serina

E se hai addirittura un week end da passare a Serina perché non te ne vuoi andare senza aver finito di leggere tutto Topolino, puoi alloggiare al B&B Chalet Del Parco, Via Del Parco 5, 24017 Serina.

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Il primo grande viaggio lo intraprendo nel 1986, per arrivare qui, mondo dove rimarrò fino ad oggi e, mi auguro, ancora per un po’. Cresco, imparo a parlare con la parola “Coca – Cola” disegnandomi così precoce figlia del consumismo. Gioco nei primi anni e studio in quelli dopo. Cade a fagiolo che scrissi una tesina proprio sul viaggio. Ne iniziai uno iscrivendomi all’Università di Terapia Occupazionale e trascorsi qui gli anni migliori, finora. Me ne andai un po’ in giro per l’Europa, tornai. Me ne andai a fare un salto in Kenya, tornai. Me ne stetti un po’ in Perù e tornai anche da lì. Ritornano sempre. Strimpello la chitarra, ma la gente mi supplica di smettere. O comunque di non accompagnare gli accordi con il mio canto. Forse anche per questo preferisco i libri alle persone. A tempo perso lavoro in un ospedale geriatrico a Milano. Magari domani partirò. Magari invece no.

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