Serie tv in arrivo nel 2018: le più attese dalla redazione di Le Nius

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Le migliori serie tv del 2018 per la redazione di Le Nius.C’era una volta la domanda: “Qual è il tuo film preferito?”. Oggi non è più il cinema, ma è il salotto; non è più la televisione, ma è il computer. Un film dura quasi due lunghe ore e poi finisce. Una puntata dura 50 minuti. E se vuoi poi ce n’è un’altra. E un’altra.

Questo post, come molti, nasce da uno scambio di battute in redazione: “Ma se tu dovessi scegliere una sola serie da vedere nel 2018?”. Tra noi ci sono lo spettatore mainstream e il provocatore, il nostalgico e quello che Non Ho Mai Visto Una Serie Tv. Oggi escono talmente tante serie che talvolta ce ne perdiamo qualcuna, anche di ottima fattura, ed è così che nel sondaggio redazionale alcuni di noi sono venuti a conoscenza dell’esistenza di altri mondi al largo di Westeros. E si sono accorti di non sapere niente.

serie tv 2018

Per questo raccontiamo in un post a sette mani le serie tv che più aspettiamo nel 2018, con qualche curiosità a riguardo: se interessano a noi possono interessare a qualcun altro. E poi c’è da ingannare l’attesa del 2019, anno in cui scopriremo chi si siederà sul trono di spade. Frank Underwood è dato 7 a 1.

Pocket Nius: da sapere in breve

1. Tredici.2
Seguito del teen drama Tredici (13 Reasons Why) tratto dal romanzo di Jay Asher e prodotto da Netflix. La serie ha ricevuto tantissima attenzione (tra plausi e polemiche, soprattutto polemiche) per il tema trattato e il pubblico a cui si rivolge: gli adolescenti. Non si sentiva il bisogno di un seguito, che comunque arriverà nel 2018.

2. Sense8
Cancellata da Netflix dopo due stagioni perché troppo costosa: tutte le scene sono state girate nelle città prescelte, con troupe locali e il cast che ogni volta si spostava da una parte all’altra del mondo. Grazie alla “rivolta” dei fan, nei primi mesi del 2018 andrà in onda un episodio finale conclusivo di due ore. Se volte sapere come è andata guardate questo video. Ma forse non finirà davvero così.

3. The Americans
Nell’autunno del 2018 scopriremo finalmente le sorti della famiglia Jennings, quando arriverà anche in Italia (sul canale Fox) la sesta e ultima, sospirata, stagione di questa spy story che, dopo aver fatto incetta di premi, sta iniziando un pochino a trascinarsi. Sarà un finale con il botto?

4. Black Mirror
Proprio qualche giorno fa è stato pubblicato il teaser della nuova stagione rivelando i titoli e il cast dei sei nuovi episodi, tra cui spicca quello diretto da Jodie Foster. Dovremo però aspettare ancora per sapere quando verrà rilasciata la quarta stagione di questa serie che, dopo due stagioni davvero interessanti, ha forse pagato qualcosa con l’acquisto da parte di Netflix.

5. Westworld
Ispirata al film Il mondo dei robot di Michael Crichton (1973), la prima stagione della serie della HBO (trasmessa su Sky Atlantic) ci ha portato alle soglie di un annunciato scontro tra umani e androidi. Bisognerà aspettare la seconda stagione, annunciata per il 2018, per veder esplodere il conflitto. O forse no, dato che gli ideatori Jonathan Nolan e Lisa Joy hanno dichiarato che “la narrazione non riprenderà dalla fine della prima stagione”.

6. Stranger Things
Semplicemente Netflix non poteva non darci una seconda stagione di Stranger Things, serie dal gradimento altissimo che ha messo d’accordo pubblico e critica. La storia è ancora aperta (che fine ha fatto Barb?), ma il vero motivo che fa amare questa serie e che ne invoca a gran voce un seguito sono i suoi protagonisti e gli innumerevoli richiami anni ‘80 (epoca in cui è ambientata) e a un certo tipo di immaginario che evoca e che è lì, ben stampato nella mente di tutti quelli che negli anni ‘80 c’erano. La seconda stagione arriverà per Halloween, l’attesa è quasi finita!

7. Peaky Blinders
Le serie britanniche sono così: o le ami o le odi. Non ci sono vie di mezzo. Peaky Blinders è tra quelle che si fa amare, per la colonna sonora, i ruoli ben riusciti, gli attori bravi, la trama non banale. Una gangster-series dove, però, c’è di più. Ecco perché dopo tre stagioni la BBC ce ne darà una quarta in arrivo nel 2018.

Serie tv 2018 | Paolo aspetta al varco Tredici.2

Più di Black Mirror, di Westworld e della stagione finale di Game of Thrones (la primavera?), sperando che lo spirito di Martin riprenda ad ispirare gli sceneggiatori (o li punisca), aspetto scettico il seguito del teen drama Tredici, titolo italiano di 13 Reasons Why. Netflix lo ha annunciato con questo tweet.

Altro che tredici, datemi solo un motivo per cui quel finale si presterebbe ad essere seguito da altre puntate. Se basi una serie tv su un romanzo (13, appunto) che racconta in un gioco di flashback le motivazioni che han portato un’adolescente a suicidarsi, e questa è morta e ha spiegato il perché e la serie è finita, non è che tu possa proprio prevedere di realizzare un seguito.

serie tv 2018

Sir Arthur Conan Doyle si è giocato la resurrezione di Sherlock Holmes, altri prima di lui e altri dopo di lui, ma non può essere questo il caso di Hannah Baker. ***SPOILER*** C’è qualche filo di sottotrama potenzialmente aperto (Alex Standall in ospedale, Sheri Holland si è consegnata alla polizia), ma niente che non si risolva in un bel mediometraggio commerciale per fan.

Invece mamma Netflix recapiterà 13 puntate nel 2018, perché il pubblico di giovanissimi che è andata a colpire con questa serie, difficilmente riesce a recuperarlo con altre. Questo è il motivo. E voglio vedere cosa s’inventano, a tal punto che mi sta crescendo dell’hype. O forse è solo fastidio.

serie tv sceneggiatori

Gran parte degli attori è stata confermata, ce ne saranno sette nuovi, e stanno già girando, come i loro account Instagram rivelano: presenti all’appello anche Katherine Langford (Hannah) e Miles Heizer (Alex). Mancherà la voce fuori campo delle audiocassette che saranno sostituite da un’altra tecnologia, più contemporanea, e lo sviluppo della serie farà perno sulle responsabilità del suicidio di Hannah: quanto è colpevole la scuola? E  il processo a Bryce come andrà?

La storia riprenderà dopo alcuni mesi da quando l’avevamo lasciata, rivela Bryan Yorkey, ideatore della serie, e io sarò lì ad aspettarlo, in fondo desideroso di approcciare ad una seconda stagione che tenga il livello della prima, capace di parlare a più generazioni, come pochi altri prodotti han saputo fare, di temi spinosi come bullismo, violenza sessuale, suicidio.

Fossi nella produzione, in Italia intitolerei la seconda stagione Quattordici. Da un’idea di Stefano Accorsi.

Curiosità: Selena Gomez, nota attrice e cantante statunitense, produttrice e sponsor della serie, si è tatuata un punto e virgola insieme a Alisha Boe (Jessica) e Tommy Dorfman (Ryan), simbolo dell’organizzazione Project Semicolon, che si batte per prevenire i suicidi.

Almeno due contenuti extra andrebbero aggiunti alla visione della prima stagione: il video registrato dall’iPhone di Hannah ed il Beyond The Reasons, in cui attori, produttori e esperti di salute mentale si confrontano sui temi protagonisti della serie.

Sense8 serie tv 2018
@Cinefilos.it

Agnese aspetta Sense8 per sapere come andrà a finire (se finisce)

“Quella di Sense8 è una fantascienza dei sentimenti, non catastrofica. Non solo ha saputo creare un nuovo mondo a partire da una piccola differenza rispetto al nostro, ma è riuscita a immaginare e a farci provare un amore inimmaginabile.”
Da Il mio secondo dizionario delle serie tv cult

Immaginate di essere connessi con un cluster (una cerchia) di persone come quotidianamente siamo connessi grazie a Facebook o WhatsApp. Immaginate però di percepire questa connessione, seppure a distanza, come realmente fisica, carnale, con tutti e 5 i sensi. Tanto per dire: mentre scrivo smangiucchio delle noccioline, se foste del mio cluster ne sentireste anche voi il sapore.

Ecco, questo è Sense8, serie nata nel 2015 dalle incredibili menti delle sorelle Wachowski (al secolo Larry e Andy, oggi Lana e Lilly), quelle di Matrix tanto per capirci, e che dopo due stagioni sembrava non avere futuro, soprattutto per gli alti costi di produzione dovuti al fatto che troupe, cast e attrezzature hanno girato mezzo mondo per realizzarla.

Sembrava, appunto. Di base potrei dirvi che Sense8 parla d’amore, connessione tra le persone, unione e fratellanza, ma sarebbe riduttivo. In Sense8 c’è un sacco di roba, apre delle riflessioni (almeno, a me ha fatto pensare) e questo giustifica una trama che a momenti perde dei passaggi. Dei salti di senso, anzi, di sensazione, che alla fine ci stanno perché quello che questa serie vuole raccontare va oltre la storia in sé. A sublimare il tutto una colonna sonora non azzeccata, di più.

Insomma, una bomba a dosi di un’ora a episodio, in grado di suscitare un’empatia tale che, quando Netflix ha annunciato che non ci sarebbe stata una terza stagione i fan in tutto il mondo hanno protestato al punto da ottenere una puntata speciale conclusiva che andrà in onda nel 2018 e le cui riprese inizieranno in Europa il prossimo ottobre (tra i set Londra, Parigi, Berlino e, udite, udite, Napoli).

Ancora mi domando se l’annuncio della cancellazione di Sense8 sia stata una trovata commerciale di Netflix per creare attenzione intorno a questa serie dagli altissimi costi, ma dal riscontro all’inizio un po’ tiepido. Fatto sta che il numero di fan, pagine Facebook e gruppi di appassionati si moltiplicano, si dice che Lana Wachowski stia scrivendo la stagione 3 e xHamster, noto sito porno e uno dei siti più visitati al mondo, si è proposto per produrla, più o meno in questi termini:

“Abbiamo più visitatori di New York Times, ESPN e Daily Mail; conosciamo bene il significato di interconnessione di sessualità che vadano oltre i confini. In breve, siamo un noi. Abbiamo alle spalle anni di lotta per qualsiasi genere di sessualità e usiamo il nostro pubblico per combattere le leggi anti-LGBTQ nel mondo. […]
Sappiamo di essere un medium insolito, ma 5 anni fa la gente se la rideva all’idea di produzioni originali Netflix…”

Sull’epico, attesissimo, episodio finale, il mio timore è solo che ci sia troppo ancora da dire e che due ore siano scarse per farlo. Una terza, ultima e definitiva stagione, ci starebbe tutta.

Curiosità: le Wachowski hanno girato alcune delle scene di maggior impatto all’interno di eventi live svoltisi nelle città in cui è ambientata la serie: i fuochi d’artificio del 4 luglio a Chicago, un dj set al Koko di Londra, il Pride di San Francisco, un incontro di lucha libre a Città del Messico, il festiva hindu in onore di Ganesh a Mumbai.

The Americans serie tv 2018
@osservatoreseriale.it

Davide aspetta The Americans, per chi ama il genere Spy e gli anni ’80

Dopo 5 stagioni e 65 episodi a primavera 2018 negli Stati Uniti, e probabilmente a settembre 2018 in Italia (sul canale Fox), arriva l’ultima sospirata stagione per la famiglia Jennings, una normalissima famiglia americana. Come in ogni normalissima famiglia americana, i due genitori sono spie del KGB.

La serie è un diesel: parte lenta, non ha ritmi travolgenti alla Lost, ma cresce fino a diventare mozzafiato ed appassionante. Ben scritta e premiata dalla critica negli anni con i premi gli Emmy, i Saturn Award, i writers Guild of America Award e i Satellite Award, The Americans fa parte di quelle serie che raggiunta la maturità chiedono di essere concluse e di non essere trascinate troppo oltre a causa del successo.

Dopo aver infatti scoperto le estreme abilità da spie di Philip (Matthew Rhys) ed Elizabeth (Keri Russell), la loro storia, le profonde differenze tra loro e il complicato rapporto familiare, dopo aver sofferto con loro i rischi del mestiere, dopo aver mal sopportato -almeno inizialmente- i figli Paige ed Henry e averli visti crescere, dopo aver odiato e simpatizzato a stagioni alterne per l’agente FBI Stan Beeman (Noah Emmerich) e per la spia russa Oleg Igorevich Burov (Costa Ronin), è venuto il momento di chiudere i mille intrecci e le storie che iniziano un attimo a trascinarsi.

La quinta serie ha pagato qualcosina rispetto alle precedenti in termini di suspense e originalità: per questo è tempo di terminare, ci auguriamo con il botto. Alle critiche per una certa lentezza, gli autori hanno risposto ribadendo la volontà di approfondire determinate sfumature psicologiche dei personaggi. Prima del gran finale. I creatori della serie, Joe Weisberg (che ha lavorato alla CIA dal ’90 al ’94) e Joel Fields, hanno infatti promesso fuochi d’artificio: ovvero molta azione ed emozioni a raffica, quello che si chiede ad una spy story come si deve.

Tra le dichiarazioni rilasciate all’ATX Television Festival di Austin sulla sesta ed ultima stagione segnaliamo queste:

“Nelle stagioni precedenti abbiamo raccontato molte storie, ci sono molti fili nei quali raccontiamo chi sono queste persone e come le loro vite siano andate avanti e stiano per arrivare ad una conclusione; ora abbiamo questi ultimi dieci episodi per tirare tutti questi fili. Le nostre storie a volte cambiano molto, scriviamo abbastanza in anticipo e ci troviamo con idee scritte in modo abbastanza approfondito che svilupperemo e porteremo in scena solo in un secondo momento. La fine l’avevamo ben chiara già dalla metà della seconda stagione.”

Ci siamo lasciati con Philip ed Elizabeth decisi a tornare in Unione Sovietica: lo faranno? Lasceranno davvero gli Stati Uniti per tornare a casa? Riusciranno a terminare il loro mandato al direttorato senza farsi scoprire? Cosa succederà ai figli? La serie terminerà con la fine della Guerra Fredda?

Attendiamo con curiosità l’ultima stagione di una serie che ci è piaciuta soprattutto per un motivo: è esattamente quello che mostra, senza ammiccamenti a situazioni presenti o sotto letture eventuali. Un paradosso, per una spy story semplice e di qualità.

Curiosità: Keri Russel e Matthew Rhys (Philip ed Elizabeth per gli appassionati della serie), si sono conosciuti sul set di The Americans e sono diventati una coppia anche nella vita reale. Hanno avuto un figlio che hanno chiamato Sam.

Black Mirror serie tv 2018
@wikipedia.org

Fabio, che non guarda serie tv, proverà Black Mirror

Non ho mai visto Black Mirror. Non ho mai visto serie tv, a parte un folle inverno passato a vedere spezzoni di Breaking Bad con tassi di nervosismo alle stelle. Vedevo i telefilm. Vedevo Hazzard, Supercar, l’A-Team, qualche puntata viscida di Beverly Hills 90210, Bayside School e Il mio amico Arnold.

Ma le serie tv no. Non sopporto che i meccanismi narrativi escogitati per prolungare gli eventi prevalgano sull’evolversi logico dei fatti. Quando questo stratagemma, l’essenza malvagia delle serie, si rende esplicito, vado fuori di testa. Sragiono. Voglio ammazzare con le mie mani Walter White.

Per questo non ho mai visto serie tv. Mi fa stare male, l’idea di dover vedere (perché poi mi diventa un obbligo) 12 fottutissimi episodi di una storia che poteva esaurirsi in tre.

Il prossimo inverno però ci riproverò. Ci riproverò con Black Mirror. “Eh, cazzo, tu che sei un sociologo NON PUOI NON VEDERE BLACK MIRROR”. Non posso non vedere. Me lo hanno ripetuto due amici che stimo, lo hanno fatto entrambi con tale insistenza che alla fine penso che cederò. Mi guarderò docile le prime tre stagioni, e poi la quarta, che uscirà entro fine 2017, sembra ad ottobre, sul demone Netflix.

Non sarà un inverno tranquillo, ecco cosa mi attende:

Prima stagione: 2011 – 3 episodi (wow, fantastico!)
Seconda stagione: 2013 – 3 episodi + un episodio speciale natalizio (sì, posso farcela)
Terza stagione:  2016 – 6 episodi (escalation temibile)
Quarta stagione: in uscita entro fine 2017 – 6 episodi  (mmm, tempesta in arrivo)

Curiosità: un episodio della quarta stagione è diretto da Jodie Foster.

Westworld serie tv 2018
@wired.it

Nikolas si concede Westworld – Dove tutto è concesso

Prendete il genio creativo di J.J. Abrams (sì, quello di Lost), lo sguardo penetrante di sir Anthony Hopkins (sì, Sir), il fascino di Ed Harris e la bravura di Evan Rachel Woods. Aggiungete un pizzico di Thandie Newton, buttate il tutto nel futuro e frullate inclinando il recipiente verso il passato. Quello che viene fuori è una delle serie rivelazione del 2017, paragonata da molti a Game of Thrones per qualità della sceneggiatura e interpretativa, da altri allo stesso Lost per la complessità della trama e per la quantità di misteri da risolvere.

***SPOILER***

Westworld racconta una società distopica di un futuro non troppo lontano (qualcuno sostiene sia il 2052), nella quale è stato creato un parco divertimenti che riproduce il vecchio west popolato da robot con sembianze umane, chiamati residenti. I visitatori pagano 40.000 dollari al giorno per poter usufruire del parco, scatenare i propri istinti primordiali con i (e ai danni dei) suoi abitanti, seguendo o meno le linee narrative proposte dagli “scienziati/sceneggiatori” che progettano il parco (tipo partecipare alla rissa in un saloon o intervenire in un duello alla Mezzogiorno di fuoco) e che ne seguono gli avvenimenti dalla futuristica – e apparentemente sicura – centrale operativa.

La stessa centrale operativa è il luogo dove vengono creati i nuovi androidi e riparati i robot reduci dalla loro “giornata di lavoro”: che siano stati stuprati, sgozzati o bucati dalle pallottole, entro la mattina seguente torneranno lindi e riprogrammati, pronti ad accogliere i nuovi visitatori.

La serie rimbalza con facilità tra questi due mondi apparentemente lontani e fatti per restare nettamente separati. Peccato che l’intento di Robert Ford (il direttore creativo del parco, interpretato da Anthony Hopkins) di rendere i residenti il più possibile simili all’uomo attraverso le cosiddette ricordanze – sogni ad occhi aperti influenzati dalle loro esperienze vissute durante le diverse “vite” nella piacevole compagnia dei visitatori – renderà gli androidi sempre più instabili e meno controllabili, innescando una vera e propria ribellione nei confronti dei loro creatori.

Fin dall’inizio si intuisce quindi che la linea di demarcazione tra i due mondi verrà varcata inesorabilmente portando allo scontro tra i due mondi. Prima, però, verremo trascinati nel parco e nelle sue storie esattamente come i suoi visitatori.

Scopriremo Arnold, un socio di Ford morto suicida che perseguiva il sogno di poter ricreare una forma di coscienza nei residenti, di cui però alcuni androidi con comportamenti anomali sentono regolarmente la voce che impartisce loro ordini.

Ci imbatteremo nell’Uomo in nero, interpretato da Ed Harris, un visitatore assiduo del parco impegnato nella ricerca di un livello più profondo del gioco, il cosiddetto Labirinto, dove passato e futuro si incontrano e aumenta il livello di coscienza degli androidi.

Incontreremo androidi suicidi, robot capaci di rimorso, umani innamorati delle macchine (corrisposti), residenti con maschere da diavoli immuni alle pallottole così come i visitatori. Vedremo nordisti e sudisti, cowboy e indiani cacciatori di scalpi.

Arriveremo a domandarci se gli androidi ribelli stiano davvero sviluppando libertà di coscienza o se piuttosto non stiano semplicemente seguendo una nuova linea narrativa di Ford (è possibile capirlo in base alla tecnica di ripresa cinematografica utilizzata, hanno svelato gli autori).

Vedremo tutto ciò, ci porremo un milione di domande e, quando arriveremo alla fine della prima stagione, lo scontro tra umani e androidi sarà ancora solo annunciato, pronto a esplodere nella seconda stagione, annunciata per il 2018.

E state certi che, se vedrete la prima, attenderete con ansia la seconda tra le serie tv 2018. Perché Westworld è allo stesso tempo un western ambientato nel futuro e una serie fantascientifica che, ricordandoci la nostra natura primitiva e animalesca, ci mostra come potremo vivere il peccato nel futuro. Perché Westworld è un racconto sulla nostra mente (per la precisione, un racconto basato sulla teoria della mente bicamerale) ed un racconto sul mondo occidentale (west world). Quel che è certo è che Westworld non è una serie da vedere distrattamente, ma sfido chiunque a distrarsi dopo aver visto la puntata pilota.

Curiosità

La prima stagione di Westworld è stata vista da ancora più persone di quelle che avevano visto la prima stagione di Game of Thrones.

La serie è stata ideata da Jonathan Nolan (fratello del più noto Christopher e sceneggiatore di quasi tutti i suoi film) e Lisa Joy (sua moglie) per la HBO ed è ispirata al film Il mondo dei robot scritto e diretto nel 1973 da Michael Crichton.

Nel finale della prima stagione si intuisce che ci sono altri parchi oltre a Westworld, tra cui uno popolato di samurai. Nel film di Crichton ce n’è anche uno ambientato nell’antica Roma e uno nel mondo medievale. Intanto la HBO ha registrato il dominio web exploresamuraiworld.com…

Molti spettatori hanno apprezzato la musica suonata da un pianoforte meccanico durante diverse puntate della prima stagione: una è No Surprises dei Radiohead, una è Something I Can Never Have dei Nine Inch Nails un’altra è una versione di Paint it Black dei Rolling Stones ad opera di Ennio Morricone. La canzone suonata nell’ultimo episodio è ancora dei Radiohead: Exit Music (For a Film). Le prime quattro parole della canzone sono Wake from your sleep (“Svegliati dal tuo sonno”).

Stefania attende il ritorno di Barb in Stranger Things II: #WeAreAllBarb

Dopo una prima stagione di successo, i fratelli Matt e Ross Duffer (The Duffer Brothers) hanno diffuso a febbraio il trailer della seconda stagione di Stranger Things, serie di fantascienza ambientata negli anni ’80. Ci siamo quasi, perché Netflix ne anticipa la programmazione al prossimo 27 ottobre 2017, proprio nel periodo di Halloween.

Non voglio spoilerare le prime 8 puntate, per cui non farò riferimento alle vicende che vivono i quattro amici Will, Mike, Dustin e Lucas (e, attorno a loro, tutta una serie di altri personaggi chiave). Credo infatti che Stranger Things meriti di essere visto senza preparazione o letture pre-visione che rivelino troppo. Il bello di questa serie, che ci costringerà a vedere la seconda, è proprio che meno ne sai più ti prende.

La capacità di tenere alto il pathos e il mistero caratterizza la prima stagione, e Rotten Tomatoes, aggregatore di recensioni e voti, registra identico altissimo indice di gradimento (95%) tra critici professionali e spettatori. Stranger Things è stata premiata ai Golden Globe 2017 come miglior serie televisiva drammatica.

serie tv 2017 stranger things

La serie parte a razzo: i personaggi li impariamo a conoscere subito ed è uno dei motivi per cui mi piace molto. La storia è chiara fin dal principio: bisogna risolvere un mistero. Tuttavia, non c’è solo mistero e fantascienza ma c’è anche scienza. Ed è proprio questo mix ben riuscito che cercano di realizzare i giovani fratelli Duffer.

Il finale della prima stagione è, a mio avviso, la parte più debole, ma dato il ritmo di tutti gli episodi e della storia in sé c’era da aspettarselo.

Che poi Stranger Things esce nel 2017, eh.
@nerdist.com

Cosa ci si aspetta dal sequel? Reputo difficile che la seconda stagione si mantenga all’altezza della prima. Ma visti gli innumerevoli misteri e le poche spiegazioni offerte (simile, ma non uguale, alle poche spiegazioni in Lost) Netflix doveva per forza fornirci un seguito: in fondo vogliamo tutti ritrovare Barb.

Curiosità: il 27 agosto sono stati rilasciati ufficialmente da Netflix i character poster e compaiono due personaggi nuovi: i fratelli Max e Billy, due adolescenti che turberanno la situazione già precaria della cittadina di Hawkins.

Perché guardare Stranger Things?

1. È spaventosa, ma non così spaventosa.

Intendiamoci, io non guardo gli horror, al massimo sono riuscita a vedere It. Ho iniziato la prima puntata di Stranger Things di notte, in una cameretta buia e quasi non volevo andare avanti. E invece l’ho fatto e vi assicuro che non è terrificante. Superate i primi 5 minuti e poi lasciatevi trascinare nel Mondo di Sotto.

2. È una serie fresca. Nonostante gli anni ’80.

Ci troverete i Goonies, E.T. e Stand by Me. E se non vi bastassero, sappiate che questi giovanissimi attori bucano lo schermo. L’intuitività delle loro personalità arriva diretta allo spettatore e ci si riesce ad entrare in sintonia, immediatamente. Non ci sono le dietrologie o le complessità di quando cerchiamo di interpretare i prossimi passi degli Underwood.

Beppe ha perso la testa per Peaky Blinders

Il tema del pezzo è consigliare nuove stagioni o nuove serie tv o comunque qualsiasi cosa abbia l’aggettivo nuovo che la precede. Io avrei voluto dirvi di vedere The Leftovers, che forse è la serie tv più bella che abbia mai visto, ma non ci sarà una nuova stagione di The Leftovers. È chiaro che siete sempre in tempo per rivederla, sono solo 3 stagioni e succede qualsiasi cosa che una mente affetta da un disturbo mentale particolarmente grave può immaginare. Ma non è di questo che devo parlarvi. (Vedetela, comunque, davvero).

Peaky Blinders tra le serie tv più attese
@facebook.com/PeakyBlinders/

Se devo consigliarvi qualcosa che da domani al 2018 avrà una nuova stagione vado senza dubbio su Peaky Blinders, che è una serie inglese prodotta dalla BBC, si trova anche su Netflix ed è stata confermata per altre due stagioni: quarta e quinta.

Come ogni serie inglese non va troppo per le lunghe: ogni stagione è formata da 6 episodi, un’ora per episodio. Basta poco per arrivare in tempo e preparati alla nuova uscita, che ancora non ha una data certa ma andrà sicuramente in onda tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018.

Poche cose sulla trama: siamo a Birmingham, a cavallo tra le due guerre mondiali. I Peaky Blinders sono un piccolo clan di malviventi guidati dalla famiglia Shelby, dove il secondogenito Thomas è il vero boss e protagonista assoluto della serie. Nei suoi panni, un Cillian Murphy magistrale, che fa da perno intorno alle storie di potere, amore e violenza che la sceneggiatura riesce a tenere saldamente collegate.

Tratto da una storia vera fortemente televisivizzata, la serie narra dell’ascesa degli Shelbys, che da piccola famigliola fuorilegge dei sobborghi di Birmingham diventa un clan di rispetto nazionale con pretese di potere anche a Londra. Dialoghi in un inglese arcaico bellissimo, momenti di violenza non banali (non vedetela insieme ai bambini, insomma), spiragli di memoria storica impersonificata, tra gli altri, da un giovane Winston Churchill, ai tempi Ministro dell’Interno.

Peaky Blinders ha tanti dei motivi per cui una serie finisce per piacermi:

  • Una bella sigla iniziale
  • Una trama mutevole e mai banale
  • Attori veramente bravi in ruoli particolarmente ben riusciti
  • Attrici veramente brave anche in ruoli non espressamente femminili
  • Una colonna sonora fottutamente bella
  • Almeno un paio di personaggi che finisco per imitare
  • Momenti di ansia diffusa che sfociano anche nella mia vita reale

Semplicemente, è molto, molto più di una gangster-series.

E poi, poi c’è Arthur Shelby, il primogenito della famiglia, interpretato da uno straordinario Paul Anderson. Il personaggio più riuscito dell’intera serie: pazzissimo, violento, instabile eppure fragilissimo. Non vi toglierete facilmente dalla testa né la sua voce, né il suo taglio di capelli.

Tabella serie tv 2018
Specchietto riepilogativo: i voti (in centesimi) di critica e pubblico fan riferimento a Rotten Tomatoes.

5 link per saperne di +

1. I + enciclopedici

Un’intervista di Dailybest a Matteo Marino e Claudio Gotti, autori de “Il mio primo dizionario delle serie tv cult” (a cui ha già fatto seguito un secondo volume): il libro che ogni appassionato di serie tv deve avere.

2. Il + social

L’app TV Time è una sorta di social network delle serie tv con cui milioni di utenti tengono traccia dei loro programmi preferiti, reagiscono agli episodi e interagiscono fra loro.

3. Il + missionario

Su Telefilm Central un gruppo di appassionati di serie tv condivide le proprie riflessioni con news, recensioni e rubriche, nella speranza che questo genere televisivo si diffonda maggiormente in Italia.

4. Il + Netflixdipendenza

Non è mai troppo tardi per lanciarsi in un binge watching. In questo video di TechGumbo dieci serie Netflix in grado di tenervi letteralmente incollati allo schermo.

5. Il + infografico

Per sapere proprio tutto di ogni singolo episodio della vostra serie preferito cercatela su GraphTV. Troverete i grafici delle valutazioni IMDb e la scheda tecnica con trama, cast, foto, dettagli e reviews.

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