Serie A: perché il campionato è finito così presto?

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@BlackSall
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E adesso provateci voi a trovare un titolo e una chiave per rendere interessante questa Serie A. Con la Juventus a 72 punti, quattordici in più della Roma, undici se i giallorossi vinceranno il recupero contro il Parma. Sarà interessante tutto il resto: il secondo posto, la lotta per l’Europa League, la salvezza, ma lo scudetto ha già preso una certa strada e alla base ci sono diversi perché:

– La Juventus ha l’organico migliore. Né Roma né Napoli hanno la possibilità di sostituire i papabili titolari con riserve di eguale valore. Ai bianconeri, quando manca Pirlo, basta aggiungere Marchisio per avere ancora il centrocampo migliore d’Italia.

– Entrambe le prime inseguitrici hanno posto le basi per un progetto nuovo, cambiando allenatore. Conte è al terzo anno sulla stessa panchina, ha un impianto collaudato e alle spalle la forza di chi ha già vinto. Benitez e Garcia non godono di questo favore.

– Senza un pizzico di fortuna, forse, la Juventus sarebbe prima con quei cinque-sei punti (e non quattordici) che avrebbero tenuto in vita un campionato inevitabilmente destinato a finire a Torino. La dea bendata ha invece premiato proprio i campioni in carica in vari modi: qualche fischio benevolo, anche se c’è chi esagera nei voli pindarici, e occasioni clamorosamente mancate dagli avversari hanno allargato la forbice a dismisura. Nulla che potesse influire sull’effetto conclusivo, ma la suspence ne avrebbe beneficiato.

A contrastare parzialmente la Vecchia Signora ci ha pensato una sorpresa assoluta. La Roma, fuori dalle coppe, ha incassato tanto e speso bene sul mercato, andando ben oltre le previsioni. Non ha saputo reagire ai momenti in cui è mancato per infortunio Totti, che con la sua presenza avrebbe forse potuto tenere a galla i capitolini. E’ momentaneamente davanti al Napoli, partito con ambizioni superiori, affidato a uno stratega dall’impronta molto europea e poco italiana, che nel cammino ha pagato la volontà di voler imporre costantemente in gioco in barba ai rischi del contropiede altrui. In Italia, salvo casi sporadici, i campionati si vincono partendo dalla difesa.

Ci resterà, dicevamo, la lotta per il secondo posto. Il Napoli ha tre punti da recuperare alla Roma e può farcela. Non ha pressioni particolari provenienti dalle retrovie, dato che la Fiorentina (pur vicinissima al colpaccio a Torino) è a dieci lunghezze e ha un rendimento altalenante. Per non parlare dell’Inter, uscita da San Siro con il terzo successo del 2014 e un gioco ancora latitante. Meglio il Parma, dopo il 2-0 al Verona. Se i gialloblu non soffriranno l’aria rarefatta dell’alta classifica potrebbero legittimamente aspirare alla quarta piazza.

Non ha ancora abdicato in chiave europea, ma poco manca, il Milan. Le scelte di Seedorf sono state chiare: finché si è in Champions ce la si gioca e il turnover lo si fa in campionato, intanto a Udine è arrivata una nuova sconfitta. Donadoni, vecchia bandiera, ha otto punti in più in graduatoria (43 a 35).

Troppo discontinue le altre: il Torino che non tira mai in porta al Meazza, la Lazio sconfitta in casa dall’Atalanta, il Genoa a Verona dal Chievo. La squadra più in forma nella parte sinistra della classifica è la Sampdoria, trascinata dalla grinta di Mihaijlovic. I doriani hanno inguaiato il Livorno, avanti 2-0 al 45′ a Marassi. Gli effetti della cura Di Carlo si sono già esauriti. Con Sassuolo e Catania, che non sono andate oltre il “punticino”, i toscani sono virtualmente in zona B.

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Realizzatore di sogni parzialmente mancato, giornalista sportivo riuscito. Segno che qualcosa è andato per il verso giusto, dai venti in poi. Sostenitore convinto della necessità di pensare e divulgare, meglio se in un pub, peggio se in discoteca. Scrittore per diletto, con la fortuna di vivere del mio lavoro.

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