La scuola secondo Matteo Renzi

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La scuola secondo Matteo Renzi
@retenews24

La riforma della scuola viene approvata dalla Camera ed è legge

Nonostante le proteste in piazza e in Parlamento la Riforma della Scuola è stata approvata alla Camera con 227 voti a favore e 173 contrari. Il passaggio finale per essere convertito in Legge è la firma del Presidente della Repubblica, a cui le opposizioni chiedono di non firmare. È altamente improbabile però che Mattarella non firmi, dunque la Riforma della Scuola diventerà legge.

Qui sotto abbiamo visto tutte le novità che saranno introdotte dalla riforma, alcuni passaggi in particolari fortemente contestati da sindacati e Movimento 5 Stelle. Contrario al provvedimento anche la minoranza del Pd, che in aula si è astenuta o ha votato contro. Il governo rivendica una legge che darà maggiore autonomia agli Istituti scolastici e più meritocrazia al corpo insegnanti, studenti, sindacati, oltre a prevedere l’assunzione di 100.000 precari. Le opposizioni denunciano una legge a loro modo di vedere penalizzante per studenti e professori, che darà troppo potere ai presidi e taglia fuori una parte dei precari della scuola.

La legge entrerà a regime nel 2016.

26 giugno.

Il Ddl scuola passa in Senato: il 7 luglio diventerà legge

Renzi ce l’ha fatta: ad un prezzo molto alto, a costo di spaccare definitivamente il suo partito (vedi le dimissioni di Fassina e non solo), ha messo la fiducia sul maxiemendamento contenente il Ddl scuola, che ha passato la prova più complicata.

Il premier avrà la sua riforma della scuola, ma l’opposizione cresce e il malcontento dello storico elettorato del Partito Democratico pure. Da qui in avanti ne vedremo delle belle, a partire dai sondaggi.

Abbiamo già visto nelle puntate precedenti le novità introdotte dal disegno di legge, che non ha recepito le richieste di opposizione interna al Pd ed esterna. Qui trovate il testo completo del Ddl della Buona scuola.

Ovviamente le reazioni al passaggio in Senato sono state antitetiche. Mentre i senatori del Pd esultano

le opposizioni, a partire dal Movimento 5 Stelle e da Grillo, gridano allo scandalo e alla morte della scuola

Il tempo dirà se quella di Renzi è una buona riforma e se servirà a portare la scuola qualche passo avanti. Al di là del solito teatrino politico, di buono ci sono sicuramente le assunzioni dei precari, che le opposizioni avrebbero voluto separate dal ddl, e un po’ di soldi investiti sulla scuola, anche se difficilmente saranno sufficienti per far ripartire davvero il sistema scolastico.

La scuola secondo Matteo Renzi
@ansa

18 giugno

Scontro totale e assunzione dei precari a rischio: Renzi in difficoltà sulla scuola

Mentre gli studenti affrontano gli esami di maturità si continua a litigare sul disegno di legge della “buona scuola”. Le elezioni hanno portato Renzi a concepire una qualche apertura alla minoranza interna, ma il numero di emendamenti e la volontà del governo di legare le 100.000 assunzioni al passaggio della legge dividono profondamente premier e opposizioni.

Ieri Renzi su Facebook ha precisato che

Il governo non ha dunque intenzione di stralciare le assunzioni e separarle dal disegno di legge, opposizioni interne ed esterne urlano al ricatto. Il presidente della Commissione Istruzione, Andrea Marcucci, ha annunciato ieri di aver accettato la richiesta dei relatori del ddl di sospendere lavori fino a martedì 23 per sfoltire parte dei 3000 emendamenti.

La situazione però pare bloccata e lo stallo nasce all’interno del Partito Democratico. Da una parte Renzi va avanti a testa bassa ma il dubbio che lo scontro sulla scuola gli abbia fatto perdere parte delle elezioni amministrative resta, dall’altra i sindacati non paiono disposti a concedere nulla e in campo scolastico contano su una potenza di fuoco ancora importante.

21 maggio.

Più poteri ai dirigenti scolastici, assunzione dei precari, sgravi fiscali per le paritarie: la scuola secondo Matteo Renzi

Con 316 voti a favore e 137 contrari (più un astenuto) è passato alla Camera il disegno di legge sulla Buona Scuola del governo Renzi. Nonostante le proteste e gli scioperi, l’esecutivo tira dritto e porta a casa un altro passaggio della legge; ora la palla passa al Senato. Hanno votato contro Movimento 5 Stelle, SeL, Forza Italia, mentre la minoranza del PD, sempre più silenziosa, non ha partecipato.

Quali sono i passaggi più importanti della riforma della Buona Scuola?

1) L’assunzione di 100mila precari da settembre.

2) Il cosiddetto Pof (Piano Triennale dell’offerta formativa) introdotto dall’articolo 3, che “esplicita la progettazione curricolare, extracurricolare, educativa ed organizzativa che le singole scuole adottano nell’ambito della loro autonomia”.

3) Il bonus di 500 euro per i professori per l’aggiornamento professionale (libri, hardware, mostre e concerti).

4) Premi al merito che verrano dati ai professori migliori su decisione dei presidi.

5) Potenziamento delle ore di stage per i ragazzi di professionali, tecnici e licei.

6) Più poteri ai presidi, che avranno la possibilità di scegliere i professori.

7) 40 milioni di euro verranno destinati all’edilizia scolastica, in particolare verrà effettuato un piano di indagini diagnostiche sugli edifici scolastici.

8) Sgravi fiscali per coloro che iscriveranno i propri figli alle scuole paritarie.

È stato stralciato invece il passaggio sul 5×1000 da destinare alla scuola, molto contestato da studenti della scuola pubblica ma anche organizzazioni del terzo settore, che vivono in parte delle entrate garantite dal 5×1000.

Il resto rimane intatto, anche se prevedibilmente al Senato qualcosa cambierà. Un altro passaggio molto contestato è quello sul potenziamento delle ore di stage che viene valutato dagli studenti come un ulteriore carico di ore di lavoro gratis.

Mentre il Ministro Giannini si dice emozionata e i 5 Stelle promettono che in Senato “sarà un Vietnam”, sindacati e associazioni studentesche annunciano scioperi, occupazioni e proteste, tra cui il blocco degli scrutini, che non riguarderà in ogni caso i cicli terminali dell’anno scolastico (ovvero terza media, maturità, abilitazioni professionali).

12 maggio.

Professori in rivolta contro Matteo Renzi e il Partito Democratico? Dopo lo sciopero del 5 maggio, ieri la bacheca facebook del premier più social della storia italiana si è riempito di messagi piuttosto chiari

Io non ti voterò più

La riforma della buona scuola non sembra tanto buona e non piace a nessuno. Sono i professori che sono conservatori e arroccati sulle loro rendite o il governo ci sta capendo poco? Probabile non sia bianco o nero, certo è che di pasticci la riforma della buona scuola ne contiene parecchi.

Come non pensare, per esempio, a quelli che oggi frequentano il Tfa per diventare insegnanti: come scrive bene su Internazionale Carlo Mazza Galanti, dopo avere superato tre esami difficili e aver pagato 3.000 euro, migliaia di aspiranti professori rischiano di vedere vanificati i loro sforzi e cancellati i loro merito, con quella che sarebbe una presa in giro colossale

Persone umiliate, passive, iperburocratizzate, logorate da anni di precariato. Queste potrebbero essere le persone che si prenderanno cura dei vostri figli

Il governo rischia di andare allo scontro con i sindacati proprio nel mese delle elezioni regionali, di questo sembrano essersi accorti la Boschi e Renzi, che incontreranno sindacati della scuola e i leader di Cgil, Cisl e Uil per fare il punto della situazione. Almeno sulla scuola Renzi sembra voler aprire un dialogo e non tirare dritto per la sua strada. Se il Pd perdesse uno dei suoi blocchi elettorali più compatti, potrebbe non bastare la popolarità del leader a destra per restare sopra quel livello del 35% su cui stabilmente veleggia il Pd da un anno a questa parte.

Il ddl scuola intanto prosegue il suo iter parlamentare, si attende ora il parere delle Commissioni. Giovedì il provvedimento sarà in aula per il voto sulle pregiudiziali di costituzionalità, che dovrebbe concludersi con il voto finale del 19 maggio.

5 maggio.

(a cura di Fabrizio Pedone)

“Ei fu. Siccome immobile”, quest’anno gli studenti Italiani hanno dovuto fare a meno dei versi immortali con i quali Manzoni celebrò grandezza e limiti dell’imperatore di Ajaccio. I loro professori sono infatti scesi in piazza per protestare contro la Buona Scuola del Presidente di Rignano sull’Arno. I sindacati confederali, Gilda, Snals e la galassia Cobas hanno scioperato in tutta Italia con l’appoggio delle maggiori organizzazioni studentesche, dalla Rete degli Studenti Medi all’Uds passando per l’Unione degli Universitari.

Nel mirino della contestazione la gerarchizzazione della scuola con l’accentramento dei poteri nelle mani dei presidi che potranno premiare i docenti più meritevoli, e quindi, all’opposto, punire quelli meno produttivi (o più antipatici al dirigente scolastico, dipende dai punti di vista). Contestata anche l’idea del 5 per mille e del finanziamento privato alla scuola pubblica, che rischia, secondo i sindacati, di allargare il divario fra le scuole di serie A, destinate ai figli dei professionisti, e quelle di serie B, spesso ubicate nelle zone del Paese che più avrebbero bisogno di istruzione e cultura.

Nella stessa ottica gli insegnanti si scagliano contro la detraibilità (fino a 400 euro pro capite) delle spese affrontate dai genitori per iscrivere i figli alle paritarie, un ulteriore schiaffo a chi si batte per una scuola pubblica, laica e plurale. Fra gli studenti desta invece preoccupazione il dispositivo che regolamenta l’alternanza scuola-lavoro, il timore è che i tirocini si trasformino nell’ennesimo trucco per disporre di mano d’opera gratis mascherata da stage formativo.

In ultimo l’eterna guerra dei precari che vede contrapposti idonei, sissini, precari d’istituto ecc. Secondo i rappresentanti dei lavoratori della scuola le cifre del Governo (100.000 nuove assunzioni) sarebbero uno specchietto per le allodole e fuori dalle scuole rimarrebbero sia i vincitori dell’ultimo concorso che i precari storici.

Complessivamente, quindi, gli scioperanti sembrano denunciare una riforma che applica alla scuola (come si è cercato più volte di fare negli ultimi anni) quell’ideologia aziendalista che permea il Paese almeno dall’anno della discesa in campo di Berlusconi, andando in segno diametralmente opposto alla scuola collegiale e democratica voluta dai decreti delegati del Settantaquattro. Il rischio è, come sempre, che messa nelle mani sbagliate, l’azienda-scuola faccia la fine di Mediaset, del Milan o dell’Italia dello spread alle stelle.

Al di là delle cifre, come sempre interpretabili e discordanti, i cortei di Roma, Milano, Bari, Palermo, Torino, Parma, Bologna sono sembrati veramente imponenti e l’adesione allo sciopero massiccia, nonostante l’opposizione dei presidi. Non è un caso, forse, che mentre il ministro Giannini continua a difendere la riforma il Premier si sia detto disponibile al dialogo, mentre il presidente del Senato Grasso ha invitato i rappresentanti dei professori a Palazzo Madama.

Renzi non è stupido, e sa bene che dietro le cattedre c’è parte dello zoccolo duro dell’elettorato PD, a cominciare proprio dalla moglie Agnese. Ancora una volta l’augurio è che smetta di twittare compulsivamente sull’Iphone, scenda nella “palude” e presti ascolto ai suoi “gufi”.

27 febbraio

(a cura di Fabrizio Pedone)

Scuola Matteo Renzi
@nomfup

Parlare della scuola “secondo Matteo Renzi” potrebbe essere prematuro. Come sempre, quando ci si relaziona all’operato del Premier bisognerà infatti aspettare la terza fase, che di solito viene dopo quella dei tweet e quella della convention con microfono ad archetto, ovvero il testo del decreto per il quale dovremo aspettare il 3 marzo. Pochi giorni, insomma.

Intanto la notizia più importante sembra l’assorbimento negli organici delle scuole di buona parte (60, 80, 120 o 140 su 150 mila, ancora non è chiaro) dei precari storici provenienti delle graduatorie ad esaurimento, come imposto di recente dalla Corte Europea. Da ora (si fa per dire, visto che potrebbero volerci otto anni a garantire il completo assorbimento delle graduatorie) in avanti si dovrebbe quindi diventare docenti esclusivamente tramite concorso.

Le assunzioni dovrebbero inoltre garantire alle scuole organici sufficienti a coprire le assenze dei docenti di ruolo senza ricorrere a supplenze esterne. Ai prof, obbligati alla formazione continua, dovrebbero inoltre essere garantiti scatti basati non sull’anzianità ma sul merito.

Renderle trasparenti e “on line”, estendere anche a loro il 5 per mille, garantire wi fi e banda larga, snellire le procedure burocratiche sono invece le misure necessarie a rendere le scuole al passo con i tempi del 2.0. Previste norme anche per incentivare l’investimento dei privati sui singoli istituti.

Nella didattica potenziati sport, musica e storia dell’arte e l’alternanza scuola-lavoro (almeno 200 ore annue negli ultimi tre anni di tecnici e professionali). Centralità a coding, digital making, inglese ed economia per competere alla pari con i coetanei del resto del mondo. Attenzione alle disabilità e alle differenze linguistiche e culturali per non lasciare nessuno indietro. Un libro dei sogni, insomma, con parole d’ordine simili a quelle già sentite negli ultimi vent’anni, che tocca però al governo condurre in porto. E già si levano le prime critiche, nel merito e nel metodo, alla Buona Scuola voluta da Renzi e dal ministro Giannini.

Scuola Matteo Renzi: critiche di sindacati ed insegnanti

Al di là di errori grammaticali piuttosto imbarazzanti

i sindacati denunciano, ad esempio, la volontà di bypassare completamente i corpi intermedi interpellando direttamente e digitalmente (il pdf con i punti programmatici de #Labuonascuola fu sottoposto ad un plebiscito on line) i singoli ed intervenendo quindi con un decreto anziché sottoporre la legge alla discussione parlamentare.

I presidi non vedono certo di buon occhio le graduatorie on line degli istituti prospettate dal governo, temendo che da queste dipenda l’erogazione dei finanziamenti. Preoccupazione simile a quella degli insegnanti visto che la loro retribuzione dipenderà dal “merito”, concetto nobile ma di difficile quantificazione e ad alto rischio di aleatorietà, come dimostra il naufragio di analoghi tentativi di valutazione da parte dei precedenti governi.

Sul piede di guerra anche i precari, molti dei quali, a partire da quelli appartenenti alle graduatorie di istituto, vecchi laureati magistrali, abilitati Pas e Tfa che temono di non rientrare nel novero dei neoassunti. Mobilitazioni in vista anche da parte delle associazioni studentesche, a partire dalla rete degli Studenti Medi e dall’Unione degli Studenti che, preoccupate dall’ingerenza che i privati potranno esercitare sulla scuola pubblica, si preparano a sfatare il mito della protesta come passatempo autunnale indicendo, già nella giornata di oggi e per i prossimi mesi, cortei e manifestazioni. Gli studenti chiedono anche regole più chiare riguardo ai tirocini in azienda, nel timore che questi, lungi dall’essere esperienze realmente formative, possano tramutarsi in forme di sfruttamento gratuito di manodopera.

https://twitter.com/LouPalanca/status/571216482417438720

La parola spetta ora al premier, al ministro Giannini ed al loro decreto, nella speranza che sappiano ascoltare più di quanto non abbiano dimostrato con il concerto tenuto dalla JuniOrchestra dell’Accademia nazionale di Santa Cecilia durante la loro presentazione.

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Si occupa della community di Le Nius, in pratica delle relazioni con le persone qui dentro e sui social media. Di mestiere editor e SEO. Da sempre ha un debole per i troiani e una forte antipatia per gli achei (semicit.). davide@lenius.it

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