Come cambia la scuola italiana con il PNRR?13 min read

16 Ottobre 2021 Educazione -

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Come cambia la scuola italiana con il PNRR?13 min read

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Le criticità del nostro sistema di istruzione sono molte e radicate nel tempo. Dalla carenza di asili nido e servizi per la prima infanzia al fenomeno della dispersione scolastica; dalla forte disparità territoriale nell’offerta dei servizi educativi alla mancata convergenza tra formazione e mercato del lavoro. Vi sono poi annosi problemi con i fondi destinati alla ricerca e con la cosiddetta fuga di cervelli verso altri paesi.

Anche se ormai sembra diventato un ritornello buono per tutte le occasioni, occorre ripeterlo: il PNRR, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, è un’occasione per rimettere a posto le cose, grazie ad un’immissione di denaro senza precedenti che potrà consentire riforme da tempo necessarie.

A occuparsi dell’istruzione è la missione 4 del PNRR, con un investimento totale di quasi 31 miliardi di euro, di cui 19,44 miliardi per il potenziamento dell’offerta dei servizi di istruzione, dagli asili nido alle università, e 11,44 miliardi dedicati al potenziamento della ricerca e della sua continuità con il tessuto economico.

Intanto: cos’è il PNRR?

La pandemia, e il conseguente aggravamento di una crisi economica iniziata nel 2008 e mai del tutto superata, hanno spinto l’Unione Europea a sospendere il Patto di Stabilità e a mettere a disposizione fondi per gli Stati membri, attraverso il programma Next Generation EU (NGEU), un totale di 750 miliardi di euro.

Questi fondi sono stati suddivisi per paese, e all’Italia è toccata la fetta più grande (249 miliardi), e ogni Stato membro è stato chiamato a produrre il proprio piano per l’utilizzo di questi fondi. Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) è quindi il documento che l’Italia ha presentato alla Commissione Europea indicando come intende tradurre in riforme e investimenti le sei aree di intervento previste dal programma europeo: transizione verde; trasformazione digitale; crescita intelligente, sostenibile e inclusiva; coesione sociale e territoriale; salute e resilienza economica, sociale e istituzionale; politiche per le nuove generazioni, l’infanzia e i giovani.

A partire da tre assi strategici (digitalizzazione e innovazione, transizione ecologica e inclusione sociale) il PNRR italiano si articola in sedici componenti, raggruppate in sei missioni: 1. Digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura; 2. Rivoluzione verde e transizione; 3. Infrastrutture per una mobilità sostenibile; 4. Istruzione e ricerca; 5. Coesione e inclusione; 6. Salute.

La scuola è quindi affrontata nella Missione 4, e naturalmente si tratta di interventi che dovranno inserirsi in una cornice più ampia di leggi e investimenti già esistenti, come ad esempio i fondi PON. Gli investimenti potranno inoltre essere integrati da risorse locali e gestiti, a seconda delle competenze, attraverso il Ministero dell’Istruzione (MI), il Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), il Ministero dello sviluppo Economico (MiSE) o altri enti.

Vediamo ora quali riforme e investimenti sono previsti nel PNRR e come impatteranno, almeno sulla carta, sul nostro sistema scolastico.

Scuola e PNRR: cosa cambia

riforma scuola
Foto: WeMake Milano

Più posti per i nidi e le scuole per l’infanzia

Uno degli obiettivi della Missione 4 del PNRR è aumentare significativamente l’offerta di posti negli asili nido e nelle scuole dell’infanzia.

Con il piano dedicato a queste fasce di età, il Piano prevede la costruzione, riqualificazione e messa in sicurezza di asili nido e scuole dell’infanzia, portando alla creazione di circa 228 mila nuovi posti in totale. L’obiettivo è migliorare l’offerta educativa e offrire un concreto aiuto alle famiglie, incoraggiando la partecipazione delle donne al mercato del lavoro e la conciliazione tra vita familiare e professionale.

La misura è tra le più necessarie considerato che, limitandoci a parlare di asili nido, in Italia sono disponibili soltanto 25,5 posti ogni 100 bambini nella fascia 0-2 anni (dati 2018) con fortissimi divari territoriali.

Meno alunni per classe e classi eterogenee

La riforma dell’organizzazione del sistema scolastico, presente nel PNRR, mira a rispondere a due tematiche: la riduzione degli alunni per classe e il dimensionamento della rete scolastica, ovvero la riorganizzazione delle scuole su un dato territorio, in genere attraverso l’istituzione, la fusione o la soppressione, al fine di avere istituti con una popolazione ottimale.

Nel testo si parla anche di “superamento dell’identità tra aula e classe demografica”, al fine di rivedere il modello di scuola e di affrontare, ad esempio, le problematiche nel formare le classi nelle aree meno popolose, come quelle di montagna.

Questo buon proposito non manca di criticità: non basta mettere in una stessa aula alunni di età diverse per far quadrare i conti (educativi). Sarà necessario ripensare l’impostazione pedagogica delle attività, facendo in modo che le differenze tra gli alunni possano essere una risorsa in termini di educazione tra pari, e allo stesso tempo non far mancare a ciascun alunno l’attenzione individuale necessaria.

Edifici più sicuri ed efficienti, laboratori tecnologicamente avanzati

Un altro investimento che riguarda la scuola nel suo insieme è il Piano di messa in sicurezza e riqualificazione dell’edilizia scolastica, che ha il duplice obiettivo di ridurre i consumi energetici e aumentare la sicurezza strutturale degli edifici, per una superficie complessiva di 2,4 milioni di metri quadrati.

Una misura complementare alla precedente porterà a una trasformazione degli spazi scolastici affinché diventino flessibili e digitali, con laboratori tecnologicamente avanzati e un processo di apprendimento orientato al lavoro. Nel pacchetto sono previste la creazione di laboratori per le professioni digitali, la digitalizzazione delle amministrazioni scolastiche, la trasformazione di circa 100 mila classi tradizionali in ambienti di apprendimento connessi e il cablaggio di circa 40 mila edifici scolastici con relativi dispositivi.

Maggiore attenzione a scienza e multilinguismo

A proposito di scienza e tecnologia, il PNRR prevede il potenziamento, in tutti i cicli scolastici, delle competenze STEM (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica). Questo implicherà un investimento in attività, metodologie e contenuti scientifici, digitali e di innovazione. Si mira, ad esempio, a favorire una conoscenza più applicativa degli strumenti digitali fin dalla scuola primaria e secondaria attraverso corsi specifici.

Spesso, infatti, alunne e alunni conoscono bene i dispositivi dal punto di vista del loro impiego, ma ne ignorano il risvolto di programmazione. Questo tipo di intervento implica anche la volontà di superare gli stereotipi di genere che vedono le donne – per cause meramente culturali – meno coinvolte nelle discipline tecniche e scientifiche.

Con la stessa misura verranno attivate azioni per la promozione del multilinguismo. Si tratta di un incremento dei corsi e delle attività linguistiche, dell’internazionalizzazione del sistema scolastico tramite la mobilità di studenti e docenti e della creazione di un sistema digitale per il monitoraggio delle abilità linguistiche con il supporto di enti certificatori.

formazione docenti
Foto: Indire

Insegnanti più stabili, preparati e “digitali”

Alcune misure del PNRR riguardano poi il sistema di reclutamento dei docenti, che porti finalmente a coprire, con regolarità e stabilità, le cattedre disponibili con insegnanti di ruolo. Verranno quindi ridisegnate le procedure concorsuali e sarà rafforzato l’anno di formazione e prova.

Una seconda riforma riguarda la formazione obbligatoria per dirigenti scolastici, docenti e personale tecnico-amministrativo, con l’istituzione di una scuola di alta formazione. Si tratta di una struttura finalizzata all’erogazione online dei corsi, dotata di un comitato tecnico-scientifico di elevato profilo professionale.

Un particolare investimento servirà a promuovere lo sviluppo delle competenze digitali di docenti e personale scolastico. La misura prevede la creazione di un sistema per la formazione continua e coinvolgerà circa 650 mila persone e oltre ottomila istituzioni educative.

Scuole aperte più a lungo, anche al territorio

Il PNRR prevede un investimento che mira all’estensione del tempo pieno scolastico, per ampliare l’offerta formativa delle scuole e renderle aperte al territorio anche oltre l’orario. In questo modo, oltre a favorire la conciliazione tra vita personale e lavorativa delle famiglie, si ottimizzano spazi pubblici che rimarrebbero vuoti per tutto il tempo non scolastico. Il progetto prevede anche la costruzione o ristrutturazione degli spazi delle mense per un totale di circa mille edifici entro il 2026.

Un ulteriore investimento riguarda le infrastrutture per lo sport a scuola, per favorire le attività sportive a cominciare dalle prime classi delle scuole primarie. Con questo investimento si riconosce il valore trasversale dello sport, non solo come strumento per la promozione di uno stile di vita salutare, ma anche per la crescita in senso fisico, emotivo e relazionale. Lo sport a scuola, inoltre, favorisce l’inclusione, la scoperta di sé e delle proprie attitudini ed è uno strumento efficace per contrastare la dispersione scolastica.

A dimostrare la necessità dell’intervento, si legge nel testo del PNRR, vi sono i dati dell’Anagrafe nazionale dell’edilizia scolastica, secondo cui il 17% delle scuole primarie non dispone di palestre o strutture sportive. Percentuale che sale al 23,4% nelle regioni del sud e al 38,4% se prendiamo in considerazione anche le scuole secondarie.

Il piano mira a costruire o adeguare strutturalmente circa 400 edifici, dotati di tutte le attrezzature sportive necessarie. Anche questi spazi, come le mense, consentiranno l’aumento dell’offerta educativa e l’apertura al territorio oltre l’orario scolastico.

Scuola e PNRR: meno disuguaglianze territoriali

La scuola italiana, soprattutto quella secondaria, è caratterizzata da forti divari territoriali. Salvo eccezioni, chi vive nel mezzogiorno, nelle zone rurali e nelle periferie non ha le stesse opportunità e gli stessi risultati di chi vive nel settentrione e nei centri cittadini.

Per rispondere a questa criticità il PNRR prevede un investimento finalizzato alla riduzione dei divari territoriali in prima e seconda superiore, anni che coincidono con il periodo più critico per il rischio di abbandono scolastico. Si tratta, nella pratica, di monitorare i divari nei risultati scolastici attraverso i test PISA/INVALSI, cercando di allineare il livello delle competenze di base attraverso la personalizzazione dei percorsi per le scuole che riportano livelli critici.

Sono anche previste azioni di supporto per dirigenti scolastici e docenti, l’incremento del tempo scuola e delle ore di docenza, programmi di mentoring, counselling e orientamento professionale.

Scuola e PNRR: maggiore attenzione all’orientamento

Un aspetto critico importante, che porta ogni anno ragazzi e ragazze a fare scelte sul proprio futuro senza avere in mano gli elementi per una decisione ponderata, è l’orientamento. Anche in questo campo il PNRR prevede una riforma del sistema, introducendo attività per accompagnare studenti e studentesse nella scelta consapevole di prosecuzione del percorso di studi.

Si tratta di moduli di orientamento di circa 30 ore annue pensati per incentivare l’innalzamento dei livelli di istruzione. Nel Piano si parla anche della realizzazione di una piattaforma digitale di orientamento, relativa all’offerta formativa terziaria degli Atenei e degli Istituti di formazione professionale (ITS). Infine, il Piano prevede l’ampliamento della sperimentazione di licei e istituti tecnici quadriennali, che attualmente vede coinvolte cento classi sul territorio nazionale e che si intende portare a mille.

Percorsi formativi più orientati al mercato del lavoro

Il PNRR prevede una riforma degli istituti tecnici e professionali, con l’obiettivo di allineare i percorsi didattici alla domanda di competenze che proviene dalle imprese. La riforma si concentra in modo particolare sull’innovazione tecnologica e digitale, coinvolgendo oltre 4 mila istituti tecnici e professionali.

Una riforma simile riguarda gli Istituti Tecnici Superiori. Da non confondersi con gli Istituti tecnici che si frequentano dopo la scuola media, gli ITS sono corsi post diploma che offrono una formazione tecnica altamente qualificata, per entrare subito nel mondo del lavoro. I corsi sono realizzati in collaborazione con imprese, università, centri di ricerca ed enti locali. Si dividono attualmente in sei aree che vanno dall’efficienza energetica all’arte e la cultura.

L’investimento che accompagna la riforma mira all’incremento del numero di ITS (attualmente 104 in Italia), al potenziamento dei laboratori con tecnologie 4.0 (ad esempio sistemi di realtà aumentata, simulatori, gestione e analisi di dati), alla formazione di docenti che sappiano adattare i programmi ai fabbisogni delle aziende locali, allo sviluppo di una piattaforma digitale nazionale per le offerte di lavoro rivolte a studenti e studentesse.

scuola e pnrr
Foto: Regione Toscana

Università più flessibili, multidisciplinari e inclusive

La riforma implica poi un investimento mirato a facilitare il passaggio dalla scuola superiore all’università e, allo stesso tempo, ad affrontare gli abbandoni universitari negli anni successivi. L’Italia è infatti penultima in Europa per numero di laureati: soltanto il 27,6% contro il 40,3% della media UE. La misura prevede la formazione di un milione di studenti attraverso 50 mila corsi e seimila accordi scuola-università.

Il PNRR mira a rendere i corsi di laurea triennale più aperti e flessibili alle diverse possibili specializzazioni durante le lauree magistrali o i dottorati. Questo intervento implica il superamento dell’attuale sistema di debiti formativi basato su settori disciplinari stretti e la valorizzazione delle competenze multidisciplinari.

Un’altra riforma in campo universitario prevede la semplificazione per l’abilitazione all’esercizio delle professioni che prevedono il superamento di esami di stato, rendendo quest’ultimo coincidente con l’esame di laurea e semplificando così l’accesso al mondo del lavoro da parte dei laureati e delle laureate.

Altri investimenti importanti per l’università prevedono il finanziamento di un maggior numero borse di studio. Una particolare riforma con relativo investimento riguarda gli alloggi per gli studenti e le studentesse. La misura ha l’obiettivo di incentivare la realizzazione, da parte dei soggetti privati, di nuove strutture di edilizia universitaria attraverso la copertura anticipata di una parte degli oneri. L’obiettivo è quello di triplicare i posti per chi studia fuori sede, portandoli da 40 mila a oltre 100 mila entro il 2026.

Più risorse per i dottorati

Per quanto riguarda i dottorati, si prevede la semplificazione delle procedure per il coinvolgimento di imprese e centri di ricerca, oltre che per la costruzione di percorsi di dottorato non finalizzati alla carriera accademica. Un investimento in quest’ambito porterà all’estensione del numero di dottorati per la Pubblica Amministrazione e il patrimonio culturale, con l’obiettivo di contrastare il fenomeno noto come fuga di cervelli.

Il numero di dottorati di ricerca conseguiti in Italia, si legge nel testo del PNRR, è infatti tra i più bassi nella UE, con una costante riduzione negli ultimi anni. L’Istat rileva che quasi il 20% delle persone che completano ogni anno un dottorato di ricerca si trasferisce all’estero, mentre chi rimane in Italia soffre di un profondo disallineamento tra l’alto livello di competenze avanzate che possiede e il basso contenuto professionale che trova nel proprio lavoro.

Un ulteriore e articolato investimento dedicato alle competenze universitarie avanzate prevede dottorati e formazione dei docenti nell’ambito delle transizioni digitale e ambientale. Alcuni esempi sono l’iscrizione, nell’arco di 3 anni, di 500 dottorandi e dottorande a programmi dedicati alle transizioni digitale e ambientale; la creazione di 3 Digital Education Hubs (DEH) per migliorare l’offerta di istruzione digitale a chi studia o lavora in università e attività di internazionalizzazione degli istituti di istruzione superiore artistica e musicale (AFAM).

Una ricerca più vicina all’impresa

La seconda componente della missione 4, che qui ci limitiamo ad accennare essendoci concentrati sulle riforme del sistema scolastico, ha da sola una dotazione di oltre 11 miliardi di euro e copre l’intera filiera del processo di ricerca e innovazione.

Le linee d’intervento mirano a modelli innovativi per la ricerca di base e applicata, condotta in sinergia tra università e imprese. Si parla inoltre di sostegno ai processi di innovazione e trasferimento tecnologico e di un maggior supporto alla ricerca e all’innovazione, con un’attenzione particolare alle tematiche delle transizioni ecologica e digitale .

Scuola e PNRR: molto denaro ma pochissimo tempo

Tutte le riforme e gli investimenti previsti dal PNRR proiettano l’Italia in un futuro fatto – potenzialmente – di migliore formazione e maggiore occupazione. È un momento cruciale, nel quale è importante tenere presente che la forte spinta economica data dai fondi europei è, appunto, una spinta. Che a un certo punto la “macchina” dovrà funzionare da sola.

Abbiamo pochi anni e molto denaro per tradurre le riforme in azioni che rendano il nostro sistema scolastico più efficace e inclusivo. Un sistema scolastico che guardi alla qualità della formazione, alla sua spendibilità nel mercato del lavoro in funzione della crescita economica, ma che non dimentichi la necessità delle persone di realizzarsi in un percorso appagante che rispecchi le loro attitudini e potenzialità. In questa fase, non sono concessi errori, sprechi e lungaggini burocratiche.

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Educatore professionale e formatore, ha lavorato in diversi ambiti del terzo settore. Nel suo lavoro mescola linguaggi e strumenti per creare occasioni di crescita personale attraverso esperienze condivise. Per Le Nius scrive di temi sociali e non profit.
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