Piccole grandi scoperte dell’essere genitori

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Sappiamo che in Europa, e in Italia più che altrove, si fanno sempre meno figli, e sempre più avanti con l’età. Dipende da una mancanza di sicurezza economica e di politiche a sostegno delle famiglie, e dipende anche dalla volontà di godersi la vita il più a lungo possibile prima di imbarcarsi nel complesso viaggio della genitorialità.

Può dipendere, poi, da un senso di inadeguatezza che si sente davanti a una svolta così importante. Spesso la nascita di un figlio è sovraccaricata di conseguenze, e viene dipinta come difficile, rivoluzionaria, castrante per la vita personale e di coppia.

È solo una parte della verità. Essere genitori ha naturalmente anche aspetti molto gradevoli e, senza entrare nel campo dell’affettività in senso stretto, ne abbiamo isolati cinque, più o meno divertenti, che scopriamo o riscopriamo diventando genitori.

I canali dal 40 al 46

scoperte genitori

Partiamo da una scoperta quasi futile, che però incide molto sulla nuova vita dei genitori. C’è una precisa serie di canali televisivi che prima erano sconosciuti e che ora diventano prioritari nella vita dei genitori. Se un tempo i cartoni animati si concentravano al mattino e nei pomeriggi di Bim Bum Bam, l’avvento del digitale terrestre e la diffusione delle Pay Tv (nonché gli ancor più recenti servizi di streaming) hanno reso la fruizione dei cartoon un processo non-stop.

Tipicamente, papà e mamma inizieranno con Cartoonito e Rai YoYo, per poi vedere il loro figlio crescere e migrare verso altri lidi più “maturi” come Boing, K2, Rai Gulp e Cartoon Network. Il lato più inaspettato è che, dopo aver storto il naso le prime volte, le vicende di certe serie animate arriveranno a catturare anche l’interesse dei più grandi.

La notte

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La vita nelle ore notturne non è una novità dall’adolescenza ai 25/30 anni, soprattutto per i più festaioli. Verso i trent’anni si registra spesso una fase di regressione, con divano e letto che si fanno sempre più invitanti e ad orari sempre più anticipati.

L’arrivo di un figlio, specialmente nei suoi primi mesi di vita, porta a riscoprire, nostro malgrado, la notte. Che la si trascorra passeggiando su e giù per la stanza dondolando il pargolo piangente, o percorrendo disperatamente le vie cittadine col passeggino o con la quasi infallibile combinazione automobile/seggiolino, sarà comunque un ritorno nello sbadiglievole mondo delle ore piccole.

La notte resta amica di mamma e papà anche quando i figli sono più grandi. Se le residue energie lo consentono, il tempo che si dedicava agli hobby o al semplice riposo viene traslato verso le ore più tarde, quando i bambini, dopo aver giocato, mangiato, essersi lavati, aver guardato la Tv o giocato ancora, vanno a dormire. Così i genitori cercano di concentrare nel più stretto intervallo di tempo possibile tutte le attività fino a quel momento rimandate, con l’immancabile esito di non appoggiare la testa al cuscino prima della mezzanotte almeno.

La natura

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Quando siamo bambini tutto il mondo è meraviglioso. Un fiore, un gattino, un piccolo insetto che si arrampica sul tronco di un albero, il rumore del vento tra le foglie, l’arcobaleno prodotto dai raggi di sole che attraversano una finestra. Elementi che per noi adulti spesso hanno perso fascino e sono entrati a far parte della routine, del contesto delle nostre vite.

Avere un figlio e trascorrere del tempo insieme a lui ci costringe a riscoprire il mondo che ci circonda. Attraverso i suoi occhi possiamo catapultarci di nuovo in quella condizione originaria per cui anche il minimo aspetto della natura si manifesta in tutta la sua inspiegabile, inesauribile magia.

Da quanto tempo non guardavamo da vicino un fiore col solo scopo di studiarne il colore intenso, o di seguire un’ape mentre vi si appoggia partecipando inconsapevolmente al miracolo della vita? Da quanto non ascoltavamo il cinguettare degli uccelli tra gli alberi, o li guardavamo librarsi tra un tetto e l’altro quasi giocando con le correnti d’aria? Nello stupore di un figlio per ogni cosa che vede può risiedere il segreto per accorgersi, dopo tanto tempo, che esiste un universo di colori, profumi, suoni naturali intorno a noi, fuori dai nostri uffici e dai nostri smartphone.

Il bambino che è in noi

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La primissima conseguenza della nascita di un figlio è il riemergere del bambino che è in noi. Perché c’è, non può mai andarsene, al massimo può essere più o meno represso e nascosto, ma non vede l’ora di poter rinascere. La venuta al mondo di un figlio è il momento perfetto, dapprima con la presa di coscienza delle nostre origini («Anche io ero così piccolo quando sono nato»), poi con una serie di step che ci fanno temporaneamente e piacevolmente regredire per abbassarci al livello dei bambini.

Il momento del gioco tra genitori e figli, dalle facce buffe e dai versi della primissima infanzia, alle bambole o alla “lotta sul letto”, alle sfide a calcio o a pallavolo della pre-adolescenza, non è qualcosa per cui ci si possa affidare a libri o articoli online.

Si tratta semplicemente del riaffiorare del nostro lato bambinesco, più o meno libero, disinibito e fantasioso a seconda del nostro carattere e della nostra predisposizione a sciogliere le briglie. L’abbandonarsi al gioco in età adulta non è una perdita di tempo, per i figli ma anche per i genitori stessi, ma una rivendicazione di libertà e una temporanea boccata d’aria dalle strette convenzioni sociali. Non che lo scopo non sia raggiungibile per altre vie che non coinvolgano la nascita di figli, ma avere accanto un bambino, che nel gioco e nella libertà mentale ha la sua piena realizzazione e può farci da guida, è forse la strada più diretta.

Noi stessi

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In ultima analisi, la nascita di un figlio ci porta a scoprire niente meno che noi stessi. Circondati da persone con cui spesso siamo cresciuti, o con cui trascorriamo molto tempo, adulti come noi e che ormai ci hanno etichettato e hanno ridotto la gamma di informazioni su noi stessi che da loro possiamo trarre, siamo spesso chiusi nella nostra rigida, consolidata autodefinizione di noi stessi.

L’arrivo di un figlio può aiutarci a scoprire lati nascosti del nostro carattere, aspetti che non sospettavamo nemmeno, predisposizioni, abilità, premure e attenzioni delle quali avremmo riso, se ci avessero detto che un giorno ci sarebbero appartenute.

Scopriamo chi siamo sia in ciò che doniamo ai nostri figli, sia in ciò che da essi riceviamo, sotto forma di parole, atteggiamenti, reazioni, gesti di affetto, complimenti e critiche, abbracci e smorfie, regali e grida di rabbia e disapprovazione. Un figlio può essere anche uno specchio, una cartina tornasole di ciò che davvero siamo. Un indicatore che non si ferma allo strato superficiale della nostra persona, che non accetta compromessi, ma che riesce ad andare più a fondo e ad accompagnare anche noi, dandoci la possibilità di esplorare il nostro essere. Spetta poi a noi decidere se accettare il viaggio o meno.

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Classe '85, divido il tempo tra la moglie e i tre figli e le più svariate passioni. Amo la lettura, la scrittura (ho pubblicato cinque romanzi) ed i videogiochi, non disprezzo fumetti, calcio, cinema e cucina. Eterno bambino, amo la vita e credo che sia troppo breve per non interessarsi a... tutto!

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