Lo scacchiere energetico russo in tempi di sanzioni UE

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scacchiere energetico russo in tempi di sanzioni UE
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Prima giocata.

Nelle settimane di ISIS, delle battaglie padane e dei drammi dei famosi, si gioca a livello mondiale un’importante partita a scacchi per l’acquisizione di pedine nel settore energetico. In sottofondo risuona Uninvisible di Medeski Martin and Wood, un intreccio di passi silenziosi e potenti pedine.

Il periodo di prezzi ultra bassi e sanzioni occidentali contro Mosca rende il momento particolarmente controverso per siglare un accordo con un oligarca russo.

(Non che in tempi normali, per il settore petrolifero, accordi con investitori russi passassero inosservati.)

Questa volta sarebbe il caso di chiedere a John Browne, l’ex capo del gigante petrolifero britannico BP diventato settimana scorsa presidente esecutivo di una società energetica controllata dall’oligarca Mikhail Fridman M..

Lo stesso giorno la società del signor Fridman minacciava di denunciare il governo britannico. Non un caso.

Browne ha fatto buon viso a cattivo gioco, per un’azione che sa di contromossa di Fridman, trovatosi molte porte chiuse per le crescenti tensioni tra Mosca e l’Occidente. Rifiutando di approvare una parte importante dell’ultima acquisizione del signor Fridman, il governo britannico ha parlato del potenziale pericolo per la società russa di diventare un bersaglio delle sempre più stringenti sanzioni occidentale.

“è un momento molto interessante per tornare nel settore energetico”, ha detto invece Browne, sornione, in un’intervista telefonica. Noto per la sua abilità nelle trattative durante gli anni in cui guidava la BP prima di lasciarla nel 2007, Browne prevede di utilizzare la liquidità del signor Fridman per approfittare del calo dei prezzi del petrolio e comprare le aziende a buon mercato. Durante l’intervista radiofonica l’ex amministratore delegato della Bp è sembrato piacevolmente attratto dalla possibilità di investire miliardi di dollari della L1 Energy: pur essendo un abile uomo di mercato, però, per Browne può rivelarsi molto impegnativo far affari in questo contesto politico.

Lo scacchiere energetico russo in tempi di sanzioni UE
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Durante il fine settimana, quando è circolata la voce della nomina di Browne, il governo britannico ha ribadito la sua opposizione al recente accordo siglato da L1 Energy per l’acquisizione dell’utility tedesca RWE Dea. L’accordo per 5 miliardi di euro comprende alcuni asset britannici, quale un grande giacimento di gas naturale nel Mare del Nord, chiamato Breagh. Il governo britannico sostiene che un eventuale acquisizione di L1 Energy nel Mare del Nord diventerebbe un serio problema qualora aumentassero le sanzioni UE. I giacimenti potrebbero essere chiusi in tempi molto rapidi, con elevati rischi ambientali e di sicurezza.

La Gran Bretagna non ha l’autorità per bloccare l’accordo a titolo definitivo, ma il ministro dell’energia Edward Davey, ha minacciato di ostacolare la vendita di beni britannici se la società energetica tedesca procederà con l’accordo. Mr.Fridman e RWE, cercando di fugare queste preoccupazioni, hanno offerto di separare le attività britanniche attraverso una fondazione olandese e la riacquisizione di RWE se Fridman o la sua azienda dovessero venir colpite da sanzioni nel primo anno.

La proposta non ha placato la Gran Bretagna. Il governo ha ricordato le difficoltà create dalla chiusura di un giacimento Mare del Nord di proprietà della National Iranian Oil Company e BP, chiuso oramai dal 2010, a causa delle sanzioni contro l’Iran. Sembra che la Gran Bretagna voglia assumere una posizione più dura nei confronti della Russia e dei cavalli russi come Mr.Fridman rispetto ad altri paesi UE, come la Germania, che ha permesso la vendita RWE Dea.

Gli analisti affermano che con l’aumento delle tensioni con il presidente Putin sull’Ucraina ed altre questioni, il governo di David Cameron è diventato sensibile alle attività di uomini d’affari miliardari, che amano soggiornare come Fridman a Londra per le loro attività. Cameron continuerà a dimostrarsi riluttante a consentire l’acquisto di beni energetici britannici da parte del magnate russo.

“Il Regno Unito si sta sfilando da un certo numero di operazioni con partecipazioni russe”, ha confermato James Nixey, analista del paese russo a Chatham House, un istituto di politica indipendente a Londra.

Fridman però non è stato obiettivo di sanzioni in quanto la sua ascesa al potere risale a prima del 2000 e lo esclude dal gruppo di ricchi uomini d’affari che hanno fatto la loro fortuna con Putin al potere.

Ad oggi, sono stati sanzionati da Unione Europea e Stati Uniti solamente i fanti russi post-Putin. Oltretutto Mr.Fridman possiede già asset britannici: nel 2003, durante il regno di Browne venne costituita una joint venture russa chiamato TNK-BP. Da sempre una collaborazione piena di tensioni, con forti scontri nel board per il controllo della società, che ha più volte trovato soluzione solo nelle aule dei tribunali internazionali. A volte invece le controversie sono state risolte con “pratiche usuali dell’era Putin”, come nel caso di Khodorkovsky.

(continua…)

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Fondatore di Climalia, prima società italiana di servizi climatici per la resilienza territoriale. Collabora con il Kyoto Club come responsabile della cooperazione internazionale e come esperto di politiche di adattamento ai cambiamenti climatici. Consulente del Ministero dell’Ambiente, Acclimatise UK, AzzeroCO2 e Commissione Europea.

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