Sam Allardyce for sale: lo scandalo del calcio inglese

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sam allardyce
Il ct della nazionale inglese, Sam Allardyce | @espn

Alla vigilia di uno degli eventi mediatici più catalizzanti degli ultimi anni – il primo dibattito presidenziale tra Hillary Clinton e Donald Trump – il mondo del calcio inglese e del giornalismo sportivo è devastato da una clamorosa inchiesta del Daily Telegraph riguardante, in questo primo capitolo, il neo ct della nazionale Sam Allardyce.

Primo capitolo perché, come il Telegraph ci tiene a precisare, nei prossimi giorni dovrebbero uscire nuove rivelazioni sul rapporto tra calcio e corruzione, rivelazioni che minacciano di sconvolgere l’intero mondo dello sport britannico e di dar il via a una Calciopoli in salsa anglosassone.

L’inchiesta del Telegraph

Il quotidiano londinese apre il suo sensazionale scoop, frutto di una indagine durata 10 mesi da parte dell’Investigations Team (non nuovo a inchieste capaci di catalizzare l’attenzione del paese), sottolineando come Sam Allardyce, nominato in estate come nuovo Manager della nazionale inglese dopo il disastroso Euro 2016 a firma Roy Hogdson, abbia usato il suo prestigioso ruolo per negoziare un contratto di 400 mila sterline come “ambasciatore” del calcio inglese a Singapore e Hong Kong.

L’attuale ct dell’Inghilterra si mostrava in veste di consigliere della controparte, apparentemente interessata a investire nel florido calciomercato inglese (capace di generare un giro d’affari superiore al miliardo di sterline nell’ultima sessione estiva) e, in particolare, nelle cosiddette Third-Party Ownership, proibite dalla Federazione inglese nel 2008 e dalla FIFA nel 2015.

I video che inchiodano Allardyce

In alcuni video disponibili sul sito del Telegraph, Sam Allardyce, non resosi conto di essere in presenza di giornalisti in incognito, illustra tranquillamente le maniere utilizzabili per aggirare gli ostacoli previsti dall’attuale regolamento federale. In aggiunta, fa menzione di numerosi agenti (senza citarli) da lui conosciuti capaci di aggirare tali regole poiché, come precisa, “ovviamente i ‘big money’ sono lì”. Al primo incontro, tenutosi ad agosto in un hotel di Londra (quando quindi Big Sam era già in carica come Manager inglese) erano presenti anche il suo agente, Mark Curtis, e il suo consulente finanziario Shane Moloney, con l’agente Scott McGarvey, amico di lunga data dell’allenatore, che ha svolto la funzione di intermediario tra le parti.

Come esempio di “third-party” Allardyce cita ai suoi interlocutori l’acquisto dell’attaccante ecuadoriano Enner Valencia, passato nel 2014 dai messicani del Pachuca al West Ham, vecchio club del tecnico inglese: in quel caso, la terza parte fu “estinta” completamente nell’operazione con gli Hammers che acquistarono integralmente il cartellino del giocatore per una cifra complessiva di 12 milioni di sterline.

Nel corso del secondo meeting con i sedicenti businessmen, tenutosi la scorsa settimana, Allardyce non ha lesinato commenti personali anche sul suo predecessore, Roy Hogdson, definito come uno “troppo indeciso” e “senza la personalità necessaria per parlare in pubblico”; in aggiunta, si è anche espresso sul vice di Hogdson Gary Neville “una cattiva influenza”, sulla decisione “stupida” della FA di ricostruire, 10 anni fa, lo stadio di Wembley; sul fatto che giocatori panchinati dai rispettivi club come Wilshere, Oxlade-Chamberlain ed il neo granata Joe Hart non dovrebbero essere convocati in nazionale e, infine, sull’assenza del Principe William, presidente della FA, alla presentazione del logo di Euro 2020.

Sam Allardyce è solo il primo nome?

La FA ha aperto un’inchiesta su Allardyce, non nuovo ad accuse di corruzione (nel 2006, mentre allenava il Bolton, il programma della BBC ‘Panorama’ lo accusò di aver intascato delle bustarelle, accusa poi smentita per insufficienza di prove), ma questo potrebbe essere solo l’inizio.

Il Telegraph infatti afferma che nei prossimi giorni saranno rilasciati dettagli su una dozzina di manager, alcuni dei quali indicati come “well-known” o “high-profile” (nomi grossi, in soldoni), accusati di aver incassato mazzette nell’ambito di trattative di calciomercato o di aver taciuto su scommesse irregolari effettuate dai propri giocatori e, in generale, su altri episodi che mostrerebbero come nel ricco e dorato mondo del calcio inglese la corruzione sia pressoché all’ordine del giorno.

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Nato a Palermo nel 1992 e cresciuto in Uruguay a Montevideo, una vita universitaria tra Milano e Londra. Dopo un Master in Media cerco di farmi strada nel mondo dei miei sogni e divido la giornata tra l’NBA, Netflix e il viaggiare con la fantasia. Manu Ginobili è il mio eroe, ed Emma Watson ha cambiato la mia vita. Sogno di fare il giornalista sportivo da quando credevo ancora a Babbo Natale, e a volte mi chiedo se non fosse stato meglio sognare di fare il calciatore.

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