Qualcuno dovrebbe salvare il Milan

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Non c’è nessuna ragione valida per giustificare l’esonero di Mihajlovic dalla panchina del Milan. A 6 giornate dalla fine del campionato, con un piazzamento in Europa ancora alla portata e una finale di Coppa Italia all’orizzonte, cambiare allenatore è semplicemente una scelta sbagliata.

È talmente evidente che in questo post non se ne parlerà. Non si parlerà del Mihajlovic allenatore, che ha condotto una rosa da sesto posto al sesto posto e che vede finire la sua avventura in rossonero prima ancora di quanto successo a Inzaghi, che invece la sua stagione almeno l’ha conclusa, seppure al nono posto e in preda a continue dichiarazioni filosocietarie per garantirsi un anno in più.

Questo post non parlerà neanche di Cristian Brocchi, delle cui doti di allenatore sappiamo decisamente poco e che ha il compito duro di prendere in mano una squadra alla sbando, cercare di evitare una figura misera nella finale di Coppa Italia e magari non farsi sorpassare dal Sassuolo o dalla Lazio al sesto posto in classifica.

Qui si parlerà di come Silvio Berlusconi stia rovinando con le sue stesse mani la creatura che più l’ha reso grande e forte. Di come un uomo che dell’ego ne ha fatto un vanto possa rovinare la memoria di quanto fatto da lui stesso.

Salvare il Milan da Berlusconi è una necessità

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@acmilan

Pensateci bene, la vediamo in ogni campo la debolezza dell’ultimo Berlusconi. Forza Italia è ormai un covo di pochi instancabili seguaci del Cav e fatica a raggiungere il 15% nei sondaggi; Mediaset ha appena venduto Premium, la porzione dell’azienda che più aveva investito negli anni recenti. E poi c’è il Milan, che non vince un titolo dal 2011 e che ha ormai oltrepassato, in più campi, i limiti del ridicolo.

Silvio Berlusconi è il principale artefice del declino del Milan. Certo, appena dietro di lui c’è Adriano Galliani e una gestione societaria insostenibile, ma il primo colpevole sta più in alto.

Dall’ultimo scudetto vinto (2011, anche se tutto ha inizio qualche tempo prima) alcune scelte hanno segnato in modo indelebile il corso della storia rossonera, andando a sporcare l’immagine del Milan non solo in Italia ma anche nei contesti internazionali, lì dove era più forte la caratura e il blasone del club.

In ognuna di queste scelte c’è lo zampino del presidente, che dal suo divano di Arcore non era contento del gioco creato dai Montolivo e dai Poli o della linea societaria avveniristica della figlia Barbara o delle offerte di chi valutava il club meno di un miliardo di euro.

Da allora i capricci del presidente, a cui vanno aggiunte le pressioni delle figlia Marina per contenere le spese del Milan e l’incapacità di Adriano Galliani nel dirigere una società di calcio moderna, hanno portato – solo per citare le questioni più clamorose – a:

  • 5 allenatori diversi in 6 stagioni; solo Allegri ha allenato per più di una stagione.
  • La vendita di Thiago Silva e Ibrahimovic, sostituiti con Acerbi e Pazzini.
  • Il mancato arrivo di Carlos Tevez – per due volte – a trattativa praticamente conclusa.
  • Il progetto di un nuovo stadio, l’assegnazione dei terreni nell’area dell’ex Fiera di Milano per costruirlo e la caduta dell’impegno perché “prevale l’affetto per San Siro“.
  • Una trattativa per vendere il 48% della società al broker Bee Taechaubol prima di constatare che il thailandese non sarebbe mai riuscito a trovare una cordata in grado di spendere quasi 500 milioni di euro per avere una quota minoritaria e con poteri quasi inesistenti in società.

Il destino di un club a cui sono legati milioni di tifosi preso e rivoltato a seconda del sentimento di un ricco vecchietto a cui piace divertirsi con i suoi giochini. Questo è diventato il Milan. 

Tra un anno, o magari anche solo tra un paio di mesi, ci sarà un nuovo Brocchi perché il Brocchi vero non avrà dato il gioco sognato dal presidente, mentre un nuovo progetto pensato dalla sagace mente berlusconiana sostituirà quello del Milan interamente italiano che recentemente ha preso il posto del progetto del Milan dei giovani con i migliori 100 prospetti del calcio mondiale sotto osservazione del club rossonero.

La storia recente del Milan è un’illusione continua. Momenti di inspiegabile entusiasmo a cui seguono docce gelate di puro realismo. Questo Milan non si risolleverà mai. Anche se nella mediocrità generale si è riuscito a creare un polo con almeno un giocatore buono per reparto (Donnarumma, Romagnoli, Bonaventura, Bacca è un’asse valida, almeno in Italia). Non basta.  

Manca una base, manca un’idea, mancano i soldi e tutto è in mano a un povero ricco che non sa più come divertirsi.

Qualcuno dovrebbe salvare il Milan, se ci riesce.

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Statistico atipico, ha curato la sezione Sport e amministrato i profili social di Le Nius. Formatore nei corsi di scrittura per il web e comunicazione social, ha fondato e conduce il podcast sul calcio Vox2Box e fa SEO a Storeis. Una volta ha intervistato Ruud Gullit, ma forse lui non si ricorda.

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