Rotta migratoria del Mediterraneo centrale: un viaggio fatale per i bambini

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Ci hanno arrestati e portati nella prigione di Zawia. Niente cibo. Niente acqua. Ci picchiano ogni giorno. Non ci sono medici né medicine.

Kamis, bambina nigeriana di 9 anni detenuta in Libia

Rapporto Unicef: la rotta del Mediterraneo centrale

Nel settembre 2016 erano 256.000 i migranti identificati in Libia, fra cui 28.031 donne (11%) e 23.102 bambini (9%). Il numero dei migranti arrivati in Italia attraverso la rotta del Mediterraneo centrale nello stesso anno è di 181.436 persone. Sono solo alcuni dei dati ricavati da un’indagine sulla rotta migratoria dall’Africa al Mediterraneo, condotta sul campo da un partner dell’UNICEF, l’Organizzazione Internazionale per la Cooperazione e gli Aiuti d’Emergenza (International Organization for Cooperation and Emergency Aid o IOCEA), con il sostegno del Feinstein International Center presso la Tufts University. In migliaia, prevalentemente donne e bambini, partono da Senegal, Costa d’Avorio, Nigeria, Somalia, per scappare da guerra, carestia e povertà. Un dramma umanitario e sociale, che costa a chi fugge soldi, sofferenza e fatica. Nessuna certezza della meta, nessuna sicurezza sulla conclusione positiva del viaggio. Molti infatti muoiono prima di toccare il suolo Europeo, in quel mare Mediterraneo che ormai è diventato un cimitero. È una sofferenza fortissima anche per migliaia di donne che lasciano i figli nei loro Paesi, figli per i quali non hanno potuto permettersi il viaggio. Percorrono migliaia di chilometri su mezzi di fortuna fino alla Libia, ultima frontiera prima della grande traversata verso l’Europa e il sogno di una nuova vita. Capita spesso che proprio in Libia, i migranti siano intercettati e rinchiusi in carceri non ufficiali, usate per reprimere l’immigrazione illegale. Qui le condizioni sono disumane. Persone stipate in decine in piccole celle, prigioni che sono sostanzialmente campi di lavoro forzato dove neanche per i bambini vi è un trattamento preferenziale. In un Paese come la Libia, diviso politicamente e istituzionalmente tra l’esercito regolare e le milizie ribelli, non è raro che nei campi di detenzione le milizie, regolari e non, collaborino con i trafficanti, per lucrare sulla pelle dei migranti in cambio dell’accesso all’Europa.

Il viaggio dei migranti

Il percorso di migliaia di chilometri che parte dall’Africa centrale è drammatico e pieno di rischi. Donne e bambini, per fuggire dai paesi d’origine, pagano organizzazioni e gruppi di trafficanti che permettono loro di attraversare gli stati senza essere registrati o fermati. I migranti raccolgono tutto ciò che possiedono, in media da 200 a 1.200 dollari a testa, spesso aiutati da famigliari o conoscenti, per essere trasportati su qualsiasi mezzo, auto, camion, moto; a volte vanno anche a piedi. Durante il viaggio mancano le condizioni igieniche essenziali, medicinali, vestiti, ma soprattutto cibo e acqua. Non si contano violenze sessuali, estorsioni e rapimenti. Quasi la metà delle donne e dei bambini intervistati è vittima di abusi sessuali durante la migrazione, spesso più volte e in luoghi diversi.

@Unicef

I minori migranti

Tra le interviste e i dati raccolti dall’Unicef non possono non suscitare sgomento i dati che riguardano i bambini in fuga. Lo scorso anno, 25.846 bambini hanno compiuto la traversata, ovvero il doppio rispetto all’anno precedente. Secondo le stime, 4.579 persone, tra cui oltre 700 bambini, sono morte attraversando il Mediterraneo tra la Libia e l’Italia. La maggior parte dei bambini ha dichiarato di aver subito violenza, verbale, psicologica e fisica. Di non aver avuto adeguato accesso ai generi primari, ragione per cui sono stati costretti ad elemosinare. E di essere stati costretti a lavorare in Libia, per poter permettersi di pagare la traversata finale. Un altro dato balza agli occhi, quello che indica come la maggior parte delle volte migliaia di minori che arrivano alle soglie d’Europa non viaggi con madri o familiari: il 92% di tutti i bambini arrivati in Italia lo scorso anno infatti era non accompagnato.

La tratta criminale

Oltre a ricavare denaro grazie all’organizzazione irregolare del viaggio, i trafficanti sfruttano la tratta dei migranti per alimentare il mercato della prostituzione. La Libia è uno dei principali snodi di transito per la tratta delle donne in Europa. Le ragazze nigeriane vengono mandate in Europa sulla stessa rotta usata dai responsabili del traffico. Dai rapporti Unicef si è scoperto che esiste un vero e proprio sistema economico di sfruttamento. Donne e ragazze che desiderano fuggire vengono reclutate, soprattutto dalla Nigeria, e dietro un pagamento viene offerto loro il trasporto per terra e mare verso l’Europa. Il prezzo del viaggio però comprende anche un vero e proprio contratto di sfruttamento, che si estingue con il ricavato in percentuale degli incassi della prostituzione nei nuovi paesi.

Che fare?

Un fenomeno vasto come le migrazioni dall’Africa e la tratta criminale di donne e bambini merita molta più attenzione da parte di tutta la comunità internazionale: Unione Europea, Libia, Onu e Unione Africana dovrebbero concertare assieme una serie di misure atte a garantire la sicurezza dei migranti, in primis i bambini e contrastare i trafficanti di morte. Sono due gli aspetti, tra loro collegati: quelli umanitari e quelli politici. Rispetto ai primi, nei paesi di transito, si dovrebbe garantire l’assistenza sanitaria e alimentare, registrare le nascite, assicurare vie privilegiate di fuga dai Paesi per i soggetti più deboli come i bambini, e per questi ultimi organizzare misure riabilitative anche dopo la conclusione del viaggio. Rispetto alle misure politiche, bisogna lavorare a livello regionale per promuovere la comunicazione e il dialogo tra gli stati interessati dal fenomeno; adottare tra questi paesi misure sinergiche per il controllo e la gestione dell’emigrazione; porre fine alle detenzioni forzose in Libia e adottare un sistema penale rispettoso dei diritti umani; investire in questi Paesi di frontiera per promuovere l’accoglienza e l’assistenza pubblica specialmente verso i soggetti più deboli; formare negli stati che non hanno i mezzi necessari forze di polizia ed esercito per un efficace controllo sui traffici illegali di esseri umani. Solo con uno sforzo congiunto di tutte le organizzazioni nazionali e sovranazionali, la piaga dello sfruttamento criminale della tratta dall’Africa al Mediterraneo potrà essere arginata o parzialmente debellata.

Rotta migratoria del Mediterraneo centrale: un viaggio fatale per i bambini
@unicef

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Pugliese, classe 91’, ho studiato lettere e filosofia a Bari e studio storia a Milano. Da piccolo ero un cultore dell’Epica e dei nomi dei pianeti del Sistema solare, ma soprattutto dei film Disney, ed anche adesso se vedo Bambi o il Re Leone piango. Sono interista, socialista, liberale e agnostico (una vitaccia). Oggi divido il mio tempo tra le passate di pomodoro pugliesi e la mia passione più grande, la politica.

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