Fresco il romanzo d’esordio di Andrea De Carlo

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romanzo d'esordio di Andrea De Carlo
Fresco il romanzo d’esordio di Andrea De Carlo

Vi proponiamo, per le vostre letture estive, un ”quasi classico” contemporaneo italiano, uno dei quei libri che magari non abbiamo ancora letto pur sentendone parlare spesso: Treno di panna, romanzo d’esordio di Andrea De Carlo. Quando esce, nel 1981, è una vera boccata d’aria per la letteratura italiana.

Paralizzata dalla paura – gli anni di piombo ancora una cupa realtà – e appesantita dagli opposti estremismi ideologici, (è un periodo in cui ”si esce poco la sera, compreso quando è festa”, canta Lucio Dalla in L’anno che verrà) l’Italia di allora accoglie con salutare stupore l’opera prima di De Carlo.

Infatti non vi è nel romanzo alcuna adesione a un’ideologia: l’autore non si propone come il solito intellettuale impegnato, accigliato e saccente. Scrive solo di ”pura vita” (per riprendere un altro suo titolo, di vent’anni posteriore), e precisamente di quella che conosce meglio: la sua.

Fortemente autobiografica, difatti, è la vicenda di Giovanni, ventenne che parte per Los Angeles carico dei sogni della sua età, adattandosi a fare vari lavori in attesa della fatidica svolta che lo porterà al successo. Il sogno americano, certo, è una potente attrattiva, ma non è che il fondale della spinta vitale di un ragazzo che, con la sua freschezza di sguardo, ci svela una realtà in cui tutto si presenta (ancora) possibile.

Per Giovanni pare facile uscire da una vita ed entrare in un’altra; abbandonare il mestiere di cameriere (le pagine dedicate al quale ci mostrano con impietosa esattezza quanto questo sia un lavoro tanto duro quanto sottovalutato) per insegnare italiano in una scuola americana; lasciare la sua fidanzata provvisoria per incontrare realmente l’attrice dei suoi sogni.

La sua cifra è la leggerezza, è il senso di infinita possibilità, di recupero, di palingenesi continua nella catena delle innumerevoli cadute e riprese.

Il ”treno”, il percorso vitale di un giovane che si apre curioso alla vita, è ”di panna” proprio perché sembra che non possa fargli male fino in fondo, perché è il suo modo di prendere la vita che la rende comunque, anche nelle inevitabili difficoltà, soffice, golosa, amica. È merito, come ebbe a dire Italo Calvino a proposito del romanzo, dell”’insaziabilità degli occhi che vedono lo spettacolo del mondo multicolore ingigantito come attraverso la lente di ingrandimento”.

È questa freschezza narrativa, questa giovinezza nel percepire e nel lasciarsi vivere, che fa del romanzo d’esordio di De Carlo un libro da leggere adesso, in un momento in cui altre pesantezze ci tormentano, non meno gravi di quelle dell’epoca in cui uscì.

Immagine / Neil Kremer

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Aspirante antropologo, vive da sempre in habitat lagunar-fluviale veneto, per la precisione svolazza tra Laguna di Venezia, Sile e Piave. Decisamente glocal, ama lo stivale tutto (calzini fetidi inclusi), e prova a starci dietro, spesso in bici. Così dopo frivole escursioni nella giurisprudenza e nel non profit, ha deciso che è giunta seriamente l'ora di mettere la testa a posto e scrivere su tutto quello che gli piace.

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