Di Roma-Sampdoria o del mio Disperato Erotico Samp

di
roma-sampdoria
@asroma

Se tu non me voi bene: non so se hai presente una puttana ottimista e di sinistra

Ti hanno visto bere a una fontana che non ero io.
Ti hanno visto spogliata la mattina, birichina biriccò

Roma-Sampdoria.
Sampdoria-Roma.
In casa o in trasferta (tieni alti i tuoi color #cit.).
È la partita del coast to coast di Totti.
La partita del gol più bello del Capitano. Sinistro al volo defilato su assist di Cassetti. Ripeto, su assist di C-A-S-S-E-T-T-I.
È la partita di quel balordo 25 aprile 2010 quando abbiamo lasciato uno scudetto sul prato dell’Olimpico e sui guanti di Storari.
È la partita della mia prima (che ricordi almeno) Coppa Italia.
E della mia prima finale di Supercoppa. Persa, chiaramente.
Ed è stata pure la mia prima partita allo stadio sospesa per maltempo. Ricordo benissimo quella sera, quella pioggia e la mia rassegnazione nell’accettare che pure a Roma succedono ‘ste cose.

Per me la Samp è una specie di pietra miliare.
Ogni volta che l’incontro lungo il mio cammino capisco qualcosa.
O qualcosa accade.
Qualcosa di fondamentale. Qualcosa che magari un po’, pure se non vuoi, pure se vorresti voltarti e scappare a gambe levate, ti prende e ti cambia.

Roma Sampdoria è per me Disperato Erotico Stomp di Lucio Dalla. Una canzone che da ragazzino ascoltavo senza capire un cazzo.

Piena di allusioni e doppi sensi; e ogni volta che ascoltandola riuscivo a cogliere un nuovo significato nascosto nel testo, capivo che ero cresciuto un po’. E poi ancora un altro po’.
Fin quando un giorno non mi sono reso conto che era tutta chiara.
Limpida come un bicchiere d’acqua.
Come una puttana ottimista e di sinistra. O come un berlinese che si perde nel centro di Bologna.

Disperato erotico stomp sta alla mia vita di trentatreenne romano come Roma-Sampdoria sta alla mia vita da tifoso.
Quindi, vi chiederete voi, che mi ha lasciato oggi Roma-Sampdoria?
Forse devo ancora elaborare però mi ha ricordato che io sono un tifoso che ha vinto poco. Davvero poco. E per questo non disdegno il 16 marzo di dover stare a difendere un secondo posto e di dover provare (ho detto provare) a fare bene in Europa League.
E ho capito pure, in una telefonata ricevuta verso mezzanotte, che se il carro si svuota di frettolosi che vogliono scendere a protestare in anticipo allora adesso ‘sto carro forse può andare più veloce. E ricominciare a macinare chilometri.

Mettiamola così, abbiamo smesso di pareggiare e non abbiamo giocato male. Se ora avessi un karaoke sottomano non avrei dubbi su che canzone cantare. Insieme a qualche classico di Baglioni. S’intende.

Penso a delusioni, a grandi imprese, a una thailandese.
Ma l’impresa eccezionale dammi retta è essere normale.

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Anche noto come Coso. Classe 1981, attualmente in vita. Nasce brutto e povero e non potendosi permettere di cambiare vita chirurgicamente è costretto a vendere il suo corpo al giornalismo, ma nessuno se lo compra. Casca, si rialza, non se rompe. È tipo il pongo. Scrive cose, fa lavatrici.

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