Roma-Manchester City: che sarà sarà

di
roma-manchester city
@telegraph.co.uk

O dentro.
O fuori.
E quando c’è il 50% di possibilità di stare dalla parte giusta non so se si chiama Murphy, Karma, fato, Dio, dio del Calcio, Visnù, ma da ‘ste parti si finisce sempre nella metà sbagliata.
Tipo un reality dove non vince mai la persona per cui hai televotato.
Sì, ho usato il verbo televotare. Me ne vergognerò poi.

Non hai l’X factor.
Togliti il grembiule.
Devi abbandonare la casa.
Carte!
Per me è no.
Sei fuori.
Per te Sanremo finisce qui.
Il naufrago che deve abbandonare l’isola sei tu.
Per te Miss Italia non continua.
Lascia la cucina.
Mi spiace, non farai parte del serale.

Roma-Manchester City: storia di una vita

Che a 33 anni io ancora non so parlare di cose serie senza ricorrere a metafore calcistiche. È più forte di me.
Ma l’ultimo anno della mia vita è stato molto romanista. È stato molto Roma–Manchester City.

Ci ho pensato stasera al secondo gol, quando come un flashmob ben pianificato tantissima gente si è alzata all’unisono e ha preso le scale per uscire; così di fretta che sembravano quegli invasati di cui senti parlare durante l’inaugurazione di un Trony, che corrono sulle scale mobili per accaparrarsi un iPhone a 100 euro.

Ci ho pensato all’inizio di Che sarà sarà. Un coro che per noi significa tanto. Forse tutto. Significa che finisce una parte. Ma il tutto continua. E continua insieme. E lo pensavo applicato pure alla mia vita.

Che Flavio, Lorenzo e Alessandro sono fratelli e sono la mia linea difensiva, i miei ultimi uomini; e con loro in campo non ho paura di nulla.
Che Luana e Vanessa hanno sempre continuato a vedere tra le macerie una squadra da scudetto e hanno continuato a ripetermelo pure quando io non ci credevo più.
Che di solito a gennaio, nel mercato di riparazione, arrivano giocatori di transito, pezze d’appoggio e non fuoriclasse. Invece Eugenia una partita alla volta è diventata titolare inamovibile e m’ha cambiato il corso della stagione.
Che se oggi la mia vita fosse un coro sarebbe quello che ha intonato la Sud dopo lo 0-2.
Che sarà sarà, ovunque ti seguirem, ovunque ti sosterrem, che sarà sarà.
Che se oggi la mia vita fosse una partita sarebbe Roma-Manchester City, dicevo.
Ci provi, te la giochi, perdi, ma hai ancora una chance.
Metafore calcistiche o no, affrontiamo questa Europa League. Proviamo a vincere qualcosa. Ce lo meritiamo. Perché se caschi ti rialzi pure. L’ho testato sulla mia pelle. Si sopravvive e si diventa più forti. Perché le cose facili a noi non so’ mai piaciute e mai ci piaceranno.
Roma non è stata costruita in un giorno.
Figuratevi la squadra di calcio della Capitale.
Ai tempi della metro C.

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Anche noto come Coso. Classe 1981, attualmente in vita. Nasce brutto e povero e non potendosi permettere di cambiare vita chirurgicamente è costretto a vendere il suo corpo al giornalismo, ma nessuno se lo compra. Casca, si rialza, non se rompe. È tipo il pongo. Scrive cose, fa lavatrici.

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