Roma 1984, un’avventura straordinaria

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roma 1984 Trenta maggio 1984: il grande sogno va in pezzi. La crudele “lotteria dei rigori” condanna la Roma 1984. Gli inglesi del Liverpool festeggiano il loro quarto trionfo europeo. I giallorossi piangono di rabbia. Un finale beffardo, amaro, di colpo la “bella favola” finisce.

Questo è l’epilogo di un’avventura straordinaria, durata nove mesi, alla quale per buona parte ho avuto la fortuna – o sfortuna – di assistere personalmente dai gradoni dello stadio Olimpico. è La Roma allenata da Nils Liedholm. Con la fantasia di Bruno Conti, la potenza di Pruzzo, la classe di Falcao e Di Bartolomei, ha da poco conquistato il secondo scudetto della sua storia, siamo nel 1983.

La stagione seguente è ammessa a partecipare alla Coppa Dei Campioni, la più importante competizione calcistica europea. Scherzo del destino: la finale si giocherà a Roma. Questa sofferta cavalcata alla conquista della Coppa parte da un giorno di Luglio da Ginevra, sede del sorteggio. Prima pallina, primo nome: AS Roma. A quel punto, da regolamento, è inevitabile l’accoppiamento con una testa di serie: il Goteborg.

I sedicesimi di finale, nonostante i timori della vigilia che indicano gli svedesi come un avversario ostico, vengono superati quasi in scioltezza grazie alla prestazione della partita in casa: i gol di Vincenzi, Bruno Conti e Cerezo offrono grandi garanzie per il passaggio del turno che avviene nonostante un’insignificante sconfitta per due a uno nella gara di ritorno. Dopo la missione svedese, la Roma si rimette in viaggio per Sofia dove l’attende la temibile formazione bulgara. Grazie alle reti di Falcao nel match di andata e di Graziani in quello di ritorno, la squadra giallorossa si qualifica agevolmente per i quarti di finale. roma 1984

Dall’urna svizzera dei sorteggi salta fuori la Dinamo Berlino, altra compagine insidiosa. Nella prima gara i berlinesi sono di scena all’Olimpico. Come già accaduto col Goteborg, gli uomini di Liedholm sfornano una prestazione eccellente vincendo per tre a zero e mettendo una seria ipoteca al passaggio alle semifinali. Cosa che accade nonostante una sconfitta in terra tedesca per due a uno. Quando dall’accoppiamento delle semifinali esce il nome degli scozzesi del Dundee United, molti tifosi vanno già a prenotarsi per la finale.

Liedholm si arrabbia e cerca di mantenere alta la concentrazione prima della gara di andata in Scozia. Puntualmente avviene ciò che aveva temuto: il Dundee è compagine agguerrita, al pari del suo odioso allenatore McLean, e riesce ad aggiudicarsi il match per due a zero. Il sogno sembra finito. In segno di trionfo, dagli altoparlanti dello stadio escono le note di “Arrivederci Roma”: per fortuna non è un “addio”. Nei giorni di attesa tra le due partite l’ambiente giallorosso si carica, memore anche degli insulti ricevuti dal tecnico scozzese.

L’Olimpico è una bolgia, per la prima volta la Roma deve recuperare. Con una prestazione maiuscola, una doppietta di Pruzzo ed un rigore di Di Bartolomei trascinano i capitolini verso quella finale tanto sognata. Contro il Liverpool. Arrivati a questo punto avrei voluto celebrare un trionfo. Sono costretto a raccontare una beffa, la più crudele.Dopo 120 minuti terminati sull’uno a uno, grazie ad un gran colpo di testa di Pruzzo utile a pareggiare la rete inglese di Neal, gli errori dal dischetto di Conti e Graziani condannano la Roma alla sconfitta.

A loro due per primi, e a tutta la squadra poi, è stato dedicato il “grazie lo stesso” da parte del pubblico dello stadio di fede romanista. A quasi trenta anni di distanza ancora viene ricordato quel coro. Grazie lo stesso. Immagini| gq italia e laroma.blog.tiscali.it

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Agente sportivo, ho trascorso l’infanzia sui gradoni dello stadio Olimpico di Roma. Ora mi diletto, con scarsi risultati , a raccontare le vicende sportive della Magica Roma.

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