RIOT: Civil Unrest, fare la rivoluzione da dietro uno schermo

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RIOT Civil Unrest

Tanti sono i giochi presentati all’E3, ma oltre ai grandi titoli visti vorrei segnalare un videogame ancora in fase di sviluppo: RIOT: Civil Unrest.

Da un team tutto italiano capitanato da Leonard Menchiari, RIOT è un simulatore di alcune rivolte realmente accadute negli ultimi anni, che hanno attratto notevolmente l’attenzione dei media. Alcuni esempi sono i NO Tav in Italia, gli Indignados in Spagna o la guerriglia urbana a Keratea, Grecia.

Chissà se svilupperanno lo scontro tra polizia e Black Bloc a Milano per il No-Expo Mayday?

riot-civil-unrestTuttavia è un gioco ancora in via di completamento, e pertanto non si ha ancora una data sicura di uscita. Per ora l’unica speranza è una probabile demo a novembre, per mobile e PC, a detta del sito ufficiale.

Graficamente RIOT si presenta come un pixel-art, stile retro in 2D, anche se l’ambientazione è in 3D. Di scenario in scenario cambieranno gli elementi caratteristici, come lo sfondo, i vestiti dei rivoltosi e persino le uniformi dei poliziotti.

RIOT-Civil-UnrestSecondo il sottoscritto il gioco ha delle potenzialità: cosa si prova ad essere in mezzo ad un tumulto? Da che parte schierarsi per giocare, polizia o rivoltosi? RIOT riesce ad esprimere le storie di questi conflitti, ad informarne i giocatori. Non ti racconta la rivolta in Ucraina, te la fa vivere!

Come funziona RIOT? Come ognuno di noi ha una propria personalità, il comportamento del singolo individuo all’interno della folla inferocita è totalmente imprevedibile: ci sarà il rivoltoso che aggredisce per primo, quello che scappa, quello che provoca, quello che è lì senza sapere perché, Basta Che Ci Sia Bordello. La folla (o lo schieramento) non si sposterà come un unico blocco, per quanto il giocatore le darà indicazioni di movimento: ogni piccolo incontro tra i personaggi è ben studiato, di modo da rendere il tutto il più realistico possibile.

RIOT-Civil-UnrestIl titolo promette bene: l’idea di dover prevedere e gestire i movimenti di una folla, di adeguarsi e trovare soluzioni adatte (pacifiche o meno) ad ogni possibile situazione si pari davanti dà un senso di complessità al gioco che lo rende molto imprevedibile. In RIOT non ci sono vincitori né vinti, solo pareri ed opinioni contrastanti. Animati da un bel po’ di cazzotti.

Insomma, consiglierei RIOT a tutti gli aspiranti sociologi che vogliono testare le proprie competenze, ma anche a qualunque videogiocatore che si interessa al mondo in cui vive, e non solo a quello di Super Mario o Minecraft!

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Anche se il mio nick lo suggerisce, non sono implicato in nessuna vicenda oculistica. Cresciuto col Game Boy e la musica a 8-bit nelle orecchie, frequento un aspro corso di Ingegneria. Tuttavia mi piace trovare il tempo per giocare a qualcosa di nuovo, e raccontarvelo attraverso il filtro della mia lente.

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