Retorica dell’immigrazione in Italia: la costruzione mediatica dello straniero

di

retorica dell'immigrazione in italiaLa retorica dell’immigrazione in Italia fa sì che dalle nostri parti questa, prima ancora che un fenomeno, sia un discorso socio-politico. Essa risponde cioè a spinte che in molti casi hanno poco a che vedere con la sua storia e le sue reali dinamiche: proprio per il suo enorme potenziale etico ed ideologico diventa facilmente, di volta in volta, lo spauracchio agitato dai gestori dell’ordine pubblico, il tema su cui giocare i rapporti di forza in Europa o la moneta del consenso elettorale: è sorprendente come un fenomeno di così grande portata, cruciale per comprendere la contemporaneità, strutturale all’economia dei nostri Paesi e alla costruzione politica europea venga trattato ancora in modo così fortemente emotivo.

La presenza di stranieri alle frontiere, sulle coste, dentro le città mette in discussione il nostro sistema di riferimento, perturba l’ordine costituito, ne intacca la mitologica perfezione confezionata con tanta cura nel corso dei secoli. Eppure, per capire chi siamo e a cosa apparteniamo, abbiamo bisogno di qualcuno a cui contrapporci: l’altro segna sì il limite del nostro sé, ma ci rende anche capaci di definirci, seppur per differenza.

Retorica dell’immigrazione in Italia: fra emergenze, sbarchi e invasioni

In Italia l’accento cade quasi esclusivamente sull’immigrazione, pur essendo questa solo il momento finale, quello che noi recepiamo, di un progetto migratorio ben più articolato. Da parte di certa politica, se ne parla in modi che non di rado sconfinano nel razzismo, come già segnalato nel 2012 da un rapporto della Commissione Europea contro il razzismo e l’intolleranza. Ma la costruzione linguistica dell’immigrazione parla anche un linguaggio più sottile ed accattivante, ben più capace di generare e sedimentare luoghi comuni.

La retorica dell’immigrazione in Italia fa sì che questa sia percepita non come un fatto sociale ma come un problema, che l’Italia “non può e non deve affrontare da sola”: questo il mantra degli ultimi mesi e in particolare in seguito al naufragio del 3 ottobre 2013 vicino a Lampedusa, quando 366 migranti persero la vita.

Una parola chiave della retorica dell’immigrazione in Italia è emergenza, termine molto duttile, dall’effetto psicologico praticamente inesauribile: fa percepire l’immigrazione come problema anziché come dato storico e geo-politico e, soprattutto, giustifica il ricorso ad eventuali deroghe legislative per la sua gestione.

Ad essa è strettamente collegata una seconda parola, molto gettonata nella retorica dell’immigrazione in Italia: sbarco. Come se i migranti non fossero mai arrivati in altri modi se non via mare. Il martellamento mediatico sugli sbarchi continua ininterrotto almeno dagli anni novanta (allora a sbarcare erano gli albanesi) e costruisce la percezione che l’Italia sia un paese dai confini più vulnerabili di altri, per questo bisognoso di maggiori controlli alle frontiere.

Già all’epoca dei primi arrivi la retorica dello sbarco ha costruito un’idea di immigrazione che ha come via principale il mare e come bacini di provenienza soprattutto il Nord Africa e l’Albania, mentre di fatto la maggioranza degli ingressi avveniva via terra attraverso i confini dell’Europa orientale; anche oggi moltissimi immigrati di origine pakistana, bangladese, srilankese e cinese arrivano da noi semplicemente in aereo.

La retorica dell’immigrazione in Italia legata agli sbarchi funziona benissimo soprattutto se sviluppata per immagini, e può contare, sulla sempre maggiore disponibilità di documenti foto e video condivisi in tempo quasi reale. In un paio di casi abbiamo potuto vedere persino i fotogrammi dei naufragi, come nel caso dei due ragazzi morti abbracciati in fondo al mare. Tutte queste visioni per un attimo riescono anche ad intenerirci o, quando va bene, ad indignarci: ma è solo un attimo, perché l’effetto più duraturo dell’esposizione ripetuta a queste scene è piuttosto quello di sedimentare in noi l’idea dell’invasione.

Invasione: altro termine chiave della retorica dell’immigrazione in Italia. Si tratta di una parola quasi bellica, generatrice di forte allarmismo sociale: l’insistenza sullo sbarco alimenta la psicosi di un assalto disordinato e ingestibile, se non addirittura della conquista al contrario. Essa risveglia angosce quasi ancestrali, legate ad epoche in cui le coste del Mediterraneo erano teatro di continue razzie e colonizzazioni, e rende difficile anche solo concepire la possibilità che si instaurino modalità regolari di immigrazione o l’apertura di corridoi umanitari monitorati.

L’ultima trovata nella retorica dell’immigrazione in Italia è quella dell’emergenza sanitaria: i migranti sarebbero portatori di morbi ingestibili: virus esotici, epidemie di ebola, vaiolo, malaria, scabbia e chi più ne ha più ne metta. Prontamente i medici smentiscono e ridimensionano, verrebbe da dire: “Pensavo fosse vaiolo, e invece era razzismo”.

Retorica dell’immigrazione in Italia: di stranieri, clandestini e reati

Il modo in cui i media trattano gli stranieri coinvolti in qualunque tipo di reato è un’altra importante arma della retorica dell’immigrazione in Italia: quando a compiere un’azione deprecabile è uno straniero egli viene etichettato tramite il ricorso alla nazionalità, che lo riduce ad “un marocchino”, “un rumeno”, “un ghanese”. L’effetto? Creare un’associazione deterministica fra appartenenza etnica e violazione della legge. Effetto che raddoppia se l’autore del reato è etichettato anche come “clandestino”.

Questo termine rappresenta un vero e proprio caso a sé nella retorica dell’immigrazione in Italia. L’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali) ha segnalato la costruzione di specifici linguaggi dell’esclusione e della discriminazione, di cui una delle parole fondamentali è proprio clandestino: questa parola ha subito, negli ultimi anni, una cristallizzazione ontologica e giuridica, che ne ha oscurato l’origine ideologica.

Il rapporto EMN sui cittadini stranieri in condizioni di irregolarità in Italia, però, non solo segnala una diminuzione quantitativa dei cosiddetti “clandestini” sul nostro territorio nel corso degli ultimi anni, ma fa anche presente che l’immigrazione irregolare in Italia, pur essendo un fenomeno consistente, viene “per lo più enfatizzata oltre le sue effettive dimensioni”, mentre non la si tiene abbastanza in considerazione in quanto “fenomeno complesso (perché coinvolge l’Italia e i Paesi di origine), in parte inevitabile (perché il mondo è caratterizzato da diversi stadi di sviluppo che alimentano strutturalmente la pressione migratoria)”.

Retorica dell’immigrazione in Italia: l’insidioso inganno di numeri e parole

Altra modalità retorica molto d’impatto è l’utilizzo dei numeri: i grandi numeri, soprattutto le percentuali altisonanti, sono quelli che vanno per la maggiore. Lo scorso 15 maggio, ad esempio, basandosi su quanto segnalato dall’agenzia Frontex praticamente tutti i quotidiani tuonavano un + 823% negli arrivi dei migranti nei primi quattro mesi dell’anno rispetto allo stesso periodo del 2013. Questo dato veniva presentato come assoluto, senza adeguata contestualizzazione storica o geo-politica.

Siamo davvero invasi da flotte di migranti pronti a sopraffarci? Nel 2013 gli stranieri presenti in Italia erano stimati in circa 5 milioni. I dati ISTAT a gennaio 2014 hanno rivelato che la crisi sta facendo diminuire gli ingressi ed aumentare invece l’emigrazione, sia degli stranieri che degli italiani stessi. Già nel 2008 il barometro sulle migrazioni globali dell’Economist assegnava all’Italia un indice di attrazione che la situa al 17° posto e un indice di accessibilità che la colloca al 29° posto su 61 Paesi, mentre restiamo al 2° posto (dopo il Giappone) per bisogno di immigrazione (causa l’invecchiamento della nostra popolazione). L’Italia inoltre non è meta finale, ma via di transito dei migranti diretti altrove (soprattutto Germania e Nord Europa).

Ci sono, comunque, anche le parole che danno sicurezza: sapere che c’è qualcuno che si occuperà di “identificazione, “respingimento” o “espulsione” degli immigrati fa dormire più tranquilli.

E ci sono, infine, nella retorica dell’immigrazione in Italia anche termini apparentemente positivi ma che rischiano di generare gli ennesimi meccanismi di raccolta del consenso, come integrazione, concetto con il quale si vorrebbe forse pensare ad un reale incontro culturale mentre il più delle volte si intende, di fatto, adattamento e assimilazione dell’altro.

Anche la retorica dell’accoglienza non è meno insidiosa: trattando l’accesso nel territorio italiano come una gentile concessione fatta ai migranti, essa si rivela nient’altro che il frutto di un facile buonismo che poco spazio lascia al reale confronto con l’altro.

Per restare informati sul fenomeno delle migrazioni:

European Migration Network – Sezione italiana (EMN)
Centro Studi e Ricerche IDOS
Fortress Europe

Immagine | Gianni Dominici

Segnala un errore

Antropologa culturale e insegnante di italiano a stranieri con una passione per l’etnografia, la glottodidattica e la narrazione. Lettrice onnivora e compulsiva, scrive col contagocce perché non ama sprecare le parole. Adora le birre artigianali e, finora, le migliori idee le sono venute andando in bicicletta.

2 Comments

  1. Credo che un grande incipit, a livello di impatto mediatico, fu l’arrivo di profughi albanesi dal mar Ionio, nei primi anni Novanta. Lo stadio di Bari gremito di albanesi, la nave strapiena come la biblica arca…ad un altro livello di lettura anche il film ”Lamerica” di Amelio (1994) si inserisce in questo topos. L’immagine collettiva, precipitata in pregiudizio, dell’epica invasione, delle ”carrette del mare” inarrestabili ecc. secondo me nasce proprio allora.
    A proposito di numeri, in linea con quanto detto bene nel post, non stupisce l’esito di un recente sondaggio Ipsos secondo il quale il numero si stranieri presenti nel territorio italiano è sovrastimato, così come, e coerentemente, è erroneamente enfatizzata la spesa pubblica a copertura dell’operazione ”Mare Nostrum”, a fronte del contributo dei lavoratori stranieri, sia in termini previdenziali che fiscali, al nostro Pil. Stupisce un pò, invece, come queste opinioni distorte siano distribuite su un pò tutti i partiti votati dagli esaminati, centro-sinistra incluso.
    http://www.stranieriinitalia.it/attualita-il_sondaggio._gli_immigrati_sono_troppi_e_l_italia_ci_perde_18984.html

  2. Sì, direi che “epico” è l’aggettivo giusto per riassumere l’effetto di questa retorica, sia linguistica che visiva. Anche il linguaggio biblico (“esodo”) e, in generale, quello idraulico (“flussi migratori”, “ondate migratorie”) contribuiscono a costruire il senso dell’invasione.

Commenta

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Ultimi

bufale sugli immigrati

Come rispondere alle bufale sugli immigrati

Ci invadono, prendono 900 euro al mese, vivono sulle nostre spalle, ospitali a casa tua. Ecco come rispondere a queste e altre cazzate che circolano sugli immigrati.
come whatsapp ha cambiato la vita

La vita dopo WhatsApp

WhatsApp è talmente pervasivo che c’è una vita prima e una vita dopo. Una vita in cui è cambiato il modo di comunicare, lavorare, esprimersi, usare il tempo.
Torna su
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: