Cos’è la governance adattativa e quali sono i legami con la resilienza? – Parte II

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Riprendiamo da dove ci eravamo lasciati nell’ultima puntata, analizzando il rapporto tra governance adattativa e sistemi resilienti.

Partiamo dalle strutture di governance (decentralizzata o centralizzata). Problemi che vengono risolti con approcci a soluzioni limitate, prettamente technologiche e top-down, come per esempio 140 anni di gestione centralizzata della siccità nel Nord del Brasile, hanno impedito la nascita d’istituzioni locali che potessero aiutare a risolvere i problemi legati all’utilizzo delle acque in modo più flessibile ed indipendente dal governo centrale. Al contrario, nel caso della Gran Bretannia, anche se la gestione costiera e le politiche di adattamento sono decentralizzate e hanno favorito interazioni verticali e la partecipazione locale, questo non si é tradotto nella connessione tra la scala dei problemi (a lungo termine e strategica) e il potere decisionale (a corto raggio e locale). Alcuni attori locali, quindi, hanno perso fiducia nel loro potere di generare cambiamento al livello piú appopriato per risolvere il problema.

Per effetti retroattivi (feedbacks), di cui si é parlato in precedenza, s’intendono gli impatti più o meno lenti che vengono innescati dopo l’introduzione di legislazioni in materia ambientale o di adattamento. Per esempio, l’introduzione di leggi che promuovono l’uso di carburanti biologici negli Stati Uniti (per esempio la combustione dell’etanolo estratto dalla canna da zucchero) hanno comportato benefici economici a corto raggio a scapito di effetti ecologici (perdita di varietá di colture, esaurimento delle falde aquifere) e perfino economici (riduzione del potenziale di utilizzo di altri combustibili biologici) a lungo termine. Sviluppare la sensibilitá verso questi effetti retroattivi ha valore solo quando gli attori locali hanno la capacitá di rispondere, cambiando la direzione dello sviluppo, e mostrando capacitá di apprendimento collettivo.

Cercando vie d’uscita alle problematiche di cui sopra, la governance adattativa viene spesso utilizzata come concetto guida per risolvere i dilemmi società-ambiente. La tabella sotto, elaborata dalla Resilience Alliance, mette a confronto la governance convenzionale alla governance adattativa in materia di sostenibilitá:

governance-adattativa

Come si puó vedere la governance convenzionale puó contribuire ad un approccio resiliente in molti modi: attraverso la partecipazione e collaborazione (dove la leadership, la fiducia tra attori ed il capitale sociale giocano ruoli fondamentali), la molteplicità di attori a diversi livelli (multi-level governance); la deliberazione (di cui fanno parte il dissenso, la mediazione e la negoziazione); la responsabilità di governo (verso le comunità locali e quella internazionale); la giustizia (intesa come distribuzione più equa dei benefici e dei rischi).

L’approccio che guida la governance adattativa, invece, aggiunge a questi aspetti i seguenti: 1) la necessità di capire le dinamiche degli ecosistemi, includendo i limiti dell’utilizzo delle risorse e creando meccanismi per la traduzione della conoscenza ecologico-ambientale all’interno dei modelli di gestione di pratiche sostenibili; 2) la promozione di istituzioni flessibili, disegnate per accomodare le differenze dei diversi sistemi socio-ecologici (ovvero né centralizzate, né decentralizzate ma interagenti a più livelli).

(continua…)

Immagine|sciclinews.com

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Veronica Olivotto (1983) è un’esperta di adattamento al cambiamento climatico presso l’Institute for Housing and Urban Development Studies (IHS) di Rotterdam. In particolare s’interessa di vulnerabilità, adattamento a livello di comunità locale, monitoraggio e valutazione di progetti di adattamento e analisi multi-criterio. In IHS Veronica è coinvolta in diverse attività d’insegnamento e training quali il corso per professionisti “Urban Management Tools for Climate Change” e il workshop di ricerca “Vulnerability, Climate change and Resilient Livelihoods”. Recentemente Veronica è stata invitata a contribuire al secondo report (atteso nel 2015) dell’ Urban Climate Change Research Network (UCCRN) e fa parte del progetto europeo TRANSIT (FP7) sull’innovazione sociale. Alcuni dei progetti più recenti di cui ha fatto parte in qualità di ricercatrice sono: “Monitoring & Evaluation Framework for Performance-based Grants for Local Resilience” (Cliente: UNCDF), “Integrating Climate Change concerns into City Development Strategies” (Cliente: UN-Habitat); “Linking Academic Education Networks on Climate Change in Africa, Asia and Europe” (Cliente: EACEA/Erasmus Mundus). In precedenza (2007-2009) Veronica ha lavorato come project assistant occupandosi di turismo sostenibile al Scottish Institute of Sustainable Technology (SISTech) presso la Heriot-Watt University di Edimburgo.

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