Renzi contro Zagrebelsky: la televisività contro il professorese

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renzi contro zagrebelsky
@lastampa.it

Il confronto ampiamente annunciato, trasmesso da La7 e moderato da un Enrico Mentana più defilato del solito, verrà ricordato per due motivi principali. Il primo è di aver mostrato un dibattito quasi sempre civile, senza urla e vuoti litigi, farcito solo di qualche frecciatina e di un paio di momenti di tensione nei quali la miccia del contrasto vero e proprio sembrava sul punto di accendersi.

Il secondo è di non aver spostato di un millimetro la propensione a votare sì o no in chi ha già preso la sua decisione.

Non è mia intenzione decretare un vincitore, fermo restando che non sono riuscito a individuarne uno e che, calcisticamente parlando, ho visto un primo tempo meglio gestito da Matteo Renzi ed una ripresa a favore di Gustavo Zagrebelsky.

È interessante sottolineare, invece, come le ragioni del sì e del no si siano nascoste dietro, rispettivamente, a slogan e statistiche da campagna elettorale e a tecnicismi e analisi minuziose da aula universitaria. Chi si aspettava un bell’elenco di pro e contro, magari da trasformare in tabella comparativa da divulgare sui social per infiammare la campagna referendaria, è rimasto purtroppo deluso da entrambe le parti in causa.

Solo qua e là, a sprazzi, tra la verve televisiva del premier e la compostezza raramente scalfita del costituzionalista, emergeva un confronto reale sul testo della modifica costituzionale e sulla sua messa in pratica. Ma erano brevi istanti, appunto, che si perdevano nel mare di chiacchiere (da una parte) e nelle sabbie mobili di frasi complesse (dall’altra) di Renzi e Zagrebelsky.

A vincere è stata, oltre alla già citata compostezza dei due sfidanti (non perfetta, ma oro colato rispetto ai salotti televisivi a cui siamo avvezzi), la incomunicabilità di due approcci diversi. Da un lato l’energia, la sicurezza di sé, la spavalderia al limite dell’irriverenza, la “televisività”, la preparazione storica e statistica spruzzata di una certa malizia, in una parola il “politichese” di Matteo Renzi. Dall’altro la pignoleria, l’analisi lenta ma minuziosa delle singole parole, la visione d’insieme della costituzione e della legge elettorale che la affiancherà e del contesto presente e futuro nel quale potrebbe essere operativa, in una parola il “professorese” di Gustavo Zagrebelsky.

L’uno poneva una questione di sostanza, l’altro passava alla forma; l’uno cercava di spiegare il tutto con un esempio, l’altro partiva dall’esempio e arrivava a tutt’altro tema; l’uno parlava all’avversario, l’altro si rivolgeva ai telespettatori.

In tutto questo, il mezzo televisivo faceva da terzo personaggio in gioco e dava un indubbio vantaggio a Matteo Renzi. Perché il campo di battaglia può determinare l’esito della battaglia stessa e il premier giocava in casa. Se anziché in TV il dibattito si fosse tenuto durante una conferenza, un seminario, con tempistiche meno restrittive ed un pubblico meno “generalizzato” probabilmente Zagrebelsky e le sue maniere avrebbero messo all’angolo Matteo Renzi in diversi passaggi. Tutto considerato, quindi, il sostanziale pareggio viene confermato.

Resta da vedere che cosa decideranno gli italiani il 4 dicembre e soprattutto sulla base di cosa lo decideranno. Votare sì solo per dire “cambiamo”, senza verificare che il cambiamento non sia un passaggio dalla padella alla brace, sarebbe altrettanto insensato che votare no solo per opporsi acriticamente al governo Renzi.

Non ci resta, nell’attesa, che affidarci ai sondaggi, senza smettere di informarci direttamente suo merito della riforma. Magari con media alternativi alla TV.

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Classe '85, divido il tempo tra la moglie e i tre figli e le più svariate passioni. Amo la lettura, la scrittura (ho pubblicato cinque romanzi) ed i videogiochi, non disprezzo fumetti, calcio, cinema e cucina. Eterno bambino, amo la vita e credo che sia troppo breve per non interessarsi a... tutto!

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