Renzi contro Tsipras: ecco perché

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renzi contro tsipras
@linikesta

Il referendum greco è servito, in Italia, a certificare i recenti passi falsi del renzismo in Europa. Il rapporto con il premier greco era partito nel migliore dei modi con la visita di febbraio, durante la quale Renzi si era impegnato a fare da cerniera fra il governo greco e la troika e a sostenere le politiche di crescita in opposizione a quelle di austerity, e con la trattativa successiva nella quale la Grecia, anche grazie, per ammissione dello stesso Tsipras, all’operato del governo Italiano, era riuscita ad ottenere una proroga quadrimestrale degli aiuti.

Tra febbraio ed oggi, invece, Renzi ha mutato del tutto il suo rapporto col governo greco accodandosi pedissequamente alle richieste tedesche, rimproverando agli ellenici la mancanza di serietà nel portare avanti le riforme strutturali richieste dall’Europa. A partire dall’ormai famoso tweet che paragonava il referendum ad un derby fra Europa e Grecia si è quindi sviluppata dai think tank renziani una battaglia volta a dipingere i Greci come spendaccioni innamorati dei propri privilegi e di converso l’Italia come discepola più attenta, affidabile e preparata della lezione tedesca, fuori, insomma dalla “linea del fuoco” riservata al popolo greco.

Un atteggiamento da primo della classe, come rilevato ieri da Gad Lerner, che non si preoccupa di denunciare il compagno sull’orlo della bocciatura pur di compiacere la maestra Merkel.

Renzi si è presentato di fronte ai greci come il compagno di classe secchione che (senza peraltro averne titolo) per distinguersi ti fa la lezioncina. Anzi, dichiara che è stufo di aiutarti. Quella falsa stupida tiritera sulle baby- pensioni greche che gli italiani non sono più disposti a pagare…

Renzi contro Tsipras: l’incubo di un modello economico alternativo

Eppure c’è forse qualcosa di più che l’allineamento tattico alla Germania nella scelta di Renzi di abbandonare il ruolo di mediatore per indossare la casacca dell’inquisitore.

Nella narrazione renziana della Grecia il paese di Tsipras viene descritto come un Paese di Statali dal posto fisso assicurato, con pensioni alte, protetti da un welfare robusto, con imprenditori non vessati da tasse e balzelli e con ampie zone protette dal prelievo dell’Iva. Che questa descrizione corrisponda o meno a verità è innegabile che quello che il renzismo propone come un privilegio intollerabile è stato per la maggior parte della nostra storia repubblicana l’obbiettivo di ogni governo oltre che il sogno di ogni cittadino.

Gli ultimi venticinque anni sono serviti, al contrario, a smontare questa impalcatura ideologica presentando come privilegio ciò che era visto come un diritto. Fra il Renzi conciliante di febbraio e quello arrogante di luglio ci sono la riforma della scuola e la questione pensioni arretrate, questioni sulle quali la propaganda rottamatrice ha insistito parecchio, non a caso presentando docenti e pensionati come privilegiati al limite del parassitismo, ovvero lo stesso trattamento riservato oggi ai Greci.

Se Tsipras dovesse riuscire nel suo impossibile intento, salvare cioè i diritti sociali ed economici dei suoi cittadini, rimanere in Europa e mantenere la fiducia del suo popolo questo significherebbe la completa smentita della retorica renziana (oltre che, per inciso, la sconfessione di quasi trent’anni di ideologia neoliberista al potere) e questo davvero Matteo non può permetterlo.

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Quest'anno ho fatto il blogger, il copywriter, il cameriere, l'indoratore, il web designer, il dottorando in storia, il carpentiere, il bibliotecario. L'anno prossimo vorrei fare l'astronauta, il rapinatore, il cardiochirurgo, l'apicoltore, il ballerino e il giocatore di poker prof.

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