Ranieri e il Leicester dei miracoli: elogio della semplicità

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Se il filosofo Francis Bacon fosse stato un appassionato di calcio, avrebbe parlato di Claudio Ranieri in questi termini: “La bellezza è come una gemma preziosa, per la quale la migliore montatura è la più semplice”.

Per intenderci: il Leicester dei miracoli, terzo in Premier ad una sola lunghezza dal City dei petrodollari e l’Arsenal dell’eterno Wenger, è il ritratto più fedele del concetto di semplicità applicato al gioco del calcio. La mente pensante dell’impresa – secondo gli esigenti inglesi, fin troppo pensante – è un lord testaccino di 64 anni, tanto fine conoscitore dello sport più amato del mondo quanto perdente per natura. Il suo nome è Claudio Ranieri. Il marchio di fabbrica nella sua riedizione british è un modulo vecchio quanto il football, il 4-4-2.

Il calcio, in fondo, ha poche semplici regole: si gioca in 11, alla fine vince la Germania, un attaccante alto è quasi sempre abile nel gioco aereo ed il 4-4-2 è una garanzia. Non di spettacolo, di solito, ma dipende dall’uso che se ne fa. Conte docet. C’è 4-4-2 e 4-4-2, d’altronde.

Attenti a quei due 

Quello di Ranieri al Leicester è scolastico: il possesso palla non esiste, contropiede al comando e due funamboli ad inventare e offendere. Uno si chiama Riyad Mahrez, ha 24 anni ed è l’ultimo prodotto della generazione d’oro del calcio algerino. L’esterno parte dalla fascia destra, si accentra, assiste bene e rifinisce ancora meglio. Se prende palla dall’out mancino, il risultato non cambia.

I numeri sono chiari: Mahrez è, dopo 12 giornate, il miglior giocatore della Premier nella combo di gol segnati (7) e assist vincenti (5). Non è velocissimo, ma dà sempre la sensazione di esserlo. Non è un trequartista puro, ma all’occorrenza può diventarlo.

Il secondo è un ex operaio di Sheffield, scopertosi fenomeno a 28 anni. Jamie Vardy è il classico attaccante moderno che ogni allenatore vorrebbe avere con sé. Veloce, affamato, abile di testa e con il pallone tra i piedi. Ranieri lo utilizza da prima punta, e i risultati si vedono: Vardy ha messo a segno 12 gol nelle prime 12 giornate e va in rete da 9 partite consecutive, con la possibilità di superare il record di Van Nistelrooy, fermo a 10. Mica male per uno che navigava nell’anonimato del dilettantismo fino a 3 anni fa.

Ma il fenomeno Vardy non finisce qui, e l’utilizzo che ne fa Hodgson in nazionale lo dimostra: l’attaccante è anche un’ala mancina fenomenale, tanto utile in ripiegamento quanto letale in zona gol. È, attualmente, il miglior attaccante del campionato per tackle riusciti (13) e passaggi chiave (15).  Attenti a quei due, insomma, e Ranieri l’ha capito bene.

L’arte della rimonta  

Il Leicester dei miracoli vive delle invenzioni di due fenomeni, supportati alla perfezione da una squadra veloce, combattiva e mai doma. Gli inglesi vincono spesso in rimonta e non perdono quasi mai (fin qui sono stati sconfitti solo dall’Arsenal), nonostante abbiano una difesa più che vulnerabile.

Il Leicester ha il terzo migliore attacco del campionato (25 reti) e allo stesso tempo la sesta peggior retroguardia, in condivisione con l’Aston Villa ultimo in classifica. 20 gol incassati sono troppi per una squadra che sogna legittimamente l’Europa. Lo United, per esempio, è indietro di un punto e ha preso 12 gol in meno.

La spiegazione, anche in questo caso, è piuttosto semplice: la cronica lentezza della coppia centrale di difesa, formata dai giganti Huth e Morgan, ha notevoli responsabilità, ma è sopratutto l’atteggiamento tattico della squadra a fare la differenza. Il possesso palla è, in molti casi, la miglior arma di difesa, ed invece il Leicester è attendista e propensa al contropiede. Le transizioni offensive sono rapide e letali, ma allo stesso tempo sporadiche; il pallino del gioco è quasi sempre in mano agli avversari.

Tuttavia, il Leicester è una squadra di leoni, capace di rimonte al limite dello straordinario. Non molla mai, un po’ come il suo condottiero.

leicester dei miracoliSi pensi per un attimo al Claudio Ranieri di un anno fa, umiliato pubblicamente dalla stampa ellenica dopo la sconfitta della sua Grecia contro le Isole Far Oer. “Ma che cazzo?“, titolavano. Un titolaccio da infimo bar dello sport, senza dubbi, ma rende bene l’idea della catastrofica esperienza di Ranieri nella terra di Omero.

E dire che le responsabilità del commissario tecnico furono relative. Il romano raccolse la difficile eredità di Fernando Santos in un momento complesso per il calcio greco, caratterizzato da una crisi economica e morale senza precedenti, un campionato interrotto a più riprese per contrastare la piaga della violenza negli stadi ed un ricambio generazionale che ha privato la nazionale dei giocatori più esperti, offrendo in cambio nuovi interpreti non all’altezza dei predecessori.

La tattica, in un quadro del genere, c’entra poco, ed entrare in sinergia con il gruppo è stato sempre più difficile. Ranieri non si è perso d’animo, ha accettato di buon grado il frettoloso esonero ed è tornato sui banchi di “scuola”. Da maestro ad alunno per ritrasformarsi nel maestro di una volta: l’umiltà di un uomo semplice si vede anche in scelte del genere.

Ranieri, in attesa di una nuova sfida, è volato in Germania, ha seguito da vicino gli allenamenti del Bayer Leverkusen di Schmidt e ha preso appunti sul calcio tedesco, fino a tornare primattore. Nel Leicester di oggi e nelle sue rapidissime volate offensive, c’è molto della scuola tedesca d’ultima generazione.

Il resto è semplicità e accademia. Ranieri l’italiano attacca come un tedesco e sorride nella terra d’Albione. Alla faccia di Mourinho, il suo arcinemico. Alla faccia di chi l’aveva etichettato come bollito. Alla faccia di chi non ha capito nulla di un 4-4-2 e delle esperienze di vita che si porta dietro.

A Francis Bacon, per esempio, sarebbe piaciuto tantissimo il 4-4-2 di Ranieri. Eccome se gli sarebbe piaciuto.

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Guspinese. Cagliaritano. Sardo. Italiano. Europeo. Cittadino del mondo. Ventisei anni. Figlio. Fratello. Coinquilino. Blogger. Scrittore. Laureando in Lettere. Cinema. Serie Tv. Politica italiana. Politica estera. Calcio. Ciclismo. Barba. Sigarette. Il buon vino. Gianni Brera. La buona birra. Amo le virgole quanto i punti.

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